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Effetti collaterali

La diseducazione finanziaria da Btp-follia

In Italia si continua giustamente a parlare del bisogno di educazione finanziaria. Poi però con campagne da discount di Stato si fa passare il messaggio che investire sia mettere tutto nei Btp, minando il principio della diversificazione

di Controredazione 24 Novembre 2023 12:40

financialounge -  BTP educazione finanziaria mercati The Contrarian
Nel Belpaese c’erano una volta, e ce lo ricordiamo tutti, i “Bot People”. Erano gli anni dell’esplosione del debito pubblico ad opera di governi che dell’assistenzialismo e delle partecipazioni statali avevano fatto una bandiera. Si finanziavano baracconi di Stato e si inauguravano cantieri solo per creare artificialmente posti di lavoro a fini elettorali, tanto poi bastava aumentare il debito pubblico. Con orde di piccoli risparmiatori che aspettavano solamente la prossima emissione di Bot per mettere lì tutti i propri soldi.

I DANNI CULTURALI DELL’ERA DEI BOT-PEOPLE


Era un sistema vecchio e di tipo sudamericano, che non poteva a tendere funzionare a lungo, e che infatti non ha poi retto ai cambiamenti. Tra i tanti danni provocati da quel sistema c’è quello di non aver creato una sana educazione finanziaria nel nostro Paese. Il motivo era semplice: in un sistema dove bisognava spingere tutti, come un gregge di pecoroni, a sottoscrivere solamente le emissioni di titoli di Stato, l’educazione finanziaria non serviva. In più, tutto era basato sui Bot, titoli a breve durata. Insomma: no all’idea di una sana diversificazione e no all’idea di una pianificazione di lungo periodo, che sono proprio invece le basi di una corretta educazione finanziaria.

DAI BOT-PEOPLE ALLA NUOVA BTP-FOLLIA


E veniamo ai giorni nostri. Da allora ad oggi ci sono di mezzo decenni in cui tutto è cambiato, perché il mondo è mutato, si è interconnesso rendendo obsolete potenziali visioni di tipo autarchico, il settore della finanza si è evoluto, c’è stato un macrotrend storico di ribasso dei tassi durato a lungo. E finalmente, di fronte a questi stravolgimenti, si è cominciato a parlare del bisogno di educazione finanziaria. Si è aperto un dibattito in questo senso che dura tutt’ora, con il varo di tante iniziative e tanti progetti. Tutto bene, salvo che ora, dall’altra parte, per finanziare di nuovo debito pubblico (manovre in deficit per cui sia l’Europa che i mercati esprimono preoccupazione) e sfruttando i tassi saliti repentinamente come conseguenza delle politiche monetarie messe necessariamente in atto per contrastare l’inflazione, si vendono tonnellate di Btp con offerte e campagne che somigliano a quelle dei discount del sottocosto.

LA DISEDUCAZIONE FINANZIARIA DA DISCOUNT BTP


Per carità, con questo non stiamo assolutamente dicendo, e lo sottolineiamo, che il Btp sia uno strumento cattivo per il risparmiatore o per le esigenze di finanziamento dello Stato. In quest’ottica il Btp è uno strumento valido. Il punto dolente è l’esagerazione nel suo uso, è questo l’aspetto preoccupante. È come un cibo buono e salutare, ma che se viene mangiato in quantità eccessive porta indigestione e ha effetti collaterali. Negli ultimi due anni abbiamo visto il ritorno dei Bot-people, ora si chiamano Btp-people, ma è la stessa roba. Tutti a correre a comprare solo Btp allettati dagli spot TV dello Stato-discount che fanno leva sui tassi tornati corposi. Ebbene, qual è l’effetto collaterale? Tornare di fatto ad asfaltare l’idea di educazione finanziaria. A che serve imparare qualcosa in tema di investimenti, si chiedono i nuovi Btp-people, se tanto basta aspettare la prossima emissione concessa dallo Stato? A che serve diversificare se tanto basta mettere tutti i soldi solo in Btp? A che serve ragionare sugli orizzonti temporali e su una pianificazione di lungo periodo se tanto ci sono titoli che rendono bene a soli 5 anni e poi si vedrà?

LA BATTAGLIA PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA


Davvero vogliamo tornare a tutto questo? Davvero vogliamo cancellare decenni di sforzi per fare educazione finanziaria in questo Paese? Chi ci governa fa bene ovviamente a pensare a come finanziare le casse dello Stato, ma non può di colpo dimenticare la battaglia per l’educazione finanziaria, che è un obiettivo importante per il lungo periodo e per la crescita culturale di un popolo, a partire dai giovani. A noi fa orrore pensare di educare i giovani all’idea che investire e pianificare il proprio futuro si riduca a comprare solo titoli di Stato. Ci fa orrore e lo diciamo, consapevoli di essere oggi forse gli unici a farlo e a osare criticare il “sacro” Btp.

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