Emissioni zero

Wellington: sostegno attivo alle utility per favorire la decarbonizzazione

Tom Levering, Global Industry Analyst e Ken Baumgartner, CFA Investment director di Wellington analizzano l’impronta di carbonio combinata del mercato e indicano come procedere per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione

di Anna Patti 6 Gennaio 2023 09:30
financialounge -  decarbonizzazione ESG Ken Baumgartner mercati Tom Levering utility energetiche Wellington
financialounge -  decarbonizzazione ESG Ken Baumgartner mercati Tom Levering utility energetiche Wellington

Le utility energetiche con il loro 3% rappresentano solo un'esigua porzione del segmento azionario globale. Eppure, esse contribuiscono in modo determinante all’impronta di carbonio combinata del mercato. Vista l’impronta di carbonio eccessiva per le dimensioni del settore, molti investitori e gestori di portafoglio vogliono limitare o evitare di esporsi ai servizi di pubblica utilità.

IL SETTORE ENERGETICO


Anche se le utility dell’energia continuano a dipendere dai combustibili fossili per generare calore e per l’elettricità necessaria ad alimentare le società moderne, il settore energetico è il principale investitore in energie rinnovabili, secondo l’Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA)1. L'agenzia stima che nei prossimi decenni la combinazione di reti elettriche ed energie rinnovabili richiederà investimenti di capitale superiori a 1.000 miliardi di dollari statunitensi l'anno.

La situazione descritta in figura indica la reale portata degli investimenti globali annuali necessari alle nuove energie rinnovabili e alle reti elettriche per la realizzazione dello scenario di sviluppo sostenibile dell’IEA. In questo scenario, le utility richiederanno buona parte degli investimenti. Tom Levering e Ken Baumgartner ritengono che questo crei un potenziale notevole per i servizi di pubblica utilità che non si riflette attualmente nelle impronte di carbonio, trattandosi di parametri essenzialmente retrospettivi.

IL COMPORTAMENTO DEGLI INVESTITORI


Gli investitori, secondo gli esperti di Wellington, hanno due opzioni disinvestire e inviare qualche segnale isolato o investire in modo selettivo e promuovere il cambiamento per quegli attori critici che possono anche beneficiare della più ampia lotta al cambiamento climatico. Wellington, nella sua attività di engagement, non esclude automaticamente le società che prevedono il carbone tra le loro fonti di generazione energetica ma piuttosto si serve delle sue competenze di ricerca per comprendere più a fondo le tendenze e la traiettoria futura dell'impronta di carbonio di una società.

COME SCEGLIERE LE SOCIETA’ SU CUI INVESTIRE


Gli analisti di Wellington dicono che prima di investire in una determinata impresa, vogliono essere certi che questa stia mettendo in atto un programma di riduzione drastica delle proprie emissioni di CO2. Viene presa in considerazione anche la valutazione delle tempistiche con cui una società sta investendo attivamente nelle energie rinnovabili allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal carbone e l'impegno del suo consiglio di amministrazione e del suo management nel raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Paradossalmente le aziende che dipendono dal carbone ma che più rapidamente delle altre investono in alternative prive di materie fossili sono quelle che stanno compiendo gli sforzi maggiori per raggiungere la decarbonizzazione. In molti casi, quasi tutte le spese in conto capitale (capex) vengono impiegate in questo senso.

ESEMPI CONCRETI PER ACCELERARE LA DECARBONIZZAZIONE


Tom Levering, Global Industry Analyst e Ken Baumgartner, CFA Investment Director di Wellington sottolineano come la loro società si sia impegnata, in qualità di investitore attivo per accelerare la transizione. Quando un’importante utility elettrica statunitense ha di recente annunciato l'intenzione di ridurre la propria impronta di carbonio dell'80% entro il 2030, Wellington l’ha incoraggiata a fissare un obiettivo di riduzione del 90%. In un altro caso, l’impegno della società è stata a fianco di una delle principali utility energetiche europee che, a causa della crisi energetica, ha dovuto aumentare l'uso di impianti a carbone, esortando il management ad anticipare la data di pensionamento prevista per questi asset dal 2038 al 2030.

L’IMPEGNO DEI GOVERNI PER FAVORIRE LA TRANSIZIONE ENERGETICA


Nell'Unione Europea, la prossima tassonomia metterà in evidenza le società che investono le maggiori percentuali di capitale per raggiungere gli obiettivi globali di decarbonizzazione. In quest'ottica, prevedono gli esperti di Wellington che il settore delle utility globali trarrà vantaggio da un sentiment di mercato più positivo di quello attuale se misurato rispetto a parametri retrospettivi delle emissioni di CO2. Negli Stati Uniti, riteniamo che la recente approvazione dell'Inflation Reduction Act (IRA) sarà positiva anche per le utility, grazie all'estensione di 10 anni dei crediti d'imposta sulle rinnovabili, che ridurranno ulteriormente il costo di queste ultime e accelereranno la transizione energetica.

L’APPROCCIO ATTIVO A LUNGO TERMINE GIOCA UN RUOLO FONDAMENTALE


Gli analisti di Wellington ritengono che l’impegno attivo delle utility possa accelerare il raggiungimento delle emissioni zero senza compromettere le aspirazioni di rendimento o gli obiettivi economici degli investitori. Favorendo le società leader nelle rinnovabili e interagendo con le società che sono rimaste indietro per incoraggiarle ad adottare pratiche virtuose si possono ridurre i rischi di transizione climatica in portafoglio e sostenere la creazione di valore oltre a contribuire all’avanzamento del processo di decarbonizzazione.
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