L'analisi

È giusto investire ora sul Venezuela?

Daniele Zanin, Senior Analyst di Invesco, fa il punto sugli asset venezuelani, che dopo l’intervento americano si sono mossi repentinamente al rialzo

di Redazione 8 Gennaio 2026 14:02

financialounge -  Invesco mercati venezuela
Il governo di Chavez prima e di Maduro poi hanno tenuto il Venezuela lontano dai circuiti economici internazionali, con ricadute pesanti sugli asset nazionali. La Borsa di Caracas è diventata sempre più trascurabile e gli investitori sono rimasti alla larga dai bond governativi e da quelli emessi da Petroleos de Venezuela. Ma dopo l’intervento americano, qualcosa si è mosso anche per questi asset. La domanda che si pone Daniele Zanin, Senior Analyst, Investment Research di Invesco, è se questo scatto sia solo temporaneo o se il Venezuela possa essere un’opzione concreta per i mercati.

VENEZUELA E L’EFFETTO… MARACAIBO


Nella sua analisi l’esperto di Invesco delinea un parallelo con la hit per eccellenza delle feste di Capodanno: Maracaibo, capitale nazionale del petrolio e città simbolo del Venezuela. “Una canzone che racconta una storia semplice, simile a quello che in questi giorni stiamo osservando sui mercati finanziari”, commenta Zanin. Con la cattura di Maduro il Venezuela è tornato sotto i riflettori degli investitori. I bond hanno registrato un recupero significativo grazie all’interesse di investitori specializzati in debito “distressed”. “L’economia non è improvvisamente guarita, ma è cambiata la narrazione. Proprio come nella canzone, il contesto torna improvvisamente seducente”, spiega l’esperto di Invesco.

IL MOVIMENTO DEI BOND VENEZUELANI


Secondo Zanin, chi compra oggi debito venezuelano “non compra crescita strutturale, né stabilità macroeconomica” ma compra “un’ipotesi”, l’idea di un cambiamento politico un allentamento delle sanzioni o una normalizzazione graduale che possano aumentare il valore di recupero di quei bond rispetto ai livelli depressi del passato. Una dinamica simile a quella vista sul mercato azionario, sottolinea l’esperto di Invesco, con la Borsa di Caracas che ha registrato movimenti a doppia cifra in poche sedute. “È il comportamento tipico dei mercati domestici più fragili: poche notizie, molta emozione, reazioni estreme. Anche qui, più aspettative che fondamentali”, commenta Zanin.

PETROLIO: NON BASTA LA FIDUCIA


L’esperto di Invesco si sofferma poi sul tema del petrolio. Come noto, il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere provate al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili. Numeri che, uniti alla posizione strategica, hanno sempre fatto sperare in un ritorno in grande stile del Paese sulla scena economica mondiale, anche qui una storia simile alla canzone Maracaibo. Ma la realtà racconta altro, commenta Zanin, ovvero di una produzione petrolifera che oggi è un quarto di quella degli anni ’90, con circa 900mila barili al giorno, a causa di sotto-investimenti, impianti obsoleti e fuga all’estero dei tecnici più capaci. “Anche nello scenario più costruttivo servirebbero anni e decine di miliardi di dollari per ricostruire ciò che è stato perso. Non settimane di entusiasmo di mercato, non un ritornello che riparte all’improvviso”, spiega Zanin.

INVESTIRE SUL VENEZUELA NON È UN GESTO LEGGERO


“Il rally dei bond e i movimenti della borsa di Caracas non sono una dichiarazione d’amore, ma un flirt – conclude l’esperto di Invesco - Un momento di attrazione intensa alimentato dalla speranza che “questa volta sia diverso”. È la stessa logica che rende Maracaibo un successo eterno: poche parole, un ritmo contagioso, la sensazione che tutto possa funzionare senza domande sul finale. Ballare Maracaibo, da generazioni, è un gesto leggero, spensierato. Oggi, però, investire sul Venezuela non lo è affatto. L’abbondanza, la speranza ed il fascino dell’esotico lasciano sospesa la domanda più importante, mentre il ritornello sfuma: gli investitori verranno traditi, oppure Maracaibo manterrà le sue promesse?”

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