Fisco e lavoro
Lavoro, ecco di quanto aumenta la busta paga nel 2026
Taglio dell’Irpef, un’aliquota agevolata al 5% per gli aumenti di stipendio e premi di produttività detassati. Ecco tutte le principali novità con l’ultima legge di Bilancio
di Redazione 12 Gennaio 2026 14:44
L’ultima legge di Bilancio ha introdotto delle novità anche in tema lavoro. L’obiettivo del governo è quello di aumentare il potere di acquisto, alleggerendo la pressione fiscale. Taglio dell’Irpef, aumenti e sconti fiscali registrano gli aspetti con cambiamenti più evidenti. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
La prima novità riguarda il taglio dell’Irpef. Il governo è intervenuto riducendo dal 35% al 33% l’aliquota di prelievo sul secondo scaglione di reddito, quello che riguarda i redditi annui compresi tra 28mila e 50mila euro lordi. Lo sconto in busta paga riguarderà circa 13 milioni di contribuenti. La quantità di soldi in più nel cedolino dipende dallo stipendio. Ipotizzando una retribuzione di 2mila euro mensili, l’aumento sarà di circa 15 euro al mese.
Gli aumenti di stipendio, derivanti da rinnovi di contratti collettivi di lavoro, sono tassati al 5%. La novità interessa gli incrementi retributivi definiti nel 2026 e i dipendenti del settore privato con un reddito complessivo non superiore a 33mila euro lordi, nel 2025. Si stima che questa agevolazione riguarderà circa 3,8 milioni di lavoratori. Gli aumenti per contratti collettivi di lavoro sottoscritti nel 2024, 2025 e 2026 sono sottoposti alla tassazione con un’aliquota del 5%.
L’ultima manovra aumenta a 5mila euro il tetto che riguarda i premi di risultato tassati all’1%. La norma riguarda i premi erogati dal datore di lavoro nel 2026 e 2027. Ipotizziamo 2mila euro di premio aziendale, la ritenuta fiscale sarà di 20 euro, l’1% appunto, e non più il 5%. Nel 2026 è stata anche prorogata l’esenzione fiscale del 50% dei dividendi derivanti da azioni attribuite ai lavoratori, al posto dei premi di risultato.
IL TAGLIO DELL’IRPEF IN BUSTA PAGA
La prima novità riguarda il taglio dell’Irpef. Il governo è intervenuto riducendo dal 35% al 33% l’aliquota di prelievo sul secondo scaglione di reddito, quello che riguarda i redditi annui compresi tra 28mila e 50mila euro lordi. Lo sconto in busta paga riguarderà circa 13 milioni di contribuenti. La quantità di soldi in più nel cedolino dipende dallo stipendio. Ipotizzando una retribuzione di 2mila euro mensili, l’aumento sarà di circa 15 euro al mese.
ALIQUOTA AL 5% PER GLI AUMENTI
Gli aumenti di stipendio, derivanti da rinnovi di contratti collettivi di lavoro, sono tassati al 5%. La novità interessa gli incrementi retributivi definiti nel 2026 e i dipendenti del settore privato con un reddito complessivo non superiore a 33mila euro lordi, nel 2025. Si stima che questa agevolazione riguarderà circa 3,8 milioni di lavoratori. Gli aumenti per contratti collettivi di lavoro sottoscritti nel 2024, 2025 e 2026 sono sottoposti alla tassazione con un’aliquota del 5%.
PREMI DETASSATI ALL’1%
L’ultima manovra aumenta a 5mila euro il tetto che riguarda i premi di risultato tassati all’1%. La norma riguarda i premi erogati dal datore di lavoro nel 2026 e 2027. Ipotizziamo 2mila euro di premio aziendale, la ritenuta fiscale sarà di 20 euro, l’1% appunto, e non più il 5%. Nel 2026 è stata anche prorogata l’esenzione fiscale del 50% dei dividendi derivanti da azioni attribuite ai lavoratori, al posto dei premi di risultato.
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