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Investimenti sostenibili

Capital Group: l’azionario è il comparto preferito dagli investitori per l’Esg

La terza edizione dello studio globale Esg evidenzia come ci sia una preferenza per le società leader nella sostenibilità, ma anche per i fondi Esg multitematici. Aumenta la quota di chi investe in obbligazioni compatibili con l’impegno ambientale e sociale

di Annalisa Lospinuso 10 Ottobre 2023 19:30
financialounge -  azioni Capital Group ESG finanza Jessica Ground obbligazioni sostenibilità
financialounge -  azioni Capital Group ESG finanza Jessica Ground obbligazioni sostenibilità

In ambito Esg brilla il comparto azionario. Ma con l’inflazione in calo e tassi di interesse vicini al picco di rialzi, anche l’obbligazionario sta diventando interessante in ottica di sostenibilità. La percentuale di investitori globali che implementano i criteri Esg attraverso le azioni è pari all’81%, tre quarti dei quali (74%) preferiscono che i fondi attivi integrino l’Esg. È quanto emerge dalla terza edizione dello studio globale Esg di Capital Group, società di investimento con un patrimonio in gestione di oltre 2.300 miliardi di dollari.

OBBLIGAZIONI ESG IN CRESCITA


Se, dunque, l’azionario rimane l’asset class preferita in ambito Esg (81%), gli investitori vorrebbero investire di più in obbligazioni sostenibili. Circa un terzo (32%) del campione dichiara di voler aumentare le allocazioni ai fondi obbligazionari Esg, come conseguenza del calo dell’inflazione e del picco dei tassi di interesse, ma quasi la metà afferma che mancano fondi a reddito fisso allineati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

OPPORTUNITÀ NELLA TRANSIZIONE


Il 40% degli intervistati ritiene che le strategie azionarie Esg abbiano un bias di stile verso i titoli growth, ma c’è una crescente domanda di fondi Esg multitematici, con potrebbero diversificare i rischi. Ma quali sono i titoli preferiti? Secondo lo studio globale Esg di Capital Group, quasi sei investitori globali su 10 (59%) ritengono che le strategie che si concentrano sulle società leader, a scapito di quelle in transizione, perderanno opportunità di investimento. Il 46% dichiara di preferire la combinazione di leader e di società in transizione e potrebbe salire fino al 54% nei prossimi due o tre anni. Quasi la metà (44%) degli investitori ritiene che le aziende in transizione siano sottovalutate dal mercato.

DATI E DEFINIZIONI


La coerenza e l’affidabilità dei dati sono considerati ancora ostacoli nell’adozione di strumenti Esg (54%) anche se in miglioramento rispetto a due anni fa. Gli investitori si rivolgono a più fonti per decodificare le difficoltà dei dati: il 40% si affida alla ricerca proprietaria dei gestori attivi e il 40% conduce una propria analisi Esg. Quasi quattro investitori istituzionali su 10 (39%) hanno creato una propria serie di definizioni Esg, in assenza di una univoca, per garantire che i team adottino un approccio coerente. Più di un terzo (35%) ha sviluppato un proprio approccio interno alla categorizzazione dei fondi Esg.

CALANO LE BARRIERE


“Questo è il terzo anno consecutivo – ha commentato Jessica Ground, Global head of Esg di Capital Group – che conduciamo un’indagine Esg globale e vediamo che gli investitori a livello globale continuano a privilegiare un approccio attivo con una ricerca fondamentale, in quanto ciò aiuta a identificare le società con piani di transizione credibili che saranno fondamentali per un’ulteriore adozione dell’Esg. Le risposte di quest’anno suggeriscono un crescente interesse per i fondi multitematici, in quanto possono offrire una copertura più ampia dello spettro Esg e contribuire a neutralizzare la volatilità dello style bias, e per i fondi obbligazionari Esg, in quanto l’inflazione si allontana e i tassi di interesse raggiungono il massimo. È inoltre incoraggiante vedere segnali che indicano che alcune barriere di lunga data all’adozione dell’Esg, come i dati e le definizioni, stanno iniziando a diminuire, poiché più gli investitori conoscono l’Esg, più trovano modi proattivi per affrontarne le sfide”.
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