Sunday View

Mobilità elettrica: è la fine della fuga di Tesla?

Da anni la casa automobilistica di Musk non sta raccogliendo quanto vorrebbe, in Borsa come sul mercato. Solo colpa di cause interne, o i competitor di tutto il mondo spingono per farla andare fuori strada?

di Lorenzo Cleopazzo 18 Febbraio 2024 09:30
financialounge -  auto elettriche Elon Musk sunday view Tesla
Quel rumore, per chi ha l’orecchio avvezzo a certi dettagli, è uno dei più dolci mai uditi. C’è chi lo riconosce da lontano e si volta in cerca della fonte, così come c’è chi lo ricerca in ogni modo, che ormai è una parte di sé. Sono vibrazioni, ma non del suono che si propaga: sono scosse del cuore, palpiti muscolari che dal petto irrorano il fisico e la mente di calore.

Scommettiamo che chiunque stia leggendo queste righe, e ha una profonda passione, ha pensato a un suo suono distintivo. Il fruscìo di una rete quando la palla s’infila a canestro, lo scroscio degli applausi di una platea a teatro, il sussurro delle onde del mare all’alba. O anche il secco tendersi della catena di una bici da corsa, così come il rombo del motore di un’auto.

La differenza tra i due è abissale, eppure il concetto di fondo è il medesimo: un sistema meccanico che aziona delle ruote, e il mezzo va. Nelle corse ciclistiche c’è chi tenta la fuga, chi accetta di prendere il vento in faccia, chi si mette in solitaria, chi baratta la fatica per un quel po’ di fama che la folla riserva ai folli. In quelle automobilistiche non è così: fuggire in solitaria non è concesso, si deve sempre tenere d’occhio la strada, che ogni curva dev’essere impostata al dettaglio, altrimenti si rischia di rimanere fregati.

Nel Sunday View di questa settimana scopriremo come il buon Elon Musk, alla guida di Tesla, abbia sperimentato entrambe le situazioni: da tempo in fuga, anche se marcato stretto dai suoi inseguitori.

La gara? Si corre sul circuito della mobilità elettrica.

CRASH TEST


413 e 183: questi numeri sono i valori della medesima azione Tesla, fotografati rispettivamente a novembre 2021 e a gennaio 2024. In meno di tre anni, il valore del marchio in Borsa è crollato di oltre il 50%, tanto da farlo scivolare al di fuori dall’elenco delle cosiddette ‘Magnifiche 7’, ovvero Microsoft, Apple, Amazon, Nvidia, Google, Meta e – dopo il crollo di Tesla – la farmaceutica Eli Lilly.

Certo è vero che il marchio viaggia sempre su numeri importanti, con un valore pari a 6 volte i ricavi, ma fa comunque specie saperlo in difficoltà. La domanda che ci si potrebbe porre adesso è quali siano le cause di questo declino, e se sono tutte da attribuire alla produzione o se non sia invece il mercato ad aver alzato la cresta. E proprio a questo proposito, c’è un marchio in particolare che insidia il primato di Tesla, e arriva dritto dritto dalla Cina: il nome completo è Build Your Dreams, ma in tutto il mondo è conosciuto come BYD. E dire “in tutto il mondo” non è poi così lontano dalla verità, dato che il brand di elettriche del dragone si sta espandendo a vista d’occhio, con numeri che impensieriscono non poco gli uffici di Musk.

E questo è solo uno dei competitor che spingono sempre più sull’acceleratore all’inseguimento di Tesla. La gara si corre su un circuito tutte curve, dove basta poco per sbagliare manovra e perdere terreno prezioso: in testa c’è sempre Tesla, che però a inizio mese è stata costretta ad aggiornare oltre 2 milioni di esemplari negli Usa per un guasto con gli indicatori luminosi; a pochi metri le altre case automobilistiche – con BYD a tirare l’inseguimento – che dalla loro fanno valere modelli con dettagli d’alta fascia, ma a prezzi più concorrenziali. E forse non è un caso che Tesla abbia già iniziato a ritoccare al ribasso i prezzi delle sue Model Y sia in Germania che negli States.

