Sunday View

Cos’è la BEI e perché se ne parla così tanto?

La sede a Lussemburgo, un filo diretto con la BCE e fermento ai vertici: perché la Banca Europea degli Investimenti è importante per la nostra economia e perché se ne parla in questo momento?

di Lorenzo Cleopazzo 17 Settembre 2023 10:00
financialounge -  Banca Europea per gli investimenti BEI economia sunday view
Ė il 18 giugno, a Santiago de Queretaro la giornata è calda come da copione. E se non bastasse il clima estivo, c’è tutta l’eccitazione di un mondiale messicano che quel giorno fa tappa all’Estadio Corregidora. Sul rettangolo verde scendono in campo due squadre a loro modo inedite: da una parte la Spagna, con un blocco di fenomeni che per la prima volta dopo anni permette alla Roja di presentare una rosa davvero competitiva; dall’altra invece c’è la Danimarca, un’assoluta debuttante alla kermesse mondiale, ancora imbattuta dopo la fase a gironi chiusa con un solo gol subito.

Ė il 15 settembre, a Santiago de Compostela la giornata avrebbe dovuto essere più calda, ma il copione è cambiato qualche giorno prima. Durante il vertice europeo dei ministri dell’economia e delle finanze si attendevano importanti passi avanti per la nomina alla presidenza della BEI, la Banca Europea degli Investimenti, ma la decisione slitterà. I nomi favoriti sembrano essere due: da una parte Nadia Calviño, ministra dell’economia e vicepremier spagnola; dall’altra la danese Margrethe Vestager, commissaria europea alla concorrenza. Certo questa volta il palcoscenico ha una natura decisamente diversa da quella di Messico ’86, ma se spesso e volentieri non servono troppi motivi per seguire un mondiale – eccetto forse gli ultimi due, mannaggia –, ora occorre dare un’occhiata più approfondita a questa sfida, per non perdersi quello che succederà sui banchi europei.

Palla al centro, fischio d’inizio. Si comincia.

BEI PROPOSITI


Calviño e Vestager non sono le uniche nomine in corsa per la presidenza della BEI. Nella top five rientra anche l’italiano Daniele Franco, ex ministro delle finanze del governo Draghi, insieme alla polacca Teresa Czerwińska e allo svedese Thomas Östros, attuali vicepresidenti proprio della BEI.

Ma cosa fa quest’istituto, di preciso? In poche parole potremmo dire che se l’Ue stila una lista di obiettivi, la BEI trova gli investimenti giusti per realizzarli. Infatti, dal momento della sua istituzione nel 1958 con il Trattato di Roma, la BEI ha investito più di mille miliardi di euro in molti progetti a livello europeo e non solo, con un focus sempre su clima e ambiente, sviluppo e piccole e medie imprese. Andando nel concreto, tra il 2019 e il 2022 la BEI ha erogato finanziamenti per circa 45 miliardi di euro a favore di progetti italiani sulla transizione green e digitale, mentre si prepara a stanziare altri 600 milioni in favore delle pmi nostrane assieme a Deutsche Bank. Tornando a oggi, la partita tra Danimarca e Spagna vede una Margrethe Vestager in attacco, promuovendo un “ruolo più strategico” della BEI con lei alla guida. Pragmatica e concreta, come una formazione nordica. Nell’altra metacampo gioca invece Nadia Calviño, sempre più in auge anche grazie al sostegno francese. Pacata ma solida, come un tiki-taka di scuola spagnola. Una contrapposizione forse già vista, e non solo in quel pomeriggio dell’86, ma anche tra le righe di qualcuno che è venuto anni prima.

SPAGNA VS DANIMARCA


Søren Kierkegaard e Raimondo Lullo non sono proprio compagni di classe. Il primo ha vissuto nell’elegante Copenaghen dell’800, mentre l’altro nella soleggiata Palma de Mallorca del XIII secolo. Quasi agli estremi della storia, come anche nel pensiero: se lo spagnolo esprime un razionalismo apologetico – in sintesi dice che grazie alla logica possiamo giustificare il concetto di Dio –, il danese parla di un individualismo esistenzialista – in sintesi dice che il mondo è tutto inquietudine. Entrambi i pensieri girano attorno al medesimo fondamento divino, solo che se per Lullo possiamo raggiungerlo attraverso gli sforzi della mente, per Kierkegaard c’è un gap insanabile tra quaggiù e Lassù che ci provoca giusto quel pizzico di angoscia. Okay, detta così il confronto appare impietoso per il povero danese, e forse i suoi libri non sono proprio letture leggere per svagare la mente, ma nel suo pensiero c’è tutta la concretezza e il realismo che lui riteneva necessari per il suo tempo. Cercando di metterla in un’ottica meno negativa, sintetizziamo così: per Kierkegaard la fede batte la ragione, mentre per Lullo sono alla pari. Così va meglio?

BEI NOMI


La formazione di quella Spagna dell’86 era fatta di grandi nomi, come Zubizarreta e Butragueño, ma sappiamo che prima del 2010 non metterà stelle sulla maglia. Allo stesso modo Raimondo Lullo era un autore con centinaia di opere, ma finì un po’ schiacciato dal peso di altri attori della storia del pensiero. Poi abbiamo la Danimarca, che nella persona della Vestager incassa il like della Francia, così come Kierkegaard diede vita a una corrente filosofica – l’esistenzialismo – che ebbe successo proprio sotto la Tour Eiffel. A dirla così i punti di contatto sono chiari, così come è chiaro quanto vincere un mondiale sia allettante per ogni tifoso. A ben pensarci, però, è chiaro anche il perché la BEI stia suscitando tanto interesse, tra incertezze, obbiettivi su clima e digitale, insieme a tanti altri possibili sviluppi geografici oltre che economici. Dei cinque Paesi che hanno presentato i loro nomi per la presidenza della BEI, Spagna e Danimarca sono quelli che più di tutti sembrano in corsa, ma per sapere il risultato finale dovremo attendere il triplice fischio che arriverà a ottobre, all’Ecofin-Eurogruppo, magari anche con qualche colpo di scena. Questo verdetto non farà certo alzare una coppa alla propria nazione o cucire una stella sul petto del proprio governo, ma non è questo il punto. Perché non conta tanto la bandiera che si porta idealmente sulle spalle, quanto il nome che verrà posto al vertice.

BONUS TRACK


Se vi steste chiedendo come terminò quella Spagna-Danimarca messicana del 1986, la risposta dovrebbe essere un’altra domanda: come mai non vi ricordate di quell’ottavo di finale? Forse perché, in fondo, non era poi così importante come quella che si sta giocando oggi sul nostro continente.

(E comunque finì 5-1 per la Spagna).
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