L'analisi
BNY Investments guarda alle aziende che possono veramente ottenere valore dall’IA
Sebastian Vismara, Head of Economic Research BNY Advisors, non si ferma ai guadagni in termini di produttività ma ricerca le società che possono trasformare il vantaggio tecnologico in potere di mercato duraturo
di Leo Campagna 20 Gennaio 2026 07:55
Adesso che l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA) ha già superato molte delle aspettative diventando parte integrante dei flussi di lavoro e della vita quotidiana, Sebastian Vismara, Head of Economic Research BNY Advisors, si è chiesto chi saranno i vincitori dell’era dell’IA nel lungo periodo. “Guardiamo oltre i guadagni in termini di produttività per capire quali società possono trasformare il vantaggio tecnologico in potere di mercato duraturo” sottolinea il manager. Secondo il quale, se finora la performance di mercato si è concentrata sui soggetti che hanno costruito e consentito l’innovazione, presto l’attenzione del mercato si sposterà da chi utilizza l’IA a chi può veramente ottenere valore dall’IA alla luce della progressiva adozione, dell’impatto della tecnologia sulla produttività e delle dinamiche competitive.
Per prima cosa, sostiene nella sua analisi Vismara, è da comprendere che la produttività non rappresenta l’unico fattore di successo. È vero, ammette il manager di BNY Investments, che un incremento della produttività determina una contrazione dei costi con conseguente aumento degli utili societari. Tuttavia, aggiunge, gli aumenti di produttività da soli possono non bastare soprattutto nei tanti settori dove la concorrenza tende a trasformare gli aumenti di produttività in prezzi più bassi e/o salari più alti. “Sarà soprattutto il potere di mercato dell’azienda a permetterle di sfruttare gli aumenti di produttività trainati dall’IA. Le società che operano in mercati meno competitivi sono quelle che più probabilmente riusciranno a trasformare in profitti una quota significativa degli aumenti di produttività” argomenta Vismara.
L’intelligenza artificiale abbassa il costo di accesso e trasformazione delle informazioni ma con effetti diversi a seconda dei settori e dei business model. Dove la competitività poggia su asset fisici, barriere normative o effetti di rete i guadagni di produttività generati dall’AI potrebbero generare in misura più diretta valore per gli azionisti. I settori che si affidano più ampiamente sull’elaborazione delle informazioni, come software, motori di ricerca e diagnostica sanitaria, potrebbero invece accusare un ambiente più competitivo dal momento che l’intelligenza artificiale crea condizioni di parità tra i competitor di settore.
Il manager di BNY Investments punta poi l’attenzione sulla domanda insoddisfatta, ovvero lo spazio di mercato per un determinato bene o servizio che aumenta quando i prezzi diminuiscono. Una dinamica che consente a un maggior numero di consumatori di accedere a prodotti o servizi precedentemente inaccessibili. L’aspetto interessante è che anche settori interessati da una compressione di margini e prezzi dovuta all’intelligenza artificiale possono ottenere un aumento dei profitti complessivi se la crescita della domanda riesce a superare il calo dei prezzi. Un buon esempio di un potenziale ulteriore aumento della domanda è nel settore sanitario dove l’aspettativa di una buona assistenza sanitaria è tendenzialmente elevata ma è frenata dai costi. Diagnostica e trattamenti più economici determinerebbero probabilmente una crescita dei volumi, sostenendo potenzialmente i profitti complessivi.
Secondo Vismara, i vincitori dell’era dell’intelligenza artificiale nel lungo periodo dovrebbero essere quelli in grado di capitalizzare sia i forti guadagni di produttività anche dopo una diffusa adozione di questa nuova tecnologia e sia la capacità di cogliere la domanda insoddisfatta dove prezzi più bassi si traducono in volumi più elevati. “Resta il fatto” conclude l’Head of Economic Research BNY Advisors “che è fondamentale un’attenta selezione perché la tecnologia informatica, pur in pole position per beneficiare dell’introduzione e diffusione dell’intelligenza artificiale, deve affrontare una profonda trasformazione, con un’ampia dispersione tra vincitori e sconfitti”.
LA PRODUTTIVITÀ NON È L’UNICO FATTORE DI SUCCESSO DELL' INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Per prima cosa, sostiene nella sua analisi Vismara, è da comprendere che la produttività non rappresenta l’unico fattore di successo. È vero, ammette il manager di BNY Investments, che un incremento della produttività determina una contrazione dei costi con conseguente aumento degli utili societari. Tuttavia, aggiunge, gli aumenti di produttività da soli possono non bastare soprattutto nei tanti settori dove la concorrenza tende a trasformare gli aumenti di produttività in prezzi più bassi e/o salari più alti. “Sarà soprattutto il potere di mercato dell’azienda a permetterle di sfruttare gli aumenti di produttività trainati dall’IA. Le società che operano in mercati meno competitivi sono quelle che più probabilmente riusciranno a trasformare in profitti una quota significativa degli aumenti di produttività” argomenta Vismara.
ACCESSO E TRASFORMAZIONE DELLE INFORMAZIONI
L’intelligenza artificiale abbassa il costo di accesso e trasformazione delle informazioni ma con effetti diversi a seconda dei settori e dei business model. Dove la competitività poggia su asset fisici, barriere normative o effetti di rete i guadagni di produttività generati dall’AI potrebbero generare in misura più diretta valore per gli azionisti. I settori che si affidano più ampiamente sull’elaborazione delle informazioni, come software, motori di ricerca e diagnostica sanitaria, potrebbero invece accusare un ambiente più competitivo dal momento che l’intelligenza artificiale crea condizioni di parità tra i competitor di settore.
DOMANDA INSODDISFATTA
Il manager di BNY Investments punta poi l’attenzione sulla domanda insoddisfatta, ovvero lo spazio di mercato per un determinato bene o servizio che aumenta quando i prezzi diminuiscono. Una dinamica che consente a un maggior numero di consumatori di accedere a prodotti o servizi precedentemente inaccessibili. L’aspetto interessante è che anche settori interessati da una compressione di margini e prezzi dovuta all’intelligenza artificiale possono ottenere un aumento dei profitti complessivi se la crescita della domanda riesce a superare il calo dei prezzi. Un buon esempio di un potenziale ulteriore aumento della domanda è nel settore sanitario dove l’aspettativa di una buona assistenza sanitaria è tendenzialmente elevata ma è frenata dai costi. Diagnostica e trattamenti più economici determinerebbero probabilmente una crescita dei volumi, sostenendo potenzialmente i profitti complessivi.
RESTA FONDAMENTALE UN’ ATTENTA SELEZIONE
Secondo Vismara, i vincitori dell’era dell’intelligenza artificiale nel lungo periodo dovrebbero essere quelli in grado di capitalizzare sia i forti guadagni di produttività anche dopo una diffusa adozione di questa nuova tecnologia e sia la capacità di cogliere la domanda insoddisfatta dove prezzi più bassi si traducono in volumi più elevati. “Resta il fatto” conclude l’Head of Economic Research BNY Advisors “che è fondamentale un’attenta selezione perché la tecnologia informatica, pur in pole position per beneficiare dell’introduzione e diffusione dell’intelligenza artificiale, deve affrontare una profonda trasformazione, con un’ampia dispersione tra vincitori e sconfitti”.
