Sunday View
Groenlandia: come e perché i ghiacci sono le nuove terre rare
Le vicende e gli sviluppi di un Paese con ricchezze naturali enormi bloccate dal freddo perenne, sotto la protezione di uno stato ma bramato da un altro. Che succede nell’emisfero boreale?
di Lorenzo Cleopazzo 18 Gennaio 2026 09:30
Sì, si può dire: la storia ha un certo senso dell’umorismo. Quel grande flusso di eventi e di personaggi, delle volte, ci mette proprio del suo. Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che una terra ricoperta al 90% da ghiaccio abbia nel suo nome la parola “green” e la sua bandiera venga chiamata Aappalaaroq, ovvero “la rossa”; quella stessa bandiera che riprende i colori di quella della Danimarca, Paese di cui è sotto la protezione, ma con il quale ha un’annosa vicenda coloniale ancora aperta; quella stessa vicenda coloniale che ora in qualche modo si ripropone, ma per mano di un colonizzatore differente.
Sì, la storia ha un certo senso dell’umorismo, e forse con la Groenlandia ci è andata giù un po’ pesante, portandola dall’essere un'isola ghiacciata nei mari del nord, a uno dei punti focali della geopolitica mondiale.
L’Artico è diventato un territorio caldo, molto caldo. Qualcuno direbbe addirittura troppo caldo. Ma quali sono i motivi di questo surriscaldamento? E soprattutto, quali implicazioni economiche comportano?
Copriamoci ben bene: in questo Sunday View salpiamo per il freddo nord del mondo!
Le nuove terre rare si trovano sotto metri e metri di ghiaccio. Trump invoca la “sicurezza nazionale”, ma sono in molti a leggere tra le righe: in Groenlandia ci sono riserve di metalli molto grandi e strategiche. Un territorio geograficamente più vicino a Canada e Russia che a Usa e Danimarca, eppure è bramato dal primo ma sotto l’egida del secondo, nonostante le sue continue rivendicazioni di autonomia. Oggi, di fronte alle esplicite e ripetute mire trumpiane, l'isola artica si trova al centro di un nuovo fronte geopolitico, e il motivo è presto detto. Parliamo delle cosiddette “materie prime critiche”, ovvero una classe di metalli fondamentali per lo sviluppo tecnologico e nell’ambito della transizione energetica. Certo le condizioni climatiche e tutto quel ghiaccio non aiutano ad estrarre tutto questo bendidio, ed ecco spiegato perché a inizio 2025 risultavano attive solo due miniere. Però le possibilità che si aprono sono tante e tanto remunerative, con gli sviluppi legati all’IA che si prenotano per essere tra i più gettonati: basti pensare non solo a tutti i giacimenti di metalli necessari, ma anche ai vantaggi di poter costruire data center (fondamentali, quanto problematici) in un territorio nuovo, dove il raffreddamento di tutti quei macchinari è il minore dei problemi.
La Groenlandia si ritrova, suo malgrado, a essere un possibile pilastro economico e tecnologico per il mondo che verrà. Forse un nuovo colonialismo, da bocciare su tutta la linea, o forse è piuttosto un’opportunità da poter sfruttare? Bisogna chiederlo all’India.
Perché proprio all’India, vi starete chiedendo. Okay, negli ultimi anni è un nome sempre più citato nello scacchiere economico e politico del mondo, ma ciò a cui facciamo riferimento non è un periodo così recente. Anzi, andiamo indietro di circa 400 anni quando l’Impero britannico, dopo averci commerciato proficuamente, decide di fare all in. Siamo nella seconda metà del ‘700 e Londra vuole fare sul serio: la nuova colonia viene trasformata in una fabbrica di materie prime (cotone, tè, juta, oppio...) e in un enorme mercato obbligato per i prodotti inglesi, in primis la birra, amatissima dai locali specialmente a colazione. L’India ha rappresentato forse il motore più importante per l’economia dell’Impero Britannico; certo, erano altri tempi, un periodo storico in cui la sovranità e l’autodeterminazione degli stati erano utopie al pari degli smartphone. Ma rimaniamo sui nostri, di tempi: che ne sarà della Groenlandia?
Come abbiamo scritto su FinanciaLounge.com, tra le ricchezze stimate della Groenlandia, si parla di un valore pari a 5.000 miliardi di dollari portati in dote dalle sole risorse minerarie ed energetiche. Di sicuro più dell’India coloniale, che non poteva contare nemmeno sulla rete di sostegno di altri Paesi, come invece può fare la Groenlandia. Esiste, infatti, un punto di incontro comune tra i Paesi dell’emisfero boreale del Pianeta, chiamato Consiglio Artico; questo unisce Usa, Russia, Canada, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda, oltre a contare altri Paesi come ‘osservatori permanenti’ (tra cui l’Italia) con il compito di incentivare la cooperazione economica e scientifica tra i membri. Ma non è tutto: Paesi come il nostro hanno tutto l’interesse affinché questa collaborazione ci sia e sia anche fruttuosa, perché (anche se in maniera meno esplicita rispetto a Trump) pure noi traiamo notevoli vantaggi dalla regione artica attraverso le nostre imprese e le opportunità rappresentate dalla cosiddetta Arctic Economy.
