L'analisi

LGIM: l’immigrazione è stato il segreto della tenuta dell’economia Usa nel 2023

Accanto a fattori come risparmio, supporto fiscale e ripresa di settori non ciclici, secondo Tim Drayson, Head of Economics di LGIM, l’aumento dei flussi migratori ha sostenuto la resilienza dell’economia americana

di Antonio Cardarelli 1 Aprile 2024 09:30
financialounge -  economia economia usa LGIM Tim Drayson
Supporto fiscale enorme, elevato tasso di risparmio delle famiglie, costante ripresa dei settori non ciclici a seguito della pandemia, shock di offerta sono stati superati piuttosto agilmente. Sono questi i principali fattori che hanno sostenuto l’economia americana negli ultimi mesi. Un’economia che ha sorpreso per la resilienza, e che ha indotto la Federal Reserve a prendere tempo nelle politiche di taglio dei tassi di interesse. Ma secondo gli esperti di LGIM a questa serie di fattori ne va aggiunto uno ulteriore: l’immigrazione.

LAVORATORI IN ATTESA DI PERMESSO


Ad approfondire questa tematica è Tim Drayson, Head of Economics di LGIM, che parte proprio dalla sorpresa scaturita dalla resilienza dimostrata dall’economia americana. Ma solitamente, nelle analisi di questo tipo, l’elemento dell’immigrazione viene scarsamente tenuto in considerazione. Drayson sottolinea la ripresa dei flussi dopo i lockdown, con l’aumento delle persone che si presentano alla frontiera senza permesso di soggiorno e che, visto l’aumento dei casi in tribunale, possono circolare sul territorio Usa anche fino a 4 anni, in attesa appunto del pronunciamento dei giudici sulla richiesta. In questo lasso di tempo, tra la richiesta del permesso e la decisione del giudice, i migranti possono cercare un lavoro. E questo, insieme all’accelerazione del rilascio dei permessi di lavoro per accelerare l’uscita dei migranti dai centri di accoglienza, ha avuto un effetto sull’economia Usa.

L’EFFETTO SUI CONSUMI


“Questa impennata dell’immigrazione, che il CBO stima a 3,3 milioni di persone nell’anno fiscale del 2023, ha contribuito a riportare in equilibrio il mercato del lavoro locale nonostante i dati sull’occupazione fossero molto rigidi, andando a occupare le posizioni rimaste scoperte e scongiurando quella recessione che solitamente è necessaria per ridurre la pressione salariale”, spiega Drayson. “Inoltre – prosegue l’esperto - non bisogna dimenticare che l’aumento dei migranti non si ripercuote solamente sull’offerta di lavoro, ma anche sulla spesa dei consumatori, la quale, secondo il Brookings Institute, nel 2023 sarebbe stata inferiore di due decimi se non ci fossero stati questi flussi”.

LE RIPERCUSSIONI ELETTORALI


Ma dopo l’aumento dei flussi dello scorso anno, cosa succederà nel 2024? Secondo Drayson anche quest’anno l’immigrazione sembra destinata a rimanere forte, con tutte le implicazioni del caso sulla campagna elettorale per le presidenziali. Ciò, commenta l’esperto di LGIM, potrebbe anche spiegare la scarsa popolarità del presidente uscente nonostante il paese goda di un’economia molto solida. “Se i repubblicani dovessero ottenere la Casa Bianca e la maggioranza al Congresso, possiamo attenderci provvedimenti molto più severi verso i nuovi arrivi negli Usa, ma anche dazi doganali più alti e maggiore deficit di bilancio, necessari per estendere il taglio delle tasse voluto da Trump. Tutto ciò, si tradurrebbe in una pressione inflazionistica maggiore”, conclude Tim Drayson, Head of Economics di LGIM.
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