L’analisi

GAM: ridurre l’esposizione ai big Usa a favore di small-mid cap, Europa e Emergenti

Carlo Benetti, Market Specialist di GAM SGR, vede mercati azionari sospesi tra un presente brioso e un “futuro imperscrutabile” e avverte sulla concentrazione arrivata ai massimi storici dell’indice S&P 500

31 Maggio 2023 17:28

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Resta l’ipotesi di una pausa della Fed ma non tagli imminenti dei tassi in quanto mancano ancora segnali di allentamento del mercato del lavoro, le condizioni generali dell’occupazione sono ancora vivaci, crescono i salari e la disoccupazione è su valori storicamente bassi. Altri segnali arrivano dall’andamento del mercato azionario americano. La concentrazione dell’indice S&P 500 è a livelli storici, le cinque società più importanti ne rappresentano quasi il 20%, le prime dieci il 30%, mentre nel 1985 le prime dieci società rappresentavano poco meno del 20% della capitalizzazione. I big tech sono tornati sugli scudi grazie alla prossimità della pausa nel ciclo dei tassi e soprattutto per le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

VALUTAZIONI PIU’ RAGIONEVOLI IN EUROPA E NEGLI EMERGENTI


Sulla base di questo scenario di base e guardando al quadro complessivo, con l’asimmetria temporale “tra un presente brioso e un futuro imperscrutabile”, Carlo Benetti, Market Specialist di GAM SGR ritiene che gli investitori dovrebbero valutare la diminuzione dell’allocazione, anche passiva, nelle azioni americane, fortemente concentrate negli indici domestici e sovra rappresentate in quelli globali, e orientarsi verso le piccole e medie capitalizzazioni, l’Europa e i Mercati Emergenti dove le valutazioni esprimono più ragionevoli rapporti tra valutazioni e utili attesi (P/E).

I CONSUMI CRESCONO E L’INFLAZIONE RESISTE


L’esperto di GAM rileva che la spesa per consumi e la resistenza dell’inflazione cambiano ancora le aspettative sulla politica monetaria. A tre mesi dalla crisi delle banche regionali americane i depositi si sono stabilizzati e, come previsto, l’attività creditizia è diminuita, e l’impulso al credito è positivamente correlato con la crescita. Ad aprile la spesa per consumi è cresciuta dello 0,8% dopo un dato sostanzialmente piatto a marzo, principalmente nei servizi finanziari e assicurativi, sanitari, ristorazione e viaggi. È cresciuta anche l'inflazione, su livelli ad aprile superiori a quelli del mese precedente e alle attese. A cambiare le carte della narrazione, secondo Benetti, contribuisce anche il il rimbalzo degli ordini di beni durevoli, difesa esclusa.

PIU’ DIFFICILI LE DECISIONI DELLA FED


Inflazione persistente, consumatori con voglia di spendere, ordini in crescita: secondo Benetti l’economia americana dimostra buone capacità di resistenza nonostante la morsa dei tassi, e l’ostinazione dei consumatori a consumare e dei prezzi a non scendere sembrano spostare ancora più avanti l’appuntamento con la frenata economica e rendono più difficili le decisioni ella Fed, che potrebbe decidere di spostare in avanti la pausa nel ciclo di rialzi. Lo spostamento in avanti della recessione e una positiva stagione degli utili hanno sostenuto i mercati.

CATTIVA LETTURA DELLO SCENARIO


Il registro è ancora quello dell’ottimismo. L’esperto di GAM cita un’indagine di McKinsey secondo cui i consumatori che si aspettano una recessione sono rimasti abbastanza costanti nei primi mesi del 2023, e semmai si è verificato un aumento dell’ottimismo. Un rischio sottovalutato secondo Benetti è la cattiva lettura dello scenario economico, ad esempio dando eccessiva attenzione a “ciò che farà la Fed” o restando ancorati al presente dove i “rumori di fondo” rischiano di sovrastare i segnali.

FRENATA NELL’EROGAZIONE DEL CREDITO


A tre mesi dalla crisi delle banche regionali, si sono ridimensionate le preoccupazioni, i depositi si sono stabilizzati ed è rallentata l’erogazione del credito, dopo un’intensa attività nel 2022. Il rallentamento è più pronunciato nei prestiti commerciali e industriali, con +0,3% da inizio anno rispetto a +7,8% del 2022, ma rallenta anche il credito al consumo.

POWELL VUOL EVITARE UN ATTERRAGGIO DURO


L’impulso al credito è fortemente correlato alla crescita del PIL, e un suo indebolimento prelude al rallentamento economico. Secondo l’esperto di GAM, la Fed ne terrà certamente conto, perché l’obiettivo del presidente della banca centrale Powell è riportare l’inflazione sotto controllo evitando però un “atterraggio duro” dell’economia.

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