Gestione attiva, l’insidia è (quasi) sempre nel timing di vendita

di Redazione

Non basta saper scegliere le azioni da comprare: il vero tallone d’Achille dei gestori, secondo uno studio appena pubblicato, è sapere quando (e cosa) vendere

I money manager inclini alla gestione attiva hanno dovuto sopportare la giusta dose di critiche negli ultimi anni, e per una buona ragione. Messi a confronto con gli indici S&P Dow Jones, un’elevata percentuale di fondi azionari a gestione attiva non è riuscita a sovraperformare i loro benchmark su archi di tempo di cinque, dieci e quindici anni.

UNA NUOVA RICERCA

Tuttavia, secondo una nuova ricerca pubblicata da Klakow Akepanidtaworn, della Booth School of Business, da Alex Imas, professore Behavioral Economics di Carnegie Mellon, e da Lawrence Schmidt, professore di Finanza al MIT, gran parte di questa sottoperformance può essere giustificata da una sorprendente lacuna comune ai gestori professionali: l’incapacità di vendere in modo abile le azioni. In altre parole, secondo i ricercatori, “mentre i professionisti mostrano una chiara competenza nell’acquisto in Borsa, le loro decisioni di vendita evidenziano lacune determinando performance sostanzialmente deludenti”.

DECISIONI DI VENDITA POCO EFFICACI

I dati dello studio mostrano che gli investitori professionali sovraperformano i loro benchmark quando sono in grado di isolare le proprie decisioni sulle azioni su cui puntare e quando acquistarle, sia in termini di rendimenti lordi e sia in base al rischio. Ma, in termini di vendita, le performance non sono altrettanto soddisfacenti. Lo studio ha rilevato che “le decisioni di vendita non solo non riescono a battere una strategia senza competenze di vendita di un altro bene scelto a caso dal portafoglio, ma producono sottoperformance di importi sostanziali”. I gestori attivi di portafoglio rinunciano infatti, in media, tra 50 e 100 punti base (ovvero tra mezzo punto percentuale e un punto) su un orizzonte di 1 anno rispetto a una strategia di vendita casuale senza competenze professionali.

ANALIZZATI 783 GESTORI DAL 2000 AL 2016

La ricerca è stata condotta in collaborazione con Rick Di Mascio, CEO della società di analisi dei dati finanziari Inalytics, e ha utilizzato dati anonimi, monitorando le abitudini quotidiane di acquisto e vendita di 783 stock picker (investitori professionali che adottano la gestione attiva nella selezione dei titoli azionari), tra il 2000 e il 2016. I risultati emersi dalla ricerca vanno tenuti bene a mente. Infatti gli investitori azionari dallo scorso settembre si stanno confrontando con un nuovo regime di volatilità del mercato azionario, che alterna vertiginosi crolli (come quello sperimentato nel quarto trimestre 2018) e robusti rally rialzisti (nel primo trimestre di quest’anno) che mettono alla prova la freddezza nelle decisioni di portafoglio anche degli operatori più navigati.

Idee di investimento – Azioni – 27 maggio 2019

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PERCHÉ I GESTORI SBAGLIANO

Ma perché i gestori attivi professionali, che hanno una comprovata esperienza di selezione nell’acquisto dei titoli quotati in Borsa, non riescono a fare altrettanto bene nella vendita?
Secondo i ricercatori, i gestori di fondi a gestione attiva non mettono lo stesso meticoloso lavoro di approfondimento che adottano quando acquistano un titolo. “Considerano il loro lavoro principale essenzialmente come la scoperta della prossima grande idea di investimento, mentre sembrano trascurare la vendita di azioni che, invece, è anch’esso richiede un esercizio di raccolta di dati e informazioni” ha dichiarato a MarketWatch Lawrence Schmidt.

UN PROBLEMA COMUNE

Altrettanto interessanti le considerazioni illustrate da Rick Di Mascio, che ha trascorso decenni come gestore di portafoglio presso il British Coal Pension Fund e Goldman Sachs Asset Management. “Dalla mia esperienza personale, sapevo di essere assolutamente pessimista nel prendere decisioni di vendita, ovvero non altrettanto convinto come nella fase di acquisto. Sapevo che era vero per me, e sospettavo che lo fosse anche per gli altri. Ora, grazie a questa ricerca, possiamo constatare che è un problema diffuso”.

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LE BUONE NOTIZIE

Quando i money manager a gestione attiva si impegnano a prendere decisioni di vendita basate su un’attenta ricerca, possono superare i risultati delle strategie casuali, come evidenziato dai risultati ottenuti da decisioni di vendita in corrispondenza del rilascio di informazioni rilevanti, come gli annunci di maggiori margini o profitti o la riduzione dell’indebitamento netto. Quando le azioni vengono vendute utilizzando tali informazioni aggiornate e pertinenti, i gestori ottengono performance altrettanto soddisfacenti di quando effettuano una buona selezione in acquisto.

PointImages / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
29 Maggio 2019
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