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L'analisi

PGIM Fixed Income: ecco i rischi per l’Europa con la deindustrializzazione della Germania

Con le crescenti tensioni tra la Cina e l'Occidente, l'economia tedesca, che si basa sulle esportazioni, potrebbe incrementare l’export verso i suoi vicini europei per ridurre la sua dipendenza dalla domanda cinese

di Leo Campagna 15 Novembre 2023 15:48
financialounge -  economia Europa germania Katharine Neiss PGIM Fixed Income
financialounge -  economia Europa germania Katharine Neiss PGIM Fixed Income

La globalizzazione ha favorito in misura significativa la Germania la cui base produttiva si è sviluppata per sostenere la domanda di esportazioni di automobili, elettronica e prodotti farmaceutici in tutto il mondo. “Tuttavia” tiene a precisare Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income “negli ultimi tempi l'economia più grande dell'Unione Europea ha incontrato difficoltà crescenti dovendo affrontare sfide su tre fronti principali: la guerra in Ucraina, i sussidi esteri e la riconfigurazione delle rotte commerciali globali”.

LA CONCORRENZA NEL MERCATO DELLE AUTO ELETTRICHE


Un’altra dinamica che fa ulteriore pressione all’economia di Berlino è la concorrenza dei nuovi operatori nel mercato delle auto elettriche che determina un ambiente operativo più difficile per le case automobilistiche tedesche, un'industria fondamentale per la forza del settore industriale della Germania.

GLI IMPATTI DELLE TENSIONI TRA USA E CINA


“A tutto questo, vanno aggiunti gli impatti delle tensioni tra gli Stati Uniti, un alleato strategico, e la Cina, il principale partner commerciale della Germania” riferisce Neiss. Basti pensare che nel 2022, per il settimo anno consecutivo, la Cina è stata il principale partner commerciale della Germania, con un incremento del 21% annuo del commercio tra Berlino e Pechino, raggiungendo un livello record.

LA PRIMA STRATEGIA NAZIONALE NEI CONFRONTI DELLA CINA


Alla luce di questo nuovo quadro di riferimento e delle crescenti tensioni geopolitiche globali, il governo tedesco ha adottato la sua prima strategia nazionale nei confronti della Cina, definita "partner, concorrente e rivale sistemico". “L’obiettivo di Berlino” spiega l’economista di PGIM Fixed Income “è quello di incrementare l’indipendenza della propria economia dalle importazioni cinesi, aumentando al contempo i controlli sulle esportazioni. Si tratta di un approccio in linea con la visione europea del "de-risking".

LA RISPOSTA DELLA UE AI SUSSIDI DEGLI STATI UNITI


A questo proposito, in risposta ai nuovi sussidi per l'energia pulita negli Stati Uniti, l’Europa ha varato un proprio pacchetto di incentivi. A marzo, l'Ue ha rivisto le regole sugli aiuti di Stato per consentire ai governi nazionali di pareggiare i sussidi che le aziende avrebbero ricevuto negli Stati Uniti. “Tuttavia Washington dispone di una maggiore potenza finanziaria e alcuni produttori, persino i pilastri della base industriale tedesca, vi hanno indirizzato nuovi investimenti, sollevando il rischio di una fuga di produzione dall'Europa. Per contro i funzionari dell'Ue restan fiduciosi nel loro piano per rimanere competitivi” specifica Neiss.

MINORI POSSIBILITÀ DI AIUTI PER LE PICCOLE IMPRESE


In particolare, si segnala la risposta della Germania che si è impegnata a sostenere la costruzione di un complesso produttivo di semiconduttori per Intel con un finanziamento di 11 miliardi di dollari. Berlino inoltre ha approvato in estate sussidi con i quali contribuirà a finanziare un impianto della Thyssenkrupp. Resta il fatto che le piccole imprese hanno meno probabilità di beneficiare dei piani dell'Ue rispetto alle grandi aziende. “I sussidi locali sono principalmente indirizzati alla costruzione di capacità produttiva piuttosto che alla condivisione dei costi di produzione nel tempo come negli Stati Uniti” sottolinea l’economista di PGIM Fixed Income.

POSSIBILE INCREMENTO DELL’EXPORT VERSO I PAESI EUROPEI VICINI


Secondo Neiss, alla luce delle crescenti tensioni tra la Cina e l'Occidente, l'economia tedesca, che si basa sulle esportazioni, potrebbe incrementare l’export verso i suoi vicini europei, riducendo la sua dipendenza dalla domanda cinese, mentre prosegue nella pianificazione delle proprie misure politiche volte a stimolare gli investimenti interni.
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