Equilibri in movimento

Il nuovo asse Usa, Regno Unito, Israele e Paesi arabi sunniti che cambia il Medio Oriente

Arabia Saudita, Emirati Arabi e Giordania hanno supportato Israele nel respingimento dell’attacco iraniano: un’alleanza tessuta dagli Usa che potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici

di Antonio Cardarelli 15 Aprile 2024 11:12

financialounge -  geopolitica mercati
Per molti anni abbiamo dimenticato la strettissima relazione tra geopolitica e mercati. Un legame tornato prepotentemente alla ribalta soprattutto con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e ora con la guerra tra Israele e Hamas che rischia di dare il via a una pericolosa escalation in Medio Oriente.

IL LEGAME TRA GEOPOLITICA E MERCATI


La geopolitica incide in modo importante sui mercati. Basta pensare alle conseguenze sul prezzo di petrolio e gas, per esempio, che vanno poi a influire sull’inflazione, il nemico numero uno delle banche centrali e dei mercati negli ultimi anni. Ovviamente le scelte delle banche centrali sui tassi di interesse, legate all’inflazione, hanno riflessi diretti sui mercati obbligazionari e azionari. Per queste ragioni è bene seguire con grande attenzione gli accadimenti geopolitici, non solo quando sfociano in guerre. E ciò che sta succedendo in Medio Oriente potrebbe portare a nuovi scenari inediti a livello globale.

ATTACCO IRANIANO RESPINTO


Per capirlo basta guardare a quanto accaduto nella notte tra sabato 13 e domenica 14 aprile. Come riportato da tutti i media globali, in quelle ore l’Iran ha lanciato un attacco contro Israele con circa 300 tra droni e missili. Un attacco ampiamente annunciato da Teheran, che Israele ha efficacemente respinto grazie principalmente al perfetto funzionamento del “dome” antimissile di cui è dotato il Paese e al supporto dei caccia americani, britannici e francesi. Fin qui, potremmo dire, tutto in regola perché le potenze occidentali non hanno mai fatto mancare il supporto difensivo a Israele.

IL SUPPORTO DEI PAESI SUNNITI


Ma ci sono altri elementi da mettere sul tavolo. Il primo è la presenza di caccia dell’aeronautica della Giordania – quindi di un Paese arabo – che si sono alzati in volo per colpire i droni e i missili iraniani. Il secondo, ancora più importante, è il supporto strategico fornito da altri Paesi arabi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, fondamentale per intercettare le rotte dei droni e dei missili da abbattere. L’attacco iraniano respinto da Israele ha portato allo scoperto una nuova alleanza tra Israele, Paesi occidentali e Paesi arabi sunniti. Questi ultimi, infatti, sono determinati a fermare le mire espansionistiche sulla regione dell’Iran sciita (quella tra sunniti e sciiti è la grande spaccatura che divide il mondo islamico), anche a costo di aiutare un (ex) nemico storico come Israele, anche dopo le tensioni nel mondo arabo per l’invasione israeliana di Gaza.

NUOVI EQUILIBRI IN MEDIO ORIENTE


Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran sono note da tempo. Teheran sta portando avanti una strategia di destabilizzazione della regione attraverso i cosiddetti “proxies”, ovvero gruppi di ribelli sparsi nell’area mediorientale. Hezbollah in Libano, Houthi nello Yemen, Hamas a Gaza (gruppo che in realtà è di fede sunnita) e una miriade di miliziani sparsi tra Siria e Iraq: sono questi i gruppi finanziati dall’Iran per portare caos nella regione, soprattutto a spese della potenza rivale Arabia Saudita. Ma, come detto, dalla minaccia iraniana sembra essere nato un nuovo asse promosso dagli Usa – finora rimasto top secret – chiamato Middle East Air Defence, che ha funzionato alla perfezione nella notte tra sabato e domenica. Di questa alleanza farebbero parte anche altri Paesi arabi (Marocco, Bahrein e Qatar) tutti determinati a frenare la potenza missilistica dell’Iran. Un’alleanza che potrebbe cambiare le sorti del Medio Oriente e della geopolitica dell’area.

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