Detto questo, la storia dell’India nell’Impero britannico racconta più il funzionamento di un’epoca passata, piuttosto che la colpa di un singolo Paese; un mondo in cui potenza, commercio e controllo andavano di pari passo. Oggi le cose sono ben diverse.
Speriamo.
Una terra bianca di permafrost con “green” nel nome che chiama la sua bandiera “la rossa”, un Paese congelato dal freddo dell’Artico che è diventato uno dei punti più caldi della geopolitica globale. Allora è proprio vero che la storia ha il senso dell’umorismo.
Sì, la storia ha un certo senso dell’umorismo, e forse con la Groenlandia ci è andata giù un po’ pesante, portandola dall’essere un'isola ghiacciata nei mari del nord, a uno dei punti focali della geopolitica mondiale.
L’Artico è diventato un territorio caldo, molto caldo. Qualcuno direbbe addirittura troppo caldo. Ma quali sono i motivi di questo surriscaldamento? E soprattutto, quali implicazioni economiche comportano?
Copriamoci ben bene: in questo Sunday View salpiamo per il freddo nord del mondo!
CLIMA FREDDO, ECONOMIA CALDA
Le nuove terre rare si trovano sotto metri e metri di ghiaccio. Trump invoca la “sicurezza nazionale”, ma sono in molti a leggere tra le righe: in Groenlandia ci sono riserve di metalli molto grandi e strategiche. Un territorio geograficamente più vicino a Canada e Russia che a Usa e Danimarca, eppure è bramato dal primo ma sotto l’egida del secondo, nonostante le sue continue rivendicazioni di autonomia. Oggi, di fronte alle esplicite e ripetute mire trumpiane, l'isola artica si trova al centro di un nuovo fronte geopolitico, e il motivo è presto detto. Parliamo delle cosiddette “materie prime critiche”, ovvero una classe di metalli fondamentali per lo sviluppo tecnologico e nell’ambito della transizione energetica. Certo le condizioni climatiche e tutto quel ghiaccio non aiutano ad estrarre tutto questo bendidio, ed ecco spiegato perché a inizio 2025 risultavano attive solo due miniere. Però le possibilità che si aprono sono tante e tanto remunerative, con gli sviluppi legati all’IA che si prenotano per essere tra i più gettonati: basti pensare non solo a tutti i giacimenti di metalli necessari, ma anche ai vantaggi di poter costruire data center (fondamentali, quanto problematici) in un territorio nuovo, dove il raffreddamento di tutti quei macchinari è il minore dei problemi.
La Groenlandia si ritrova, suo malgrado, a essere un possibile pilastro economico e tecnologico per il mondo che verrà. Forse un nuovo colonialismo, da bocciare su tutta la linea, o forse è piuttosto un’opportunità da poter sfruttare? Bisogna chiederlo all’India.
UN-COMMONWEALTH
Perché proprio all’India, vi starete chiedendo. Okay, negli ultimi anni è un nome sempre più citato nello scacchiere economico e politico del mondo, ma ciò a cui facciamo riferimento non è un periodo così recente. Anzi, andiamo indietro di circa 400 anni quando l’Impero britannico, dopo averci commerciato proficuamente, decide di fare all in. Siamo nella seconda metà del ‘700 e Londra vuole fare sul serio: la nuova colonia viene trasformata in una fabbrica di materie prime (cotone, tè, juta, oppio...) e in un enorme mercato obbligato per i prodotti inglesi, in primis la birra, amatissima dai locali specialmente a colazione. L’India ha rappresentato forse il motore più importante per l’economia dell’Impero Britannico; certo, erano altri tempi, un periodo storico in cui la sovranità e l’autodeterminazione degli stati erano utopie al pari degli smartphone. Ma rimaniamo sui nostri, di tempi: che ne sarà della Groenlandia?
ARCTIC
Come abbiamo scritto su FinanciaLounge.com, tra le ricchezze stimate della Groenlandia, si parla di un valore pari a 5.000 miliardi di dollari portati in dote dalle sole risorse minerarie ed energetiche. Di sicuro più dell’India coloniale, che non poteva contare nemmeno sulla rete di sostegno di altri Paesi, come invece può fare la Groenlandia. Esiste, infatti, un punto di incontro comune tra i Paesi dell’emisfero boreale del Pianeta, chiamato Consiglio Artico; questo unisce Usa, Russia, Canada, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda, oltre a contare altri Paesi come ‘osservatori permanenti’ (tra cui l’Italia) con il compito di incentivare la cooperazione economica e scientifica tra i membri. Ma non è tutto: Paesi come il nostro hanno tutto l’interesse affinché questa collaborazione ci sia e sia anche fruttuosa, perché (anche se in maniera meno esplicita rispetto a Trump) pure noi traiamo notevoli vantaggi dalla regione artica attraverso le nostre imprese e le opportunità rappresentate dalla cosiddetta Arctic Economy.
Detto questo, la storia dell’India nell’Impero britannico racconta più il funzionamento di un’epoca passata, piuttosto che la colpa di un singolo Paese; un mondo in cui potenza, commercio e controllo andavano di pari passo. Oggi le cose sono ben diverse.
Speriamo.
BONUS TRACK
Una terra bianca di permafrost con “green” nel nome che chiama la sua bandiera “la rossa”, un Paese congelato dal freddo dell’Artico che è diventato uno dei punti più caldi della geopolitica globale. Allora è proprio vero che la storia ha il senso dell’umorismo.
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