Sunday View

Parasocial e le altre: le parole del 2025 ci raccontano il futuro, anche sui mercati

Le parole scelte dai maggiori dizionari non rappresentano solo l’anno che sta per concludersi, ma anche delle tendenze per gli anni a venire

di Lorenzo Cleopazzo 30 Novembre 2025 09:30

financialounge -  economia sunday view
Se avete mai letto quel mattone de Il Conte di Montecristo, vi ricorderete, forse, che tra i personaggi compare quel vecchietto austero, ma anche molto amorevole, di Noirtier De Villefort. Un tempo rivoluzionario, per la maggior parte del romanzo di Dumas, si ritrova costretto su una sedia da una malattia che gli ha tolto anche l’utilizzo della parola. Per comunicare utilizza gli occhi, con i quali fa cenno di ‘sì’ o di ‘no’, e che punta sulle parole indicategli dai suoi interlocutori per mezzo di un dizionario.

Parliamo di una storia ambientata nell’800, dove la nipote Valentina poteva indicare al nonno Noirtier parole come "sciamannato", "sagittabondo" o "gaglioffo", che forse a noi appaiono molto più strane di “videocall”, “fine tuning” o “microchip”. C’è però una cosa che accomuna i tre vocaboli ottocenteschi dagli ultimi tre più recenti: nessuno di questi è stato scelto tra le parole del 2025. Per scoprire il terzetto che meglio racconta l’anno appena trascorso, bisogna scendere ancora un pochino, e addentrarsi nel fitto del Sunday View di questa settimana.

ANNUS VOCABOLIS


Ogni anno, quando di fogli sul calendario ne rimangono ormai pochi, gli istituti dietro i grandi dizionari si ritrovano per eleggere quelle che secondo loro sono le parole che meglio rappresentano i 12 mesi appena trascorsi. Non devono essere per forza le più utilizzate, ma raccontare uno spaccato della società che diventa sempre più preponderante. E secondo voi, in quale campo semantico possono mai ricadere certe parole così rappresentative del 2025? Esatto: social, intelligenza artificiale... Quelle così lì, insomma.

La prima di queste parole è stata scelta da Dictionary.com, il maggiore dizionario online degli Stati Uniti, e non è neanche una parola. Sorpresi? Probabile, se non siete nati tra il 2010 e il 2025. Il termine in questione, infatti, appartiene tutto alla Gen Alpha, che utilizza l’espressione 6-7 (six seven) come una risposta universale a ciò per cui non sappiamo cosa dire: una sorta di “boh” in chiave iper-moderna, utilizzata come marker di appartenenza, più che con un reale significato.
La seconda parola del 2025 è stata scelta dal Collins Dictionary, che punta su Vibe Coding, un nuovo modo di programmare dove non occorre più lavorare sui codici riga per riga, ma che sfrutta l’intelligenza artificiale per generare e perfezionare i codici su input dello sviluppatore. Con questa nuova modalità l’idea è più importante della sua resa tecnica, dato che la prima è puramente appannaggio dell’essere umano e la seconda può essere demandata a un bot: basta dire all’IA cosa vorremmo ottenere e con il vibe coding otterremo subito la stringa che ci occorre per realizzare il software che abbiamo in mente.
La parola che però ha avuto più risonanza (per significato, e per l’istituto che l’ha scelta) nel 2025, è Parasocial, eletta dal Cambridge Dictionary. Con questa parola, l’istituto legato all’omonima celeberrima università ha voluto raccontare un fenomeno che, pur essendosi già sviluppato negli anni ’50, ha trovato in epoca moderna il suo apice. Con “parasocial”, infatti, s’intende una relazione a senso univoco con le persone famose, che spesso vediamo attraverso gli schermi. Se settant’anni fa, questo si ripercuoteva sulle star della televisione, oggi il fenomeno ha conosciuto nuovi picchi con i social: la possibilità di vedere continuamente contenuti dei nostri idoli (che spesso sulle piattaforme usano il “tu” o il “voi” dialogando direttamente con l’utente finale) ha aumentato quel senso di familiarità verso una persona che di fatto non conosciamo, ma che vediamo così spesso che ci sembra faccia parte delle nostre vite.
Tre espressioni che non raccontano delle “mode”, ma dei veri e propri fenomeni sociali, segni di appartenenza al tempo che stiamo vivendo, in cui, anche se in maniera differente, ci riconosciamo tutti.

PAROLA DELL’ANNO NELL’800


Se avessimo detto a gente come Sigmund Freud o Émile Durkheim che nel 2025 il totem della società sarebbero stati i linguaggi social e l’intelligenza artificiale, probabilmente non ci avrebbero capito granché. Come biasimarli: del resto erano uomini del XIX secolo, e le loro folte barbe non sapevano neanche cosa fosse il coding, figurarsi il vibe coding. Ciò che però conoscevano molto bene era il concetto di ‘totem’... E per forza: l’avevano coniato loro! I due sociologi, seppure da due strade differenti, usano questa parola per riferirsi a qualcosa attraverso cui una collettività si riconosce come tale. Per dirla in modo diverso: in un sistema tribale, il totem adorato dalla nostra tribù non è lo stesso che viene adorato in un’altra. Per Freud, questo era un simbolo che tiene assieme una società in senso inconscio, mentre per Durkheim è la concretizzazione della collettività stessa. Un punto fermo, un simbolo identitario che viene accolto e assimilato nella società che lo ha generato.

IN ALTRE PAROLE


L’intelligenza artificiale, il linguaggio sui social, le star del video a cui diamo del “tu”... Sono tutte cose che ormai ci possono sembrare normali, ma che in realtà fondano il nostro tempo. Non solo quello presente, ma soprattutto quello futuro. Per questo la scelta delle parole dell’anno è un’occasione importante: perché è proprio partendo da ciò che si radica nella società, che si creano sviluppi per quello che verrà.
Okay, non è che scegliere un vocabolo piuttosto che un altro cambi il mondo, però, per esempio, sapere che ora il coding si fa attraverso l’IA spalanca moltissime riflessioni e cambiamenti importanti. Le aziende si muovono, investono, sviluppano in questo senso, così come le persone. Essere parte della nostra società, nel 2025, significa riconoscersi in ‘totem’ digitalizzati, dove persino uno slang giovanile ci racconta come sia ormai profondamente cambiato il modo di comunicare. Ma quindi perché parlare della scelta di queste tre parole? Perché non ci raccontano solo alcuni dei fenomeni più interessanti e importanti del nostro presente, ma anche del nostro futuro: il modo di rapportarsi della società che si spinge incondizionatamente sempre più avanti.

BONUS TRACK


Che poi, se chiamiamo in causa Freud, lui potrebbe avere qualche spiegazione in merito a chi crea relazioni con i personaggi famosi. Discorso diverso per “six-seven” o per il vibe coding: lì rischiamo che quello a sdraiarsi sul lettino sia lui.

Read more:
Trending