Idee di investimento – Azioni – 7 ottobre 2019

di Redazione

Le banche centrali dovrebbero garantire un buon supporto alle Borse per i prossimi 2-3 mesi, ma la gestione attiva e la selezione faranno la vera differenza. Opportunità nel Regno Unito e nei mercati emergenti

PROSSIMI 2/3 MESI FAVOREVOLI ALLE BORSE

La validità delle politiche monetarie espansive messe in campo dalle principali banche centrali, combinata con una certa attenuazione delle dispute commerciali sul fronte Cina-Usa e con il probabile varo di politiche fiscali pro cicliche, dovrebbe rafforzare il quadro di crescita e, a cascata, determinare influssi positivi sui mercati. Sono queste, illustrate con dovizia di particolari nell’articolo Mercati, azionario leggermente favorito in attesa degli stimoli fiscali, le conclusioni a cui giunge il team investimenti di Pramerica SGR analizzando la situazione attuale. La fotografia del momento macroeconomico induce il team investimenti di Pramerica SGR ad assumere specifiche posizioni sui mercati finanziari. In ambito azionario, per esempio, l’ipotesi più probabile per i prossimi 2/3 mesi è un andamento tendenzialmente laterale, inclinato leggermente al rialzo rispetto ai valori visti negli ultimi tre mesi grazie agli stimoli delle banche centrali e alla potenziale adozione di misure fiscali espansive. “Resta il fatto che nell’attuale fase del ciclo e in questo specifico contesto, lo scenario centrale resta sostanzialmente immutato, dal momento che né le politiche monetarie né quelle fiscali risultano in grado di cambiare la direzione della crescita economica, né in senso positivo né in senso negativo”, tiene tuttavia a precisare il team.

FONDAMENTALI LE DECISIONI DI ASSET ALLOCATION ATTIVA

Anche per questo, entrando nel quarto e ultimo trimestre del 2019, è necessario che gli investitori adottino un approccio più sensibile al rischio, alla luce del comportamento tenuto dalle diverse asset class finanziarie tra luglio e settembre. Da metà anno, infatti, si è potuta sperimentare un’alternanza dei rendimenti tra le performance positive registrate di volta in volta o dalle asset class più rischiose e quindi più volatili come azioni, obbligazioni high yield, mercati emergenti e metalli di base, oppure dagli strumenti considerati sicuri o difensivi come i titoli di Stato, i corporate bond investment grade e l’oro. In pratica une vera e propria alternanza tra propensione al rischio (risk on) e avversione (risk off). “Proprio questa alternanza tra fasi di propensione e di avversione al rischio in concomitanza dei dati economici deboli, in particolare nell’area euro, ci induce ad assumere un atteggiamento piuttosto cauto nelle scelte di portafoglio. In quest’ottica le decisioni di asset allocation attiva risultano in questa fase più importanti che mai alla luce della crescente differenziazione a livello di rendimenti”, dichiara nell’articolo Rimanere in equilibrio sull’altalena del rischio Stefan Rondorf, senior investment strategist, global economics &strategy di Allianz Global Investors.

EMERGENTI TRA RISCHI E OPPORTUNITÀ

Decisioni di asset allocation che, come spiega nell’articolo Investimenti, strategie chiare costruite intorno al cliente Paola Pallotta, managing director di Capital Group, devono concentrarsi sulle esigenze del cliente proponendo soluzioni semplici ma efficienti. E un’esigenza che non tramonta mai è quella di avere un rendimento aggiuntivo, che sia per integrare lo stipendio o la pensione oppure per finanziare gli studi dei figli. Secondo l’esperta un’area dove è possibile pescare opportunità è quella dei Paesi in via di sviluppo. E quando si parla di mercati emergenti Capital Group – che nel 1986 ha lanciato per conto della Banca Mondiale il primo fondo azionario sui mercati emergenti – è una voce da ascoltare. “Secondo noi ora gli emergenti sono estremamente interessanti, anche grazie ai miglioramenti su governance e trasparenza che le aziende stanno perseguendo”, sottolinea Pallotta. La soluzione di Capital Group in questo ambito si chiama New World Fund, che si differenzia per il focus dei gestori non sulla domiciliazione delle aziende ma sulla provenienza dei ricavi. Un esempio pratico che si inserisce anche nel dibattito attivo/passivo: “Investire sul settore farmaceutico dei mercati emergenti è un’ottima idea, ma se si sceglie uno strumento passivo si rischia di comprare aziende costose, con scarsi margini di crescita e soprattutto si aumenta la concentrazione dell’investimento. Molto meglio guardare ad aziende i cui ricavi arrivano dagli Emergenti, ma non sono necessariamente situate in quell’area”, specifica Pallotta.

LE AZIENDE UK NEL MIRINO DEI PRIVATE EQUITY

Un’altra area dove si annidano opportunità è quella segnalata da Sue Noffke, head of UK equities di Schroders, nell’articolo Brexit, opportunità al di là delle incertezze: l’azionario del Regno Unito. Le valutazioni ora potrebbero non essere più così depresse, dato che i mercati globali si sono mossi al rialzo nel 2019, dopo che le azioni delle banche centrali si sono dimostrate di supporto. L’esperta fa comunque notare come “negli ultimi tre mesi siano state presentate diverse offerte di private equity, alcune delle quali per aziende focalizzate sul mercato domestico. Dopo la fuga degli investitori, questi acquirenti hanno sfruttato le relative opportunità delle azioni britanniche a livello di valutazioni, la debolezza della sterlina e il finanziamento del debito a basso costo pronto per l’uso”. Tra le società target ci sono gli operatori di pub britannici Greene King ed EI Group, nonché BCA Marketplace, che possiede il portale WeBuyAnyCar.com. Il rendimento dell’equity britannico, sottolinea l’esperta, è stato più elevato rispetto a quello dell’azionario globale soltanto nel corso della recessione del 1991 e nel picco della bolla di tecnologia, media e telecomunicazioni (TMT). “In termini assoluti, il mercato azionario britannico al momento ha rendimenti attorno al 4,8% (MSCI UK Index, 30/08/2019). Un risultato molto positivo rispetto al rendimento medio degli ultimi 30 anni, attorno al 3,5%. Si tratta – aggiunge Noffke – di un dato particolarmente attraente se si considera che i tassi di interesse a livello globale e i rendimenti obbligazionari sembrano destinati a restare più bassi più a lungo”. Perché questi rendimenti possano tornare alla loro media di lungo termine, è necessario che il mercato salga o che arrivino notizie negative e che le società taglino le spese.

Anton Shulgin / iStock / Getty Images Plus


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