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Mercati emergenti: RBC BlueBay AM indica la direzione per investire

Il debito dei mercati emergenti offre una maggiore certezza nelle prospettive di un approccio senza vincoli mentre il rimpasto dei partner commerciali vede come primi vincitori Vietnam, India e Messico

di Leo Campagna 27 Marzo 2024 12:49
financialounge -  BlueBay Asset Management David Horsburgh Fixed Income mercati mercati emergenti obbligazioni

Il nuovo anno dei mercati a reddito fisso è iniziato cercando di approfondire le possibili implicazioni dei temi secolari, tra cui la deglobalizzazione e il reshoring, i tassi di interesse più alti e la crescita più bassa. In questo contesto, la politica fiscale si contrappone a quella monetaria, sullo sfondo di un calendario elettorale senza precedenti mentre il miglioramento dei dati economici risulta in contrasto con lo spettro degli effetti ritardati delle politiche monetarie restrittive.

I PRECEDENTI STORICI


“I precedenti storici suggeriscono che il peggio deve ancora arrivare e che un discreto margine di miglioramento è già scontato” commenta David Horsburgh, Head of Client Solutions, Business Development di RBC BlueBay Asset Management. Secondo il quale un’area in cui una maggiore certezza nelle prospettive di un approccio senza vincoli è il debito dei mercati emergenti. Questa sua convinzione parte da alcune questioni macro: l'inflazione e il percorso dei tassi, la liquidità che è destinata a diminuire, la geopolitica e il rallentamento della Cina. Per quanto riguarda i prezzi al consumo e la politica monetaria la sua conclusione è che i tassi scenderanno, ma è probabile che accadrà non così veloce o nei tempi previsti dal mercato.

LIQUIDITÀ DESTINATA A DIMINUIRE


Una maggiore offerta di moneta e una più ampia domanda di attività rischiose hanno fornito uno stimolo economico. Oggi, dopo il balzo dell’inflazione nell’ultimo biennio, la direzione si è invertita e si avverte una capacità limitata di allentamento fiscale, che è stato in gran parte l’ingrediente segreto della crescita degli Stati Uniti nel 2023. “È probabile che gli asset rischiosi continueranno a essere messi in discussione dal momento che la crescita rallenta e gli stimoli vengono rimossi” spiega Horsburgh.

LA GEOPOLITICA E IL RALLENTAMENTO DELLA CINA


La situazione in Cina, alle prese con una crisi immobiliare e dal desiderio di vedere una crescita più elevata senza indebolire la propria valuta, è aggravata dagli attriti con gli Stati Uniti e dalla possibile nuova elezione di Trump. Le restrizioni e i dazi commerciali non diminuiranno, ed è probabile che persista la tendenza all’onshoring. “Se a questo si aggiunge la pressione sulle materie prime, a causa del conflitto in Medio Oriente e della guerra in Ucraina, sembrano inevitabili battute d’arresto e ostacoli per la crescita e il commercio globale. Quest’ultimo continuerà a rappresentare un jolly per l’inflazione, mentre le pressioni sulla Cina influiscono sulla crescita e sulla domanda globale” riferisce il manager di RBC BleuBay AM.

MERCATI EMERGENTI IN CONTROTENDENZA


Il beta del debito dei mercati emergenti nel suo complesso sembra favorevole, avverte Horsburgh, ma all’interno dei singoli mercati emergenti alcune delle questioni macro-globali stanno creando una significativa dispersione. Negli ultimi anni i mercati emergenti hanno beneficiato della politica monetaria e fiscale ortodossa, con il miglioramento dei bilanci nazionali e il calo dell’inflazione. Ora, con una prospettiva economica più chiara negli Stati Uniti e le aspettative di tagli da parte della Fed quest’anno, potrebbero iniziare a tagliare i tassi. Se il rallentamento della crescita a livello globale sarà gestito, ci sarà spazio per un calo di valore del dollaro, che appare molto costoso, fornendo una spinta alle valute dei mercati emergenti. Per contro, un rallentamento globale più aggressivo potrebbe incoraggiare la fuga verso la sicurezza del biglietto verde. “Tuttavia, a differenza dei paesi sviluppati, i livelli di debito degli emergenti sono in media molto più bassi e la spesa è stata sostenibile nel contesto di una crescita nominale complessiva più elevata” sottolinea il manager di RBC BlueBay AM.

VIETNAM, INDIA E MESSICO: I PRIMI VINCITORI


Infine, il riassetto dei partner commerciali all’interno dei mercati emergenti, sta già vedendo come primi vincitori il Vietnam, l’India e il Messico. È comunque probabile che le tendenze positive nel cambiamento della domanda di materie prime vadano a vantaggio non soltanto dei singoli paesi ma anche degli specifici emittenti aziendali. “Nel complesso, i mercati emergenti non sono una classe di asset omogenea. Sebbene sia destinata a beneficiare delle tendenze secolari, è probabile che assisteremo a un’ampia dispersione tra paesi, valute e società, il che consentirà di sfruttare una serie di opinioni basate sulle convinzioni” conclude Horsburgh.
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