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Fondi etici

Etica Sgr: gli investimenti in armi non generano crescita economica e continuano ad aumentare

Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerche per la pace di Stoccolma, nel 2022 la spesa militare mondiale è cresciuta per l’ottavo anno consecutivo raggiungendo il massimo storico di 2.240 miliardi di dollari ed è stata l’Europa a registrare l’aumento maggiore (+13%)

di Annalisa Lospinuso 27 Gennaio 2024 09:30
financialounge -  armi Etica Sgr fondi etici Ican Patto Atlantico sicurezza spesa militare
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Nel 2023 la spesa militare degli alleati europei del Patto Atlantico ha raggiunto i 64,6 miliardi di euro, un aumento pari al +270% nel giro di un decennio. Uno sproposito se si considera che nello stesso periodo la spesa per l’istruzione è cresciuta del 12% e quella per la protezione dell’ambiente del 10%. Investimenti che non portano né crescita né progresso.

I FONDI ETICI


Etica Sgr ha fatto una scelta precisa e diretta, escludendo dai fondi etici società coinvolte nella produzione di armi convenzionali, di loro parti chiave e di altri prodotti o servizi destinati ad uso militare. Nessun investimento neanche in quelle realtà coinvolte nella produzione, utilizzo, manutenzione, distribuzione e stoccaggio di armi controverse o di loro parti chiave (per esempio le mine antiuomo, le bombe a grappolo o gli ordigni nucleari). Inoltre, sono esclusi dai portafogli dei fondi di Etica Sgr anche i titoli emessi da Stati che prevedono la pena di morte o non garantiscono le libertà civili, di stampa e i diritti politici.

L’IMPORTANZA DELLA SENSIBILIZZAZIONE


Oltre a un impegno chiaro negli investimenti, Etica Sgr sottolinea anche l’importanza della sensibilizzazione verso queste tematiche, attraverso l’attività di advocacy. Nel 2021, anno dell’entrata in vigore del Trattato sulla Proibizione delle armi nucleari, la Sgr ha avviato una campagna internazionale per promuovere il disinvestimento dalle armi nucleari insieme ad Ican, Ong insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace.

AUMENTA LA SPESA MILITARE IN EUROPA


È necessario un impegno sempre maggiore per mettere un freno alla corsa agli armamenti che, come sottolinea Etica Sgr, minaccia la prosperità e la sicurezza. Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerche per la pace di Stoccolma (Sipri), nel 2022 la spesa militare mondiale è cresciuta per l’ottavo anno consecutivo raggiungendo il massimo storico di 2.240 miliardi di dollari ed è stata l’Europa a registrare l’aumento più marcato, +13%. Lo studio Arming Europe documenta con i dati che l’accelerazione europea a riempire i propri arsenali non è solamente una conseguenza diretta dell’invasione russa in Ucraina: in un decennio, infatti, la Germania ha aumentato la spesa militare del 42%, l’Italia del 30%, la Spagna addirittura del 50%. Nel 2023 la spesa dei Paesi Ue della Nato ha raggiunto i 64,6 miliardi di euro, un aumento pari a +270% nel giro di un decennio. Nel 2018, poi, si è registrata un’impennata: la spesa per gli armamenti è triplicata e l’Europa ha definitamente abbandonato la linea militare moderata istituendo il Fondo europeo per la difesa con una dotazione di 7,9 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, destinati alla ricerca e alla produzione di nuovi armamenti.

IMPATTO NEGATIVO SULLA CRESCITA


La contraddizione sta nel fatto che si tratta di investimenti non sostenibili in un periodo di stagnazione e alta inflazione. Lo stesso rapporto Arming Europe evidenzia che la corsa agli armamenti dell’Europa non è giustificata sulla base di esigenze di sicurezza, ma potrebbe destabilizzare ulteriormente l’ordine internazionale. A fronte, infatti dell’aumento della spesa militare, sono diminuiti gli investimenti in settori che producono benessere. Ad esempio, nell’ultimo decennio nei Paesi europei che aderiscono alla Nato la spesa militare è aumentata del 46%, a fronte del 20% della spesa pubblica, del 12% dell’istruzione, del 10% della protezione ambientale e del 34% della spesa sanitaria. Se si confronta, poi, la spesa per armamenti con quella per le opere pubbliche si vede che quest’ultime sono cresciute del 35%, mentre l’acquisto di armi è aumentato di cinque volte (168%).

IL CONFRONTO CON ALTRI SETTORI PRODUTTIVI


Come sottolinea Etica Sgr, citando il rapporto Arming Europe, l’acquisto di armi ha un effetto moltiplicatore sul resto delle attività economiche nettamente inferiore a quello degli investimenti per l’ambiente, la sanità e l’istruzione soprattutto perché aumenta le importazioni. Per questo motivo, un investimento in armamenti porta a un ridotto aumento della produzione interna: in Italia un miliardo di euro speso in armamenti comporta un aumento della produzione interna pari a 741 milioni di euro. Di contro, un miliardo investito nella protezione ambientale raddoppia a due miliardi, nella sanità parliamo di almeno 1,5 miliardi, e nell’istruzione arriviamo a 1,2 miliardi.

NESSUNO STIMOLO ALL’OCCUPAZIONE


Anche l’impatto sull’occupazione risulta negativo. Un miliardo di euro in armi genera tremila posti di lavoro; nella protezione dell’ambiente 10mila; nella sanità 12mila; nell’istruzione 14mila. Anche da questo punto di vista la spesa in armi è la meno “produttiva” possibile. In conclusione, sottolinea Etica Sgr, se destinati a investimenti nell’ambiente, nell’istruzione e nella salute, questi fondi potrebbero non solo generare migliori effetti economici ma anche contribuire in modo significativo alla promozione della pace e della sicurezza.
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