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La crisi della Silicon Valley Bank non resterà senza conseguenze sul credito USA

Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager, di Pictet AM, prevedono una stretta regolatoria e creditizia e un aumento delle fusioni. Minore l’impatto sull’Europa

di Virgilio Chelli 10 Maggio 2023 10:44

financialounge -  Andrea Delitala banche Marco Piersimoni Pictet Am Silicon Valley Bank
Anche se essenzialmente sotto controllo, la crisi innescata dalla Silicon Valley Bank avrà una serie di conseguenze sul sistema bancario americano, inducendo a una maggior regolamentazione, un aumento della tassazione, stress test ancora più stringenti con possibili minori ritorni per gli azionisti, una stretta creditizia e l'aumento delle perdite da crediti, pressione sui margini di interesse per il più alto costo della raccolta, e infine minor redditività e un maggior costo del capitale. Sono le conclusioni di un’analisi di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager, di Pictet Asset Management, che si aspettano soprattutto negli USA un aumento delle fusioni bancarie, specie delle banche regionali, il cui business model è a rischio sostenibilità.

NON È UN NUOVO 2008


I due esperti di Pictet AM osservano che i dati mostrano una crescita negativa del nuovo credito USA nell'ultimo trimestre del -37,2% e ritengono che non siamo ancora a un credit crunch, ma più probabilmente solamente a una stretta in settori specifici, come quello l’immobiliare commerciale. Non è un nuovo 2008, il rapporto loan to value è nettamente più basso, ma un'altra area da tenere sotto controllo è il credito commerciale non Investment Grade cresciuta molto negli ultimi anni con tassi di default bassissimi, spingendo le banche ad aumentare l’esposizione.

MA AVRÀ UNA SERIE DI CONSEGUENZE


Per questo secondo Delitala e Piersimoni la crisi della Silicon Valley Bank avrà una serie di conseguenze sul sistema bancario, incluse una maggiore regolamentazione, un aumento della tassazione, stress test più severi, una stretta creditizia, maggior pressione sui margini e una minore redditività. Nell'ultimo anno e mezzo le banche hanno iniziato ad adottare una politica molto più restrittiva nell’erogazione di nuovo credito, un trend è ben visibile anche in Europa. La riduzione riguarda soprattutto le banche regionali americane che giocano un ruolo molto importante in certi settori e soprattutto nel finanziamento del commercial Real Estate, che ha dimensioni importanti tanto in USA che in Europa.

L’IMPATTO SUL SEGMENTO DI MINORE QUALITÀ


Per gli operatori che devono affrontare notevoli rifinanziamenti del debito o sono esposti a tassi variabili, secondo Pictet AM il rischio è che gli interessi siano superiori a quello che viene incassato soprattutto dagli affitti degli uffici. Si potrebbe quindi assistere a riduzioni del credito disponibile ma non a problemi di ricapitalizzazione generalizzata del sistema bancario. Nel credito commerciale non Investment Grade, inoltre, si è assistito anche all'ingresso di nuovi operatori, non bancari, come fondi, obbligazioni e fintech, che modera il rischio diretto delle banche, ma ha anche aumentato notevolmente l'esposizione a operatori finanziari non bancari.

ANCHE IL CAPITALE SOTTO I RADAR


L’altro elemento sotto i radar, secondo Delitala e Piersimoni, è il capitale: le politiche restrittive delle banche centrali hanno determinato grosse perdite non contabilizzate nei bilanci delle banche, un problema soprattutto per le banche regionali americane, mentre per le europee è minore in quanto queste perdite in parte sono già contabilizzate. Se le perdite non dipendono da un'uscita forzosa di depositi, con le banche costrette a vendere titoli, basta attendere che arrivino a scadenza e vengono liquidati al valore di carico, senza considerare che eventuali ‘buchi’ potrebbero essere compensati da iniezioni di liquidità delle stesse banche centrali.

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