Risparmio
Hai soldi fermi sul conto corrente in banca? Ecco perché, senza saperlo, è un grosso rischio
L’inflazione è una tassa occulta che riduce il potere d’acquisto. I costi bancari e le imposte fanno il resto. Lasciare la liquidità posteggiata in banca, quindi, non è quasi mai una buona idea
di Fabrizio Arnhold 19 Gennaio 2026 14:30
Tenere sul conto tutta la liquidità disponibile è una pratica molto diffusa. Ma non è una buona idea. Una sorta di consuetudine: lasciare tutti i soldi che si riescono a risparmiare sul conto corrente bancario, per essere tranquilli, per avere la copertura economica in caso di spese impreviste. Questa pratica, però, è sbagliata. Almeno dal punto di vista esclusivamente finanziario. Vediamo perché.
La prima cosa da tenere presente è l’inflazione. Anche se nell’ultimo anno l’inflazione è tornata abbondantemente sotto il 2% in Italia, in precedenza era salita di parecchio. Giusto per rinfrescarci la memoria: a dicembre 2022 il picco inflazionistico aveva toccato l’11,6%. La Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi di interesse, per poi decidere di allentare la stretta, con l’inflazione in calo nel corso del 2025. Lasciare i soldi fermi in banca, con un’inflazione elevata, vuol dire perdere potere d’acquisto. Quello che compro oggi con 1.000 euro non è lo stesso che potrò comprare in caso di risalita dell’inflazione. Tenere il denaro posteggiato, quindi, non mette al riparo da questi aumenti.
Se l’inflazione è una tassa occulta, ecco quali sono le altre imposte da pagare. Il prelievo fiscale sui conti correnti, per iniziare. Oltre i 5mila euro di giacenza media, occorre pagare un’imposta di bollo, da 34,20 euro annui. Oltre alle tasse, bisogna poi anche considerare i costi di gestione del conto corrente bancario. Ci sono quelli fissi e quelli variabili. Imposta di bollo e canone. A seguire costi sulle operazioni, come bonifici, invio estratto conto, eventuali spese di chiusura, commissioni di prelievo al bancomat e via dicendo. Si possono fare dei confronti e optare per istituti online che offrono canoni gratuiti. La maggior parte dei clienti bancari, però, restano nella stessa banca, per abitudine o per scarsa fiducia, finendo a pagare anche 150 euro all’anno per i costi di gestione del conto corrente.
C’è anche da considerare una scarsa alfabetizzazione finanziaria in Italia. Questa mancanza di conoscenza spinge la maggior parte dei risparmiatori a tenere i soldi immobilizzati sui conti correnti oppure a fare incetta di Btp e titoli di Stato, con rendimenti spesso non proprio invitanti. La soluzione migliore, per chi ha intenzione di veder crescere il proprio patrimonio nel corso del tempo, è quella di affidarsi a un buon consulente finanziario, meglio se indipendente. Definire il proprio orizzonte temporale e il profilo di rischio è il primo passo, indispensabile, per una pianificazione finanziaria efficiente, in grado di genere rendimento nel lungo periodo, sfruttando le opportunità offerte dai mercati finanziari.
LA TASSA OCCULTA DELL’INFLAZIONE
La prima cosa da tenere presente è l’inflazione. Anche se nell’ultimo anno l’inflazione è tornata abbondantemente sotto il 2% in Italia, in precedenza era salita di parecchio. Giusto per rinfrescarci la memoria: a dicembre 2022 il picco inflazionistico aveva toccato l’11,6%. La Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi di interesse, per poi decidere di allentare la stretta, con l’inflazione in calo nel corso del 2025. Lasciare i soldi fermi in banca, con un’inflazione elevata, vuol dire perdere potere d’acquisto. Quello che compro oggi con 1.000 euro non è lo stesso che potrò comprare in caso di risalita dell’inflazione. Tenere il denaro posteggiato, quindi, non mette al riparo da questi aumenti.
I COSTI DEI CONTI CORRENTI BANCARI
Se l’inflazione è una tassa occulta, ecco quali sono le altre imposte da pagare. Il prelievo fiscale sui conti correnti, per iniziare. Oltre i 5mila euro di giacenza media, occorre pagare un’imposta di bollo, da 34,20 euro annui. Oltre alle tasse, bisogna poi anche considerare i costi di gestione del conto corrente bancario. Ci sono quelli fissi e quelli variabili. Imposta di bollo e canone. A seguire costi sulle operazioni, come bonifici, invio estratto conto, eventuali spese di chiusura, commissioni di prelievo al bancomat e via dicendo. Si possono fare dei confronti e optare per istituti online che offrono canoni gratuiti. La maggior parte dei clienti bancari, però, restano nella stessa banca, per abitudine o per scarsa fiducia, finendo a pagare anche 150 euro all’anno per i costi di gestione del conto corrente.
COME GESTIRE LA LIQUIDITÀ
C’è anche da considerare una scarsa alfabetizzazione finanziaria in Italia. Questa mancanza di conoscenza spinge la maggior parte dei risparmiatori a tenere i soldi immobilizzati sui conti correnti oppure a fare incetta di Btp e titoli di Stato, con rendimenti spesso non proprio invitanti. La soluzione migliore, per chi ha intenzione di veder crescere il proprio patrimonio nel corso del tempo, è quella di affidarsi a un buon consulente finanziario, meglio se indipendente. Definire il proprio orizzonte temporale e il profilo di rischio è il primo passo, indispensabile, per una pianificazione finanziaria efficiente, in grado di genere rendimento nel lungo periodo, sfruttando le opportunità offerte dai mercati finanziari.
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