La sfida

Industria della moda: Etica Sgr indica le sfide da vincere per diventare sostenibili

L’obiettivo di sostenibilità del settore è ancora lontano ma l’engagement può guidare le aziende nel ciclo di vita del prodotto dall’origine delle materie prime alla produzione, dal consumo responsabile fino allo smaltimento finale

di Leo Campagna 1 Giugno 2024 09:30

financialounge -  economia ESG Etica Sgr good moda
Secondo la Banca Mondiale il settore della moda è responsabile di oltre il 10% di emissioni a livello globale e i Science Based Targets (SBTi) mostrano come il settore dell’abbigliamento e delle calzature producano più emissioni di gas serra del trasporto marittimo e dell’aviazione messi insieme. Un recente report di McKinsey, società internazionale leader nella consulenza, evidenzia come gli impegni assunti dalle aziende del settore siano piuttosto ambiziosi sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra ma che l’obiettivo è ancora lontano.

OBIETTIVI ANCORA LONTANI


Basti pensare che soltanto il 37% delle aziende è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del 2030, supponendo che continuino a ridurre l’intensità delle emissioni ai ritmi attuali. Inoltre, circa due terzi dei marchi sono in ritardo con i propri programmi di decarbonizzazione e se l’industria globale della moda non correrà velocemente ai ripari si prevede che le emissioni globali riconducibili al fashion aumenteranno del 30% entro il 2030.

LE SFIDE DA VINCERE PER DIVENTARE SOSTENIBILI


McKinsey ha individuato diverse buone pratiche affinchè l’industria della moda rafforzi l’approccio alla sostenibilità. In primo luogo le imprese del settore dovrebbero capire cosa interessa ai consumatori in termini di sostenibilità e quindi realizzare prodotti che rispondano a questa esigenza coinvolgendo ogni livello aziendale. Occorre poi concentrarsi su transizione dei materiali e transizione energetica dei fornitori: la mancanza di trasparenza nella catena di approvvigionamento rende difficile stimare le emissioni di carbonio del settore.

L’INTERO ECOSISTEMA DELLA MODA DEVE COLLABORARE


A proposito di trasparenza, anche l’accesso a dati affidabili è essenziale se si vuole davvero progredire nel percorso di decarbonizzazione, rispettare le normative sulla sostenibilità e fornire informazioni ai consumatori. Inoltre i vertici aziendali sono chiamati a definire i passi da compiere per una trasformazione pianificata verso l’azzeramento delle emissioni. D’altra parte, se si vuole che gli obiettivi di decarbonizzazione del settore diventino realtà, l’intero ecosistema della moda dovrà collaborare.

THE FASHION PACT


In quest’ottica, 160 marchi della moda hanno aderito all’organizzazione no-profit The Fashion Pact, la più grande iniziativa guidata dai CEO per la sostenibilità del settore. L’impegno è quello di raggiungere zero emissioni nette di carbonio entro il 2050, ad avere il 50% di fonti rinnovabili nelle proprie attività entro il 2025 e il 100% entro il 2030 con circa un terzo dei membri. Le aziende, impegnate a seguire certificazioni come il Fair Trade Certified specializzato in commercio equo e solidale, mettono al centro l’uso responsabile di materiali sostenibili insieme al rispetto dei diritti delle persone coinvolte nel processo produttivo.

IL MOVIMENTO ‘ECOMODA’


Queste iniziative rientrano nel principio della ‘ecomoda’, un movimento e un processo di promozione di un sistema di produzione che valorizzi l’ambiente e la responsabilità sociale. Il focus è sul ciclo di vita del prodotto, dall’origine delle materie alla produzione, dal consumo fino allo smaltimento finale. Tra gli aspetti chiave sia il pagamento di salari equi, la garanzia di condizioni di lavoro sicure e il rispetto dei diritti umani e del lavoro e sia il consumo consapevole: le aziende di moda che siano veramente etiche dovrebbero essere trasparenti sulle loro pratiche di produzione permettendo ai consumatori di fare scelte informate.

MODA E RISPETTO DEI DIRITTI UMANI SULLA CATENA DI FORNITURA


“Le imprese possono incentivare una mitigazione dei rischi derivanti dal mancato rispetto dei diritti umani nella catena di fornitura, implementando un efficace sistema di due diligence” commenta Dario Marrone, ESG Analyst di Etica Sgr. Per farlo devono impegnarsi in un serio risk assessment che evidenzi le materie prime e le aree geografiche che più espongono la società a questi rischi. L’azienda, inoltre dovrebbe implementare un sistema efficace di monitoraggio di questi rischi, attraverso l’utilizzo di audit sul campo e assessment di terze parti.

L’ENGAGEMENT DI ETICA SGR


E qui entra in gioco il ruolo cruciale dell’engagement. “Per noi rappresenta infatti un elemento imprescindibile del modo di intendere e praticare gli investimenti responsabili. L’obiettivo è condurre le imprese verso comportamenti più sostenibili, portandole ad assumere decisioni che prendono in considerazione anche tematiche sociali, ambientali e di buon governo (ESG) nelle proprie politiche aziendali” spiegano i manager di Etica Sgr.

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