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Ecco perché la piccola Taiwan è diventata così importante

Stati Uniti da una parte, Cina dall’altra e Taiwan in mezzo. Come un piccolo staterello è diventato il nuovo centro del mondo e perché non è la prima volta che succede

di Lorenzo Cleopazzo 15 Gennaio 2023 10:00
financialounge -  semiconduttori sunday view taiwan
financialounge -  semiconduttori sunday view taiwan

Immaginiamo di parlare con una persona. Non importa quanto ci stia simpatica, non importa cosa ci stiamo raccontando. All’improvviso ci accorgiamo che lui o lei ha una foglia di spinacio in mezzo ai denti. Niente di esagerato, giusto una virgola verde tra gli incisivi.

Impossibile distogliere lo sguardo, vero?

Ecco, Taiwan è un po’ come lo spinacio in mezzo allo smagliante sorriso cinese, e il mondo intero non riesce a non guardarlo.

Le notizie che riguardano il piccolo stato di Taipei sono all’ordine del giorno e si fa quasi fatica a stargli dietro. Nella sua vita Taiwan è passata dall’essere un’isola remota dell’Impero Cinese a base dei nazionalisti sconfitti nella guerra civile; da governo appoggiato da USA e ONU, a staterello senza riconoscimento ufficiale. Oggi invece sembra aver raggiunto un nuovo capitolo alla propria storia, divenuta ormai uno dei nuovi centri degli equilibri geopolitici mondiali anche grazie alla sua enorme produzione di semiconduttori.

Ma per quanto possa sembrare incredibile che un piccolo stato possa smuovere l’attenzione di due giganti, il caso di Taiwan non è l’unico sui libri di storia.

E no, non parliamo della Germania durante la Guerra Fredda.

TAIPEI VAL BENE UN SEMICONDUTTORE


La storia di Taiwan è una montagna russa dove il vagone poggia su due binari precisi: l’alleanza con Washington e l’ostilità con Pechino.

La strategia americana sembra orientata verso un sostegno senza timore, e l’ultimo esempio è la nave da guerra transitata proprio settimana scorsa nello stretto che divide l’isola dalla Cina continentale. Dal canto suo Pechino ha sempre risposto per le rime, con “esercitazioni militari” nei cieli e nei mari attorno a Taiwan e con forti dichiarazioni dei rappresentanti del governo. Le ultime, piuttosto piccate, in risposta alla visita di alcuni parlamentari tedeschi di lunedì 9 gennaio – che okay, non sono americani, però… -.

In tutto questo, tra difesa della democrazia da una parte e le pretese dell’Unica Cina dall’altra, troviamo gli ormai celebri semiconduttori: elementi base per i chip di tutta l’elettronica, dai cellulari ai droni da guerra, di cui Taiwan è la maggior produttrice mondiale.

Si parla in particolare di silicio, e come possiamo immaginare fa gola a entrambe le superpotenze in gioco. Sul tema gli USA si sono imposti non poco, rafforzando la loro alleanza con la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), azienda produttrice di semiconduttori tra le più importanti al mondo che ha in programma di aprire ben due sedi in Arizona.

Mosse diplomatiche, dimostrazioni di forza e una corsa ai semiconduttori per rimanere sempre un passo avanti all’altra nazione: la partita che si gioca oggi tra USA e Cina non è una prima volta. Ci fu un tempo in cui lo stesso copione aveva attori differenti, anche se con la medesima trama.

EGYPTIAN RAGGAE


Il fascino dell’antico Egitto ha sempre fatto gola ai grandi regni europei, e Gran Bretagna e Francia non furono da meno. Per queste superpotenze coloniali Il Cairo era fondamentale per la posizione strategica nel Mediterraneo, oltre che per sarcofagi e mummie. I due imperi se lo contendono all’interno delle molte guerre anglofrancesi tra ‘700 e ‘800, fino ad arrivare a un’apparente calma dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815.

L’Egitto però rimaneva una questione aperta: passato in mano al fragilissimo Impero Ottomano, Francia e Gran Bretagna sapevano bene che qualsiasi movimento brusco avrebbe fatto crollare il sultano, e con lui tutti gli stati sotto la sua corona, ricreando una “caccia alla colonia” che avrebbe ridestato i conflitti europei a suon di cannoni.

Ė qui che entrano in gioco musei e collezionisti, con sarcofagi e amuleti divenuti il metro di giudizio di un conflitto diplomatico combattuto sul filo di lana.

In breve, i reperti finirono per essere protagonisti di una vera e propria egittomania che investì il Vecchio Continente. In Gran Bretagna e in Francia si allarga la cerchia degli appassionati, mentre le due superpotenze cominciano la loro corsa all’ultima mummia sul tracciato del Cairo.

LE FOGLIE DI SPINACIO


Poco meno di 500 km. Ė la distanza che separa il British Museum di Londra dal Louvre di Parigi, due dei musei più famosi al mondo, con alcuni tra i reperti egizi più preziosi al mondo.

Il motivo per cui questi tesori siano finiti lì è molto simile al perché la Tsmc ha aperto ben due filiali negli USA. Chiamiamole sfere d’influenza, chiamiamole desideri di supremazia, o più semplicemente chiamiamole mosse politiche.

Oggi i semiconduttori sono molto più importanti un sarcofago egizio nell’800, ma la posta in gioco è sempre la stessa.

Non è la prima volta che la storia del mondo acquista un proprio centro di gravitazione, attorno al quale vorticano le questioni politiche e diplomatiche dei vari stati. Probabilmente non sarà neanche l’unica. Perché se c’è una cosa che la globalizzazione non ha annullato – anzi, ha accentuato – è proprio la difficoltà nel distogliere lo sguardo dalle foglie di spinacio in mezzo ai denti.

BONUS TRACK


Mummie e semiconduttori non sono poi così diversi: oltre a essere entrambi protagonisti di una guerra di nervi tra due superpotenze, erano e sono centrali nella vita comune del loro tempo.

All’epoca infatti esistevano polveri e unguenti creati proprio dalle mummie egizie a scopo medico, e non c’era farmacia di turno che non ne avesse una scatola.

Certo, uno smartphone non si alimenta con i corpi imbalsamati, però a ogni colpo di tosse si creava la fila per accaparrarsi l’ultimo iMummy Pro.
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