PENSIERO SOLITARIO


Esiste una certa corrente filosofica che fa della soggettività del pensiero il proprio caposaldo – anzi, caposaldissimo –: il solipsismo. Per essere corretti dovremmo dire che più che una ‘corrente’, è una sorta di etichetta, uno di quei termini che i manuali di filosofia usano per definire il pensiero di qualcuno rispetto a quello di un altro, ma che spesso non riescono a delimitare completamente la straripante ricchezza di certi pensatori. Infatti il solipsismo ha così tante sfaccettature da renderlo quasi evanescente nella filosofia di molti autori: nella versione più radicale, indica l’assunzione del proprio pensiero come unica realtà di cui si può essere certi, ma questa è una visione fin troppo rigida. Nella ritrattazione più moderna – il termine inizia a girare a fine ‘700 e si afferma nel secolo successivo – di Edmund Husserl e della fenomenologia, per poi passare da Sartre e dall’esistenzialismo, le altre coscienze pensanti sono imprescindibili per definire la propria. Del resto, non potremmo definire precisamente la nostra coscienza dalle altre, se non ci fosse una distinzione. Un po’ come poter dire che c’è un ciclista in fuga perché ha preso le distanze dal gruppone, altrimenti da chi o da cosa starebbe fuggendo? E se allora nei libri di filosofia si parla di tante sottoetichette dello solipsismo – da quello animoso del Taoismo, a quello metafisico di Berkley, e così via –, allora è lecito pensare che anche Musk, nella sua fiammata per arrivare primo sul mercato dell’elettrica, stia sperimentando un solipsismo tutto suo. Un moto del pensiero in cui ci si sente soli o vorremmo che fosse così, eppure non si può fare a meno di tenere in considerazione chi ci sta inseguendo.

PELOTON


Nel ciclismo la fuga è una scienza inesatta, è geniale follia, è valorosa alienazione. È una solitudine bisognosa di altri. Il gruppone dei corridori – il peloton, come lo chiamano in quegli ambienti – è alle spalle, e chi ha deciso di mettere la propria ruota davanti a tutti si trova nel limbo di volersene distanziare quanto più possibile, ma con il pensiero che, in fondo, chiuso nell’abbraccio delle altre bici, farebbe meno fatica. A Elon Musk, però, la fatica piace. Ha sempre fatto sfoggio della sua indole vulcanica, nell’imprenditoria così come nella comunicazione. Non a caso, è lo stesso Musk ad ammettere sia le difficoltà di Tesla nel mantenimento dei ritmi di crescita passati, sia l’importanza di attuare manovre politiche ed economiche per far fronte alla concorrenza cinese. Un po’ come un ciclista in fuga, che prima dice alla sua ammiraglia che i muscoli iniziano a far male, e poi chiede all’auto dei giudici di far rallentare gli inseguitori: la prima puoi anche farla, ma dovrai aspettarti qualche urlaccio del direttore sportivo; la seconda proprio no, nessun trattamento speciale per il nostro Elon.

BYD e le altre si sono messe a pedalare di brutto e si danno il cambio a tirare per raggiungere il fuggitivo. Non sappiamo se Musk sia o meno un solipsista convinto, ma di certo si sta rendendo conto di quanto questa sua corsa in solitaria a breve avrà termine. Nella folle gara della mobilità elettrica non c’è un traguardo, non vince chi arriva per primo, non si sale su un podio. Però c’è una classifica, e i punti e il posizionamento sono dati dal mercato: più pedali duro, più ti porti in cima al gruppo, e più farai tuo il pubblico. Elon lo sa bene, solo che se prima teneva la catena ben dritta, ora deve iniziare ad alleggerire il passo. Ché se la fuga parte troppo presto, si corre il rischio di bruciarsi ed essere raggiunti. Ed Elon sa bene anche questo.

BONUS TRACK


Che poi si parla tanto di “mobilità sostenibile”, ma volete mettere quanto è sostenibile un’auto elettrica contro una bella bici?
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