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Perché le uova di Pasqua costano di più?

Il motivo è il prezzo del cacao che non smette più di crescere, provocando effetti a cascata sul mondo del cioccolato e alcuni cambi di paradigma sul mercato. Quali sono le cause e quali gli effetti?

di Lorenzo Cleopazzo 31 Marzo 2024 09:30
financialounge -  cacao economia sunday view

Sono lì. Lo sappiamo che sono lì. Tutte le volte finiscono lì. Anche perché è difficile disfarsene in un solo giorno. Sono lì, a tentare anche dopo le feste. Protagonisti di mille ricette antispreco, ma che, in fondo, si mangiano anche volentieri così come sono.

Gli avanzi dell’uovo di cioccolato sono quel piccolo tesoretto che ogni casa si crea dopo le feste di Pasqua, tra chi li conserva avidamente nel posto migliore della dispensa, e chi invece non vede l’ora di sbarazzarsene, invitando amici e parenti con l’unico scopo di velocizzare l’operazione.

La parola “tesoretto”, poi, non è casuale: chi in questi giorni ha avuto a che fare con un uovo di cioccolato, si sarà reso conto dell’aumento del suo prezzo. I motivi, al solito, sono molteplici, e nel Sunday View di oggi andiamo a sbirciarne qualcuno. Perfettamente in tempo per dare qualche spunto da usare con gli amici alla grigliata di Pasquetta.

CIOCCOLATO AMARO


Il cacao sta correndo da tempo, con il 2023 chiuso con un aumento del 70%. Ciò che però stupisce è che questa sua cavalcata non accenna a fermarsi, facendogli superare i 10 mila dollari per tonnellata a fine marzo 2024. Per fare dei paragoni, il cacao è cresciuto di più e più velocemente del Bitcoin e di un titolo come Nvidia, che non è che stiano proprio andando male.

I perché di tutta questa situazione sono ramificati su più livelli: da una parte ci sono gli speculatori, che hanno fomentato la crescita del cacao contribuendo a condizionare il resto del mercato a scommettere sui futures; dall’altra c’è l’effettiva mancanza di prodotto, data dagli scarsi raccolti nei maggiori Paesi produttori – in primis Ghana e Costa D’Avorio – causata da condizioni di siccità e dall’ammalarsi di molte piantagioni; in Costa d’Avorio, poi, le quotazioni del prodotto hanno conosciuto un ribasso eccessivo, impedendo ai produttori di rinnovare proprio le piantagioni e ritrovandosi così con campi meno proficui e per di più già vessati dall’abbandono per via dello scarso guadagno degli agricoltori. A tutto questo si aggiungono anche le nuove norme Ue anti-deforestazione, che mettono molti più controlli sull’origine dei prodotti naturali, con il rischio di bloccare tonnellate di merce già stipata nei magazzini doganali.

Ormai il mercato del cacao è diventato una continua corsa all’acquisto, una ciclica spinta verso il mercato che condiziona il mercato stesso. Un ciclo apparentemente infinito che, con le dovute proporzioni, ci ricorda un certo filosofo antico.

A DI ANASSIMANDRO


Tra i primissimi filosofi che si studiano a scuola viene per secondo, subito dopo Talete e subito prima di Anassimene: Anassimandro fu discepolo del primo e maestro del secondo, e fu forse il meno naturalista dei cosiddetti filosofi naturalisti. Se Talete diceva che l’acqua era il principio primo e ultimo di ogni cosa, Anassimandro avrebbe affermato che un singolo elemento così caratterizzato non poteva essere alla base della creazione di qualcosa di estremamente opposto come il fuoco. Fu così che coniò un suo piccolo sistema metafisico basato sul concetto di ‘Apeiron’: una sorta di moto circolare infinito al cui interno centrifugano tutte le coppie di concetti opposti. Per via della spinta causata dallo stesso moto di queste coppie, gli elementi si separano e vengono catapultati fuori, finendo nel nostro mondo e condizionando la creazione di qualcosa. L’unico modo per far tornare gli elementi dispersi nell’Apeiron, è che il loro corrispettivo si stacchi anch’esso per ricreare la coppia. Per intenderci, immaginiamo questo vortice pieno di opposti – chiaro e scuro, bene e male, eccetera – la cui forza centrifuga spara fuori alcuni di essi. All’improvviso, viene buttato fuori il concetto di ‘amaro’, che finisce dritto dritto da noi e, già che c’è, con la sua presenza forma il sapore del cacao. Però non può rimanere lì per sempre, altrimenti “amarizzerebbe” tutta la nostra esistenza! Allora il concetto di ‘dolce’ si butta fuori per scendere a riprendere il suo opposto, e anche lui, già che c’è, crea i sapori che gli competono. Una volta fatto, entrambi i concetti se ne tornano nell’Apeiron, ma non prima che la loro presenza in simultanea ci abbia donato tutte quelle gradazioni di gusto che vanno dall’amaro al dolce. Assurdo, vero?

IL NUOVO ORO NERO


Sì, l’Apeiron di Anassimandro è effettivamente assurdo. E non a caso il suo discepolo Anassimene se ne disfa come qualcosa andato a male. Il concetto però rimane e ci torna utile per il Sunday View di questa settimana. Un flusso che si autoalimenta, dove non si può fare a meno di gettarvisi al di fuori per poi rientrarvi; una sorta di chiodo scaccia chiodo, dove se il problema è la sparizione di un concetto o la mancanza di cacao, la risposta sta nel buttare fuori un altro concetto o nel continuare ad acquistare futures.

La corsa del cacao sembra senza fine, indeterminata – che tra l’altro è la traduzione letterale della parola ‘apeiron’ – e già nel novembre del 2010, il quotidiano britannico The Independent scriveva un articolo dove previde che da lì a vent’anni il cioccolato sarebbe diventato prezioso quanto il caviale. A conti fatti, da quelle parole sono passati solo – si fa per dire – 14 anni, ma la realtà che dipingevano sta diventando sempre più concreta ancor prima dello scoccare delle due decadi. Il nuovo oro nero viaggia sulle sue stesse ali e il mercato si trova in un equilibrio precario, dove la produzione di cacao non riesce a star dietro ai ritmi della domanda. Sul mercato si sono abbandonate le posizioni short: la parola chiave è diventata ‘comprare’, anche per le grandi aziende dolciarie e cioccolatiere che storicamente se ne tengono alla larga per evitare, appunto, i rincari.

BONUS TRACK


Che sia forse un momento in cui l’Apeiron ha catapultato fuori da sé il concetto di ‘acquistare’? In tal caso ci basta aspettare che il suo opposto ‘vendere’ scenda a riprenderselo.

A tutti i lettori e a tutte le lettrici di Sunday View, un augurio di una serena Pasqua: che sia meno amara del prezzo del cacao. Anche se, forse, dipende dal cioccolato dell’uovo scelto.
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