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L’asset più prezioso si chiama pace

Dopo anni di pandemia, con una guerra in corso, disordini sociali sparsi in tutto il mondo e una narrativa che contrappone spesso Oriente e Occidente, sui mercati – e nelle case di ognuno di noi – si cerca un po’ di respiro

di Lorenzo Cleopazzo 9 Aprile 2023 10:00
financialounge -  asset investimenti pace sunday view

All’inizio ci sono dei colori, tutti ben definiti e divisi nei loro tubetti. Il loro destino è di essere usati su una tela, ma ancora non sanno se per riempire i contorni di un disegno preciso o se per creare una trama di schizzi d’avanguardia. A volte è il primo caso, altre volte il secondo, dipende da cosa sceglie il pittore.

Chiamatelo anche fato o provvidenza, come preferite, fatto sta che ora come ora questo pittore ha deciso di ispirarsi a Jackson Pollock. Sarà per questo che, più che di un dipinto ben definito, ora come ora il nostro mondo ci sembra tanto un marasma di pennellate incontrollate e lanci di colore.

Perché tra chi inizia a buttare un po’ di vernice qua e chi un po’ là, i media si sono riempiti di una fitta rete di sfumature da raccontare. E non sempre si parla di sfumature piacevoli. A dover fare un elenco, partiremmo dalle proteste in Francia per andare agli scontri in Israele, poi passeremmo dai missili della Corea del Nord a quelli che ancora sfrecciano tra Ucraina e Russia, infine arriveremmo alle tensioni tra Cina e Occidente, dove il momento no di alcune banche ha fatto sudare freddo a qualcuno. E abbiamo lasciato fuori temi scottanti come le questioni ambientali, l’arresto di Trump e tanti altri. Tutte questioni che oggi danno da pensare ai mercati, e che un tempo davano da pensare anche a chi ha fatto della pace un punto importante della propria filosofia.

GETTI DI COLORE


In questo momento il mondo dei mercati si trova in una duplice situazione: da una parte è impegnato a leggere e capire tutte queste pennellate, dall’altro è anch’esso uno schizzo di colore. E non uno qualsiasi.

La finanza è uno dei tratti principi di questo dipinto, uno di quelli che se mancasse lascerebbe uno spazio bianco non indifferente in mezzo alla tela. Le sue sfumature sono date dai movimenti, dagli scambi e dagli asset che muovono le curve e gli interessi degli investitori, creando un colore unico che però è facilmente alterabile dalle altre tonalità che entrano in collisione con lui. Basta una goccia differente per rischiare di compromettere il suo spettro, ed ecco che tutto quello che sta accadendo nel mondo, sta anche sballando le tonalità dei mercati. Una tonalità fatta di domanda e offerta, di azioni e obbligazioni, di fondi d’investimento, di materie prime e del succo d’arancia di ‘Una Poltrona per Due’.

C’è di tutto, insomma. Quantomeno tutto ciò che ha un prezzo. Ma forse manca qualcosa, qualcosa il cui costo l’essere umano ha pagato e sta pagando tutt’ora, senza però riuscire ad avere mai nulla in cambio. Qualcosa che ha un valore umano, più che una quotazione economica. Un qualcosa che è facile da capire, ma difficile da mettere in atto. Un qualcosa che in periodi come questi, più che un colore è una gomma per cancellare tutte le sfumature più tristi della nostra tela.

PER LA PACE


“Agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata a legge universale della natura”. Testo e musica di Immanuel Kant.

Belle parole, vero? Il problema è che anche Kant stesso si era reso conto di quanto fossero difficili da concretizzare: “Da un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di completamente dritto”, scriveva lui. Come a dire: bisognerebbe vivere nel modo migliore possibile, ma è anche vero che non saremo mai perfetti. Ma se qualcuno pensa che il nostro filosofone si fosse arreso di fronte alla testardaggine umana, si sbaglia di grosso.

Nel 1795 dà alle stampe un gioiellino intitolato ‘Per la pace perpetua’, che già dal titolo si capisce perché meriterebbe di essere letto un po’ più spesso. Per riassumerlo in pochissime parole, il nostro autore scrive che la guerra è uno spreco di risorse umane – oltre che economiche, chiaramente. E se è vero che siamo tronchi storti, è anche vero che proprio Kant parlava di una Legge Morale trascendentale e intrinseca a ognuno di noi. E ieri come oggi bastava una sola battaglia per perdere non solo delle persone, ma anche tanti possibili creatore di “leggi universali della natura”.

Per cosa poi?

PREZZO E VALORE


Che una guerra non sia un colore – se non il grigio spento e cupo delle armi – è assodato. Ė difficile fare una metafora, ma sulla tela del nostro mondo a quanto pare c’è ancora spazio per chi intinge il pennello di tonalità tristi e fredde. Siamo tutti preoccupati, ovviamente, e i mercati non sono da meno. In questo momento però vogliamo sbilanciarci, e forse è anche facile farlo: se dipendesse da loro, l’asset più prezioso sarebbe certamente la pace. Che quando tutto può avere una cifra stampata sopra, lei ha un valore proprio per la sua mancanza di prezzo. Una prospettiva che è più pregiata del petrolio, un bene rifugio più ‘rifugio’ dell’oro, e che per Kant era addirittura mossa da una spinta intrinseca alla natura stessa, come se tutto tendesse prima o poi alla pace perpetua.

E nella festa di oggi, come in tutti gli altri giorni del calendario, non possiamo che augurarcelo.

BONUS TRACK


Abbiamo cominciato l’articolo parlando di colori. E forse non è un caso che la bandiera internazionale della pace sia proprio una scritta bianca su un campo arcobaleno.

La stessa bandiera a cui Picasso aggiunse una colomba bianca, simbolo anche della Pasqua.
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