L'analisi

Elon Musk e il paradosso di Icaro

Mark Hawtin di GAM Investments usa il paradosso di Icaro per spiegare i rischi di Tesla, il cui unico vero vantaggio è di essersi mossa per prima nelle auto elettriche, ma che ora mostra margini sempre più sotto pressione

di Leo Campagna 6 Febbraio 2023 16:19

financialounge -  auto elettriche Elon Musk Mark Hawtin mercati Tesla
Troppi investitori del titolo Tesla si sono lasciati convincere da previsioni piuttosto ottimistiche come quelle della manager Cathy Wood di ARK, che prevedevano un prezzo target di 1.150 dollari o un valore di mercato di 3.500 miliardi di dollari entro il 2026. In realtà, il valore di mercato è sceso da 1.300 miliardi al momento del picco a fine 2021 a 378 miliardi di dollari alla fine del 2022. Sarebbe principalmente questa, secondo Mark Hawtin, Investment Director di GAM Investments la ragione alla base del rapido tracollo del titolo dal mese di dicembre (-37,5%).

MODEL 3 E MODEL Y


“I lunghi tempi di attesa per la consegna e la caparra molto bassa (100-200 dollari) delle auto Model 3 e Model Y - posizionate spesso in cima alle statistiche dei nuovi veicoli in molti Paesi - hanno creato un mercato di seconda mano molto vivace per la vendita (e la speculazione) di queste automobili mantenendo alto il valore sul mercato dell’usato. Una dinamica che tuttavia ha generato una serie di falsi segnali sull’effettiva situazione della domanda di un veicolo elettrico tutt’altro che economico”, fa sapere Hawtin.

IL COSTO DEL LEASING MENSILE DELLA MODEL 3 OLTRE I 900 DOLLARI


Negli ultimi sei mesi sia i tassi di interesse che il valore residuale, che incidono sul costo del leasing mensile, hanno penalizzato l’azienda guidata da Elon Musk il cui prezzo medio dell’usato, secondo Edmunds Research, è sceso del 17% nel secondo semestre del 2022, rispetto a una media del -4% per tutte le altre auto. Il costo del leasing mensile della Model 3 supera oggi i 900 dollari, piuttosto difficile da sostenere dalle famiglie il cui reddito è falcidiato dall’aumento dei tassi.

PRODUZIONE, CLIENTI E IL PARADOSSO DI ICARO


“Sempre secondo Edmunds, circa il 30% delle Tesla usate in vendita a fine 2022 è stato immatricolato nel 2022, rispetto al 5% delle altre marche. Il successo del modello, che prima della crisi ha fatto salire il valore dell’usato, ha alimentato una domanda robusta che si è volatilizzata, con il crollo del valore di seconda mano: è il paradosso di Icaro”, commenta Hawtin. Il manager di GAM Investments fa poi notare come le scorte di auto Tesla si stiano accumulando, anche per la decisione di accelerare la produzione nei nuovi stabilimenti di Shanghai, Berlino e in Texas, mentre i clienti diminuiscono.

TAGLIO DEI PREZZI IN CINA E NEGLI STATI UNITI


“L’azienda, che ha annunciato un taglio dei prezzi in Cina e negli Stati Uniti verso la fine del 2022, è costretta a scegliere tra scontare drasticamente i prezzi per far salire la domanda, con evidenti ripercussioni sui margini lordi, oppure subire un brusco tracollo della domanda”, riferisce Hawtin. Secondo il quale le previsioni degli analisti indicano obiettivi eccessivi: aumentare la quota di mercato dal 21% circa nel 2022 al 23% nel 2025 in uno scenario sempre più competitivo e con una rata di leasing scoraggiante.

TESLA NON E’ L’APPLE DELLA AUTO


Hawtin è convinto che la differenza di prezzo delle auto Tesla rispetto ad altre sulla base della crescita eccellente e del margine lordo, non sia giustificata. “Tesla non è la Apple delle auto come sostengono alcuni analisti. Apple ha una quota del mercato degli smartphone negli Stati Uniti del 55%, mentre il principale produttore di automobili Toyota (e quindi nemmeno Tesla) ha una quota del 10% soltanto. Inoltre l’effetto rete che lega molti utenti all’ecosistema Apple non esiste nel caso di Tesla”, spiega il manager di GAM Investments.

IL DESTINO DI NOKIA, ERICSSON O BLACKBERRY


Secondo Hawtin , l’unico vero vantaggio di Tesla è quello di aver fatto la prima mossa. “Guardando indietro a 5 o 10 anni fa, Tesla non ci sembra l’Apple dell’industria automobilistica ma assomiglia forse di più a Nokia, Ericsson o persino a Blackberry, che hanno avuto il vantaggio di fare la prima mossa ma alla fine non hanno mantenuto una posizione predominante sul mercato”, conclude l’Investment Director di GAM Investments.

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