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Ecco come Discovery sta cambiando il mercato televisivo italiano

Intervistato dal Corriere della Sera, l’amministratore delegato Alessandro Araimo spiega la strategia di crescita di Warner Bros Discovery in Italia dopo l’arrivo di Fabio Fazio e Amadeus sul Nove

di Antonio Cardarelli 19 Aprile 2024 11:28

financialounge -  alessandro araimo Discovery economia televisione
Nel sonnolento mondo televisivo italiano è suonata la sveglia. Discovery ha improvvisamente interrotto il tran tran di un settore che sembrava quasi cristallizzato, con qualche piccolo scossone all’abituale duopolio che, in realtà, non scuoteva nulla. Ma ora le cose stanno cambiando. Fabio Fazio e Amadeus sul Nove sono la prova che Warner Bros Discovery in Italia fa sul serio e vuole realizzare una vera e propria offerta generalista per conquistare parte del ricco mercato pubblicitario. Con tutte le conseguenze del caso per uno dei settori principali dell’economia nazionale, che secondo l’ultimo report Mediobanca dà lavoro a 21mila persone e ha un giro d’affari di 8,5 miliardi di euro.

NON CHIAMATELO TERZO POLO


A puntare la sveglia è stato Alessandro Araimo, amministratore delegato di Warner Bros Discovery in Italia e General Manager per il Sud Europa. Dopo il “colpaccio” Fabio Fazio, Araimo aveva detto che per Discovery si trattava di un punto di partenza. Ed è stato di parola. L’arrivo di Amadeus certifica la volontà di andare a sparigliare il tavolo da gioco nel quale, da molti anni, si vedono più o meno sempre le stesse facce. Ma non chiamatelo “terzo polo”, perché lo stesso Araimo, intervistato dal Corriere della Sera, lo ha definito “un concetto anacronistico”. E forse in questo guardare oltre sta la forza del progetto Nove, punta più visibile di un gruppo che può contare su visione strategica, mezzi finanziari e strumenti tecnologici, un mix non da poco nel mercato italiano.

UN COLOSSO GLOBALE E ANCHE DIGITALE


Prima di riportare qualche passaggio dell’intervista rilasciata da Araimo al Corriere della Sera, è bene contestualizzare la forza del gruppo nato dall’acquisto di Warner Media da parte di Discovery. Un colosso da 41,3 miliardi di dollari di ricavi nel 2023, quotato a Wall Street, che conta tra i suoi asset: Warner Bros Studios, dove si producono successi globali come Batman, Harry Potter, Barbie e altri; Hbo, casa di serie iconiche come Succession, Sex and the City, Il Trono di Spade e I Soprano; Cnn, il primo canale all news al mondo; Eurosport, che detiene i diritti per le Olimpiadi fino al 2032.  Oggi in Italia Warner Bros Discovery può contare su 15 canali multipiattaforma e, soprattutto, sul servizio di streaming Discovery + (che dal 2026 anche qui da noi si chiamerà Discovery Max) che mira a fare concorrenza a Netflix e Disney+.

IL PERCORSO DI CRESCITA IN ITALIA


Insomma, gli ingredienti ci sono tutti, e finora la preparazione sta andando secondo i piani voluti dal “manager editore” (come ama definirsi) Alessandro Raimo. “Il mio lavoro è dimostrare che l’Italia è un mercato dove il nostro gruppo può investire in maniera profittevole”, ha detto Araimo al Corriere della Sera. E tanto per rendere più chiare le idee ha spiegato che Amadeus non è un punto di arrivo, ma una tappa del percorso strategico. Un percorso fatto di investimenti importanti, anche se i 100 milioni di euro di cui si parla per l’ex conduttore del festival di Sanremo, secondo Araimo, potrebbero anche non essere tanti visto che si parla di quattro anni con due prime time e un access in onda tutto l’anno. Discovery Warner Bros guarda ancora avanti e non esclude altri nomi di peso in arrivo ma, come spiega Araimo, la crescita della tv lineare “ha senso perché è organico con la crescita che vogliamo raggiungere anche negli altri asset” perché “noi ragioniamo in termini di sistema, non di unico prodotto”. La sensazione è che presto in Italia potrebbero suonare altre sveglie, non solo per il mercato televisivo classico.

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