Transizione energetica

Decarbonizzazione: nucleare o rinnovabili? L'analisi di Etica Sgr

Etica Sgr ha pubblicato un report in cui valuta la sostenibilità del nucleare mettendolo a confronto con le energie rinnovabili

di Anna Patti 19 Novembre 2022 09:30
financialounge -  economia ESG Etica Sgr nucleare
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Nel cammino verso la decarbonizzazione e l’utilizzo di fonti non fossili per produrre energia torna al centro dell’attenzione il nucleare. Etica Sgr, che da sempre contribuisce alla transizione verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile, prova ad analizzare e approfondire il tema del nucleare, esplicitando il fatto che il settore è da sempre escluso dall’investimento dei fondi etici. Nel suo recente report dal titolo “La decarbonizzazione prossima ventura: nucleare e rinnovabili a confronto” risponde ad alcune delle domande più frequenti riguardo al nucleare su costi per la costruzione dei reattori, problemi legati allo stoccaggio delle scorie, livelli di sicurezza e tempi per i reattori di nuova generazione.

NET ZERO ENTRO IL 2050


L'IEA (International Energy Agency) nel 2021 ha pubblicato il report “Net Zero by 2050" che delinea lo scenario “più tecnicamente fattibile, più efficiente dal punto di vista dei costi e più accettabile socialmente” per giungere a emissioni zero entro il 2050. Sulla base di quanto delineato nel report, il settore elettrico resta responsabile per il 36% delle emissioni global di CO2. In particolare, secondo lo scenario NZE 2050 le emissioni da produzione elettrica scenderanno del 60% entro il 2030 (vs il 2020), nonostante una produzione elettrica che triplicherà entro il 2050, passando dai 27.000 TWh attuali a 71.000 TWh. Per poter raggiungere l’obiettivo Net Zero entro il 2050 la produzione di elettricità da fonti fossili dovrà crollare, mentre le rinnovabili faranno la parte del leone, aumentando di otto volte la produzione, andando a raggiungere quasi il 90% della generazione elettrica totale entro il 2050.

COSA SI PREVEDE PER IL NUCLEARE?


Il nucleare andrà a rivestire un ruolo sempre più marginale in termini relativi, coprendo nel 2050 il fabbisogno elettrico globale per soltanto l’8% (in calo dal 10% attuale). Inoltre secondo IEA la crescita del nucleare avverrà principalmente nei mercati emergenti mentre la produzione nelle economie avanzate resterà circa costante, andando a dimezzare il suo contributo (dal 18% del 2020 attuale al 10% nel 2050) in termini relativi. Ad oggi sono in funzione 440 reattori per una potenza di 395 GW e producono il 10% dell’elettricità mondiale, in discesa dal massimo storico del 18% registrato nel 1996. I paesi leader sono gli Stati Uniti (95 GW) e Francia (61 GW), mentre dal 2010 ad oggi lo sviluppo del nucleare è stato ad appannaggio della Cina. Dopo il disastro di Chernobyl del 1985 il nucleare ha subito una battuta d’arresto in tutto il mondo, Italia inclusa. Negli ultimi 20 anni in Occidente si è dato il via alla costruzione di soli 6 reattori nucleari, nessuno dei quali è ancora entrato in funzione.

I COSTI DEL NUCLEARE


Tra i temi da considerare nella battuta d’arresto del nucleare ci sono i costi di decommissioning degli impianti a fine vita e della gestione delle scorie. Se è vero che il nucleare produce quantitativi relativamente limitati di rifiuti in proporzione all’energia prodotta, è anche vero che parte di questi rifiuti devono essere trattati in maniera che richiede enormi accorgimenti e costi esorbitanti. Una speranza per il futuro potrebbero essere gli SMRs (Small Modular Reactors): si tratta di piccoli reattori modulari, con potenza inferiore rispetto a quella dei reattori tradizionali (~300 MW), che nelle intenzioni degli sviluppatori potranno risolvere i problemi di costo e tempistica del nucleare tradizionale. Si parla anche di nucleare di quarta generazione, ovvero di reattori che utilizzano la fissione nucleare. Con “reattori di quarta generazione” ci si riferisce invece a un gruppo di sei diverse tecnologie individuate 20 anni fa dal Generation IV International Forum, un consorzio promosso dal Dipartimento dell’Energia del governo degli Stati Uniti e di cui fanno parte 13 Paesi. Nelle intenzioni dei proponenti le caratteristiche di questo tipo di reattori dovranno essere sostenibilità ambientale ed economica, sicurezza e affidabilità, e la riduzione del rischio di proliferazione. Inoltre i reattori potranno avere un ciclo chiuso, ossia il combustibile sarà riprocessato, semplificando così il problema della gestione delle scorie. I primi SMR al mondo sono stati impiantati in Russia e in Cina.

LE RINNOVABILI PREFERITE AL NUCLEARE


Alcuni Paesi Europei sembrano – il condizionale è d’obbligo – voler rilanciare il nucleare: in particolare Francia e UK, che hanno già reattori attivi. In Italia, nonostante il nucleare venga riproposto periodicamente sulle pagine dei giornali e nel dibattito politico, nessun atto concreto è stato fatto per rilanciare la tecnologia. Nonostante ciò IEA sottolinea come le fonti rinnovabili avranno la meglio sul nucleare. Le previsioni di costi di investimento e di costo dell’elettricità prodotta di IEA (simili alle stime prodotte da Lazard) non lasciano dubbi: solare fotovoltaico ed eolico, per impianti di larga scala già oggi molto più economiche del nucleare, continueranno una riduzione dei costi nei prossimi decenni, e diventeranno ancora più competitive, producendo elettricità a circa 1/3-1/4 del costo del nucleare. Di conseguenza secondo IEA le rinnovabili la faranno da padrone, e nel 2030 raggiungeranno i 1,100 miliardi di USD di investimento annuo (~12 volte gli investimenti nel nucleare, che saranno concentrati nei mercati emergenti), e rappresenteranno circa l’80% di tutti gli investimenti del settore elettrico.

Il report completo è disponibile sul sito di Etica Sgr
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