Attese & Mercati – Settimana dal 6 gennaio 2020

di Redazione

Nel mare del debito globale che rende meno di zero qualcosa si muove, e il Bund a 15 anni si affaccia in territorio positivo. Intanto Moody’s sferra un uno-due ad Atlantia e sprofonda il rating in territorio junk, con qualche problema anche per le banche. Uber e Tesla sono i brutti anatroccoli destinati a diventare cigni nei Ruggenti Anni 20?

QUALCOSA COMINCIA A MUOVERSI NEL MARE DEL DEBITO A TASSI SOTTOZERO

Non c’è solo il petrolio che bolle nel pentolone del Golfo. Anche nello sterminato mare del debito globale forse qualcosa si sta cominciando a muovere sul fronte dei rendimenti. La montagna di debito globale, prevalentemente governativo, che rende meno di zero, è scesa dal picco di 17mila miliardi di dollari toccato quest’estate sull’onda emotiva del rischio recessione, erroneamente segnalato da una curva dei tassi Usa invertita per qualche giorno, a poco più di 12.000 mld a fine 2019. Tra fine anno vecchio e inizio di quello nuovo il Bund, il titolo a 10 anni del Tesoro tedesco, ha toccata i massimi degli ultimi 7 mesi, pur restando negative, mentre quello a 15-anni si è affacciato sopra lo zero, anche se per poco.Intanto la curva dei tassi americana, che ad agosto aveva fatto gridare al lupo della recessione, è tornata decisamente ripida. Piano il mercato si sta alleggerendo dei bond che invece di rendere costano, e nuove occasioni potrebbero arrivare in settimana con i dati dell’inflazione nell’Eurozona e quelli sull’occupazione di dicembre in America, nel caso dovessero battere le attese. Ma il percorso verso rendimenti positivi è appunto di montagna, e ci vorrà tempo.

UNO-DUE DI MOODY’S AD ATLANTIA, IL RATING AVANZA IN TERRITORIO JUNK, PROBLEMA PER LE BANCHE

Nuovo colpo assestato da Moody’s in un mese ad Atlantia, la holding dei gestori autostradali e aeroportuali del gruppo Benetton, finita nel mirino del governo italiano che vorrebbe revocare senza indennizzo le concessioni. Il 3 dicembre l’agenzia di rating americana aveva già degradato il debito di Atlantia dallo status di investment grade a quello junk, passando da Baa3 a Ba1con outlook negativo. Ora è arrivata la seconda botta che fa arretrare il merito di credito di Atlantia ulteriormente in territorio junk con il rating ridotto a Ba2 e mantenendo la società sotto osservazione per possibili ulteriori downgrade. Tagli analoghi con sfumature diverse per le controllate Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma. Il problema non è solo di Altantia, ma della folta pattuglia di banche italiane e internazionali che l’hanno finanziata sia con crediti che con equity nella scalata ad Abertis, costata 17 miliardi di cui ben 10 arrivati dal sistema del credito. Tra i prestatori italiani, che ora devono fare i conti con il doppio downgrade dell’asset costituito dal credito, spiccano tutti i grandi nomi, da Intesa a Unicredit a Ubi, Banco Bpm e Bper, secondo quanto riportato dalla stampa italiana.

TESLA E UBER, DAL RISCHIO DISASTRO ALLA RISCOSSA NEL 2020?

Due nomi simbolo sia delle prospettive che potrebbero aprirsi per investitori e mercati nei ‘Ruggenti anni 20’ in arrivo, sia di possibili disastri di iniziative troppo ambiziose che hanno messo sul tavolo troppi miliardi di dollari come se si giocasse al casinò. Cominciamo dalla casa del visionario Elon Musk, che ha aperto il 2020 in bellezza battendo le attese sulle consegne di auto balzate del 50% nel 2019. Il titolo, che aveva perso quasi la metà del suo valore nei primi mesi del 2019 è poi rimbalzato del 140% a una capitalizzazione di oltre 80 miliardi di dollari, più del 50% superiore a quella di General Motors. Ora punta sulla Cina con l’apertura di un impianto a Shanghai e si prepara al lancio del Model Y dopo il Model 3. Uber invece ha vissuto mesi molto difficili dopo l’Ipo di metà anno con il prezzo sprofondato fino a $25 da $45 iniziali e i grandi azionisti che hanno venduto azioni per miliardi non appena liberati dal lock-up. A Wall Street viaggia sopra 31 dollari, con un recupero di oltre il 20% in poche settimane, mentre annuncia l’acquisizione per 3,1 miliardi di dollari di Careem, il suo equivalente nei servizi di mobilità e fintechnell’area del Grande Medio Oriente, che va dal Pakistan all’Egitto con propaggini fino al Marocco. La società basata a Dubai allarga di centinaia di milioni di utenti il mercato di Uber. Nonostante la performance a dir poco deludente dopo l’Ipo, Uber continua a piacere agli analisti, che assegnano una maggioranza di BUY con qualche STRONG BUY e nemmeno un SELL.

peterschreiber.media / iStock / Getty Images Plus


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6 Gennaio 2020
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