Mercato valutario

Amundi: il dollaro scenderà ancora ma resta anticiclico e ad alto rendimento

Monica Defend, Head dell’Amundi Institute, considera il biglietto verde una variabile chiave da seguire con attenzione nel 2023 su cui consiglia di assumere rischi limitati bilanciati da posizioni su yen e franco svizzero

di Virgilio Chelli 18 Gennaio 2023 12:23

financialounge -  Amundi dollaro inflazione Monica Defend
Le inattese notizie positive sull’inflazione USA hanno scatenato una reazione reflazionistica tra le valute dei Paesi sviluppati, ma il percorso di recupero contro il dollaro sarà accidentato perché il biglietto verde rimane un attivo anticiclico ad alto rendimento. Ma visto l’insoddisfacente profilo rischio/rendimento è consigliabile assumersi un rischio limitato sul dollaro in quest’ultimissima fase del suo ciclo, considerando lo yen e il franco svizzero le valute più sicure per ridurre la posizione sul dollaro, atteso da una svalutazione più consistente da ora al secondo semestre del 2023.

CICLO QUASI ALLA FASE FINALE


Monica Defend, Head dell’Amundi Institute, ritiene che il ciclo del dollaro statunitense sia quasi nella fase finale che richiede di posizionarsi in vista di un indebolimento più forte nel 2023. Il dollaro ha dominato la scena per tutto il 2022 con uno dei maggiori rally di sempre, mentre tutte le valute dei G10 hanno sofferto. Ma le recenti sorprese positive sull’inflazione USA, con la Fed che ha ammesso la possibilità di un rialzo più contenuto dei tassi, hanno agito da brusco richiamo alla realtà.

IL VANTAGGIO DEI RIALZI DELLA FED NEL 2022


La correzione del dollaro è stata fortissima e ora ci si chiede se il trend ribassista proseguirà nel 2023, dopo che per tutto il 2022 il biglietto verde è stato scambiato a premio rispetto ai fondamentali. Una Fed aggressiva ha favorito il dollaro mentre l’economia USA non ha beneficiato di vantaggi in termini di crescita, a differenza del 2021, quando aveva ampiamente surclassato gli altri Paesi sviluppati. L'eccezionalismo del dollaro nel 2022, secondo Defend, è dipeso da due cose: il vantaggio del rialzo dei tassi reali e le crescenti proprietà di diversificazione.

LE IMPLICAZIONI DELLA CURVA DEI RENDIMENTI


Ora è cruciale osservare il comportamento della Fed per capire l’evoluzione di questi due elementi. L’esperta di Amundi pensa che sia prematuro immaginare una svolta accomodante della Fed, che sarebbe un fattore scatenante di vendite sul dollaro. Ma altre sorprese positive sull’inflazione potrebbero spostare rapidamente l’attenzione verso le prossime mosse della Fed, con potenziale cambiamento della politica monetaria, vista l'inversione della curva dei rendimenti. Storicamente, una curva più ripida con rendimenti in calo si traduce in un dollaro più debole. Poi bisogna considerare la crisi energetica in Europa e i rischi geopolitici.

LA CRISI ENERGETICA IN EUROPA …


L’aumento dei prezzi dell'energia è stato nel 2022 la principale causa dell’incremento dei costi di produzione nella zona Euro. ll quadro di riferimento di Amundi per la parità del potere d'acquisto ha giustificato per qualche tempo un movimento sotto la parità dell’euro/dollaro, ma da settembre i prezzi del gas sono crollati e di conseguenza il rapporto è sceso in modo consistente. In quest’ottica, secondo Defend, si sta alzando sempre di più l'asticella per un massiccio rialzo del dollaro.

… E IL FATTORE DELLA CRESCITA CINESE


Inoltre c’è il fattore Cina, la cui politica zero-Covid sicuramente ha pesato sulla crescita mondiale nel 2022, e difficilmente questo cambierà significativamente nel breve termine. Il dollaro rimane comunque un attivo anticiclico, che di solito tende a rafforzarsi quando la crescita rallenta e le banche centrali non forniscono impulsi reflazionistici. Una riapertura più ampia dell'economia cinese, come scenario di base per il secondo semestre del 2023, avrebbe secondo Defend ripercussioni positive sull’economia mondiale.

IL DOLLARO PAGA PEGNO QUANDO IL CICLO TOCCA IL MINIMO


E quando il ciclo tocca il punto più basso e sta per risalire, il dollaro statunitense di solito paga il pegno, sottolinea in conclusione l’esperta di Amundi.

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