Sud America
Economia colombiana sotto pressione, DPAM: “Investibile solo marginalmente”
L’analisi di Michaël Vander Elst, Head of Emerging Markets di DPAM, segnala finanza pubblica sotto pressione, crescita di bassa qualità e incertezza politica
di Giulia Brambilla 20 Gennaio 2026 15:50
L’economia in Colombia si presenta all’inizio del 2026 con alcuni segnali che, a prima vista, possono apparire incoraggianti. Il Paese ha evitato una brusca recessione, il peso si è rafforzato e i consumi interni continuano a mostrare una certa tenuta. Secondo Michaël Vander Elst, Head of Emerging Markets di DPAM, si tratta però di una stabilità solo apparente. Nella sua analisi, l’esperto osserva che “i risultati macroeconomici più recenti tendono a sopravvalutare la reale solidità dell’economia”, mentre le fragilità strutturali restano evidenti e rischiano di emergere nel medio periodo.
Il principale punto di debolezza dell’economia colombiana rimane la finanza pubblica. Il disavanzo fiscale supera il 6% del Pil e il debito pubblico si colloca intorno al 57%. Un livello che appare gestibile soprattutto grazie a fattori temporanei, come l’andamento favorevole del cambio e alcune operazioni contabili. Per Vander Elst il problema è però strutturale: “Circa l’85% della spesa pubblica è già predeterminata e difficilmente modificabile”. Anche la spesa per investimenti risulta meno solida di quanto suggeriscano i dati ufficiali. Solo una parte limitata delle risorse è destinata a infrastrutture e progetti produttivi, mentre il resto riguarda sussidi e trasferimenti che non generano crescita duratura.
La crescita economica prosegue, ma poggia su basi fragili. L’aumento della spesa pubblica e la resilienza dei consumi delle famiglie hanno sostenuto l’attività economica, mentre investimenti ed esportazioni restano deboli. “La qualità della crescita rimane inferiore alle aspettative”, sottolinea Vander Elst, evidenziando come il deficit delle partite correnti stia tornando ad ampliarsi. A complicare il quadro contribuisce anche il forte aumento del salario minimo deciso per il 2026. Una misura che, secondo l’analisi, “rischia di aumentare i costi per le imprese, indebolire l’occupazione formale e alimentare nuove pressioni inflazionistiche”.
Il contesto monetario e politico aggiunge ulteriori elementi di incertezza. La banca centrale mantiene un approccio prudente, ma al suo interno emergono divisioni sulla possibilità di allentare la politica monetaria. Vander Elst segnala che “il disallineamento tra le aspettative dei mercati e le intenzioni dei responsabili politici resta elevato”. Sul fronte politico, le elezioni del prossimo anno si inseriscono in uno scenario già complesso, con margini limitati per politiche espansive e il rischio che le tensioni fiscali e sociali si protraggano oltre il ciclo elettorale.
Nel complesso, l’economia colombiana non è in crisi, ma si muove su un equilibrio delicato. La crescita sostenuta da consumi e spesa pubblica può reggere ancora per un periodo, ma non può sostituire investimenti, disciplina fiscale e credibilità istituzionale. “La Colombia resta investibile, ma solo marginalmente”, conclude Vander Elst. Il prossimo anno sarà decisivo per capire se il Paese riuscirà a intervenire in modo ordinato o se l’aggiustamento verrà imposto dai mercati.
CONTI PUBBLICI SEMPRE PIÙ STRETTI
Il principale punto di debolezza dell’economia colombiana rimane la finanza pubblica. Il disavanzo fiscale supera il 6% del Pil e il debito pubblico si colloca intorno al 57%. Un livello che appare gestibile soprattutto grazie a fattori temporanei, come l’andamento favorevole del cambio e alcune operazioni contabili. Per Vander Elst il problema è però strutturale: “Circa l’85% della spesa pubblica è già predeterminata e difficilmente modificabile”. Anche la spesa per investimenti risulta meno solida di quanto suggeriscano i dati ufficiali. Solo una parte limitata delle risorse è destinata a infrastrutture e progetti produttivi, mentre il resto riguarda sussidi e trasferimenti che non generano crescita duratura.
CRESCITA TRAINATA DAI CONSUMI, NON DAGLI INVESTIMENTI
La crescita economica prosegue, ma poggia su basi fragili. L’aumento della spesa pubblica e la resilienza dei consumi delle famiglie hanno sostenuto l’attività economica, mentre investimenti ed esportazioni restano deboli. “La qualità della crescita rimane inferiore alle aspettative”, sottolinea Vander Elst, evidenziando come il deficit delle partite correnti stia tornando ad ampliarsi. A complicare il quadro contribuisce anche il forte aumento del salario minimo deciso per il 2026. Una misura che, secondo l’analisi, “rischia di aumentare i costi per le imprese, indebolire l’occupazione formale e alimentare nuove pressioni inflazionistiche”.
DPAM, BANCA CENTRALE E POLITICA SOTTO OSSERVAZIONE
Il contesto monetario e politico aggiunge ulteriori elementi di incertezza. La banca centrale mantiene un approccio prudente, ma al suo interno emergono divisioni sulla possibilità di allentare la politica monetaria. Vander Elst segnala che “il disallineamento tra le aspettative dei mercati e le intenzioni dei responsabili politici resta elevato”. Sul fronte politico, le elezioni del prossimo anno si inseriscono in uno scenario già complesso, con margini limitati per politiche espansive e il rischio che le tensioni fiscali e sociali si protraggano oltre il ciclo elettorale.
INVESTIBILE, MA CON CAUTELA
Nel complesso, l’economia colombiana non è in crisi, ma si muove su un equilibrio delicato. La crescita sostenuta da consumi e spesa pubblica può reggere ancora per un periodo, ma non può sostituire investimenti, disciplina fiscale e credibilità istituzionale. “La Colombia resta investibile, ma solo marginalmente”, conclude Vander Elst. Il prossimo anno sarà decisivo per capire se il Paese riuscirà a intervenire in modo ordinato o se l’aggiustamento verrà imposto dai mercati.
