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Big Tech e IA generativa di fronte a sfide esistenziali ma superabili, ecco come

La dimensione può frenare la crescita via acquisizioni, il nuovo megatrend digitale può entrare in collisione con la transizione green e non mancano minacce “interne”, ma gli esperti restano rialzisti

di Virgilio Chelli 15 Aprile 2024 08:18
financialounge -  intelligenza artifciale Next Weekly Bulletin
L’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale continua ad essere il principale supporto dell’azionario globale, soprattutto a Wall Street, con i big tech principali beneficiari dell’ondata di innovazione digitale. L’indice MSCI AC World Information Technology, che traccia titoli tecnologici a grande e media capitalizzazione in decine di Borse sviluppate e emergenti, ha guadagnato oltre il 20% negli ultimi 12 mesi e quasi il 40% nel solo mercato USA. Il trend sembra impermeabile sia alle tensioni geopolitiche, da due anni in accelerazione, sia alle preoccupazioni legate all’economia e alle politiche monetarie, come i redenti timori di un allontanamento dell’inizio del ciclo di tagli della Fed.

MULTIPLI DI VALUTAZIONE ALTI MA RAGIONEVOLI


E gli esperti restano decisamente rialzisti, come Solita Marcelli di UBS Global Wealth Management, che sulla scorta di fondamentali robusti dell’IA prevede una crescita annua degli utili del settore tech globale del18% nel 2024, con valutazioni che prezzano i titoli 27 volte i profitti attesi considerate ragionevoli. La forza trasformativa dell’IA si sta dispiegando soprattutto grazie alla sua versione ‘generativa’, che trova la principale applicazione nel marketing e nella pubblicità, come mostra il grafico qui sotto, beneficiando più di altri chi vive di advertising, come Meta. Intanto alcuni dei Magnifici (meglio non mettere un numero vicino) vanno a sfidare Nvidia sul suo terreno, la produzione dei chip che fanno funzionare l’IA, come Google e la stessa Meta.


Tassi di adozione dell’IA generativa in Usa nel 2023 per settore

TRE SFIDE SULLA STRADA DELLA CRESCITA


Gli esperti giustificano l’ottimismo citando il lancio imminente di nuovi “rivoluzionari” prodotti IA, la sua crescente adozione in tutti i settori, e una domanda inarrestabile. Il tutto punta a uno scenario non privo di sfide, soprattutto tre. La prima è che i Big sono sempre più Big, stanno seduti su una montagna di cash, che il WSJ stima in quasi 600 miliardi di dollari, ma usarlo per crescere via acquisizioni può andare in rotta di collisione con le autorità antitrust, come sta già accadendo in USA e in Europa. Inoltre, l’IA richiede centri dati sempre più potenti e consumatori di energia elettrica, il che può mandare il trend secolare del digitale in rotta di collisione con l’altro mega-trend, la transizione energetica, anzi lo sta già facendo.

POSSIBILE UN EFFETTO “MUCCA PAZZA”


Infine, lo stesso meccanismo di crescita di una IA generativa sempre più potente e versatile può andarsi a inceppare in strettoie paradossalmente auto-generate. Infatti si alimenta di contenuti per “imparare” e quindi dar vita ad applicazioni sempre nuove in tutti i campi, a cominciare (per ora) dal marketing e dalla pubblicità. Ovviamente va a cercare questi contenuti in rete, dove quelli che trova però sono sempre più “sintetici”, vale a dire a loro volta prodotti dall’IA. Il che potrebbe generare un effetto “mucca pazza” con conseguenze potenzialmente devastanti per la qualità e l’affidabilità delle applicazioni di IA sviluppate.

RISCHIO CORRUZIONE DEI CERVELLI DIGITALI


Di cosa si tratta? Una ricerca recente della Rice University di Houston paragona la malattia dei bovini che 25 anni fa mise in allarme l’industria alimentare globale, causata dal fatto che venivano alimentati con farine animali provenienti dagli stessi quadrupedi, alla possibile “corruzione” di cervelli digitali dell’IA che “mangiano” contenuti prodotti da loro stessi, la cui affidabilità diventa così altamente sospetta. Infine, il possibile conflitto energetico che potrebbe mandare l’IA in rotta di collisione con la transizione green.

DIVORATRICE DI ENERGIA MA ANCHE POSSIBILE SOLUZIONE


I centri dati, la materia prima della nuova era digitale come il petrolio per la old economy, sono consumatori insaziabili di elettricità e si stima che per fine decennio arriveranno al 20-25% dell’intero fabbisogno degli USA. La IEA stima che un solo singolo utilizzo di ChatGPT richiede 10 volte l’elettricità necessaria a soddisfare una ricerca su Google e che la domanda di energia elettrica alimentata dall’IA decuplichi entro il 2026, raggiungendo i consumi dell’intero Giappone. Un problema, di cui la stessa IA potrebbe però essere parte della soluzione, producendo drastici aumenti di efficienza. Inoltre, l’aumento di consumo energetico dell’IA corre molto meno veloce del traffico globale di Internet, aumentato di oltre 20 volte dal 2010.

BOTTOM LINE


Per l’investitore, l’Intelligenza Artificiale resta la nuova frontiera su cui concentrarsi a 360 gradi, andando anche oltre i Big Tech ed esplorando il territorio sterminato di possibili applicazioni che possono fare la differenza. Non fa male tenere comunque d’occhio i fattori di rischio, che possono causare volatilità e stop, creando magari occasioni di ingresso interessanti.
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