L’outlook

Amundi: le valutazioni di mercato tornano interessanti

Nel 2023 ci saranno opportunità per le obbligazioni, a cui seguiranno quelle per le azioni nel secondo semestre. I rischi continueranno con un’inflazione elevata ma le prospettive migliorano con una Fed meno aggressiva

di Fabrizio Arnhold 1 Dicembre 2022 11:17

financialounge -  Amundi Matteo Germano mercati Monica Defend outlook
Il 2022 è stato l’anno peggiore. Ma nel 2023 torna un poco di fiducia. Per Amundi è un “barlume dopo la tempesta”, con le prospettive che potrebbero migliorare con una Fed meno aggressiva e con valutazioni di mercato che sono oggi più interessanti. I primi sei mesi dell’anno prossimo saranno caratterizzati da un’inflazione ancora persistente e da un ulteriore rallentamento dell’economia. Molto dipenderà anche dagli sviluppi della guerra in Ucraina.

L’OUTLOOK 2023: CRESCITA A RILENTO


“La guerra in Ucraina ha funzionato da acceleratore e ha dato una spinta decisiva all’aumento dell’inflazione”, spiega Matteo Germano, Deputy Group CIO di Amundi. “Il 2022 è stato peggiore anche del 2008, con azioni ma anche obbligazioni in netto calo”. Ci si aspetta un ulteriore rallentamento della crescita globale al 2,2%, rispetto al 3,4% del 2022, con diversi paesi sviluppati ed emergenti che dovranno fare i conti con una stagnazione economica.

IN EUROPA PESA LO SHOCK ENERGETICO


Ma se l’inflazione sta tenendo sotto scacco i mercati globali, quella americana è differente da quella in Europa. Negli Stati Uniti l’inflazione è più legata all’offerta mentre nel Vecchio Continente riguarda soprattutto alimentare ed energia, quindi legata all’offerta. In Europa lo shock energetico, aggravato dalle pressioni inflazionistiche legate alle conseguenze della crisi del Covid, resta il principale freno alla crescita. "La recessione arriverà in Europa già quest’inverno, prima di passare ad una lenta ripresa”, commenta Monica Defend, Head of Amundi Institute. “Negli Stati Uniti la politica aggressiva della Fed ha aumentato il rischio recessione nel secondo semestre, senza però riuscire a ridurre l’inflazione”.

LA CINA “ZERO-COVID”


Allargando lo sguardo alla Cina, molto dipenderà dalla politica “zero Covid” che il presidente Xi Jinping sta portando avanti. Le recenti proteste potrebbero, però, scalfire la tolleranza zero. Amundi ha ridotto le previsioni sul Pil cinese al 4,5% dal 5,2%. Questa stima, migliore rispetto ai deboli livelli di crescita del 2022 (3,2%), si basa sulla speranza di una stabilizzazione del mercato immobiliare e di una graduale riapertura dell’economia, quindi con meno casi di Covid oppure con una politica che eviti rigidi lockdown. L’inflazione resterà abbondantemente sopra i livelli di riferimento per la maggior parte del 2023.

TORNANO LE OBBLIGAZIONI


In questo scenario, come orientarsi nella costruzione del portafoglio? “Le obbligazioni sono nuovamente attraenti come fonte di reddito e di diversificazione per i portafogli bilanciati. Mai come quest’anno bisognerà essere in grado di modificare l’asset allocation, negli snodi critici come il cambio di rotta della Fed, che potrebbe riportare fiducia anche sugli asset più rischiosi”, precisa Matteo Germano. Tra i bond da preferire, ci sono le obbligazioni corporate Investment Grade Usa. Ma anche il debito dei mercati emergenti in valuta forte. I temi ESG di lungo periodo continueranno a beneficiare delle conseguenze della crisi del Covid e della guerra in Ucraina.

NEL 2023 PRONTI A COGLIERE LE OPPORTUNITÀ


Per Monica Defend, “il prossimo anno gli investitori dovranno affrontare sfide impegnative: un rallentamento della crescita globale, lo shock energetico in Europa, l'inflazione persistente e i rischi di recessione negli Stati Uniti e in Europa. Gli investitori dovrebbero adottare un atteggiamento difensivo in vista del 2023”, ma reattivi per cambiare rotta, sfruttando valutazioni attraenti. “Dovranno essere pronti a cogliere le opportunità offerte da obbligazioni e azioni quando i venti contrari si attenueranno nella seconda metà dell'anno. Oltre all'inflazione, la geopolitica rimane un fattore cruciale per la definizione delle tendenze macroeconomiche nei prossimi trimestri”, conclude la presidente dell’Amundi Institute.

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