Il punto

GAM: “Rischio eccesso di ottimismo da parte delle banche centrali”

Punto sui mercati da parte dell’asset manager che evidenzia una situazione generale in miglioramento ma con il rischio di un eccessivo ottimismo: ancora diversi i rischi all’orizzonte

di Francesco Rapetti 16 Novembre 2022 19:00

financialounge -  banche centrali FED GAM Marco Benetti mercati
Quel periodo di relativo tepore che interrompe i primi freddi autunnali viene da definito, nell’analisi curata da Marco Benetti, Market Specialist di Gam Italia SGR, come l’Estate di San Martino prendendo spunto dalla poesia di Pavese. È un periodo particolare, che i paesi anglosassoni chiamano “Indian Summer”; peccato che quest’anno la mitezza delle temperature non interrompa un bel nulla, è solo il sinistro proseguimento di un ottobre anche troppo temperato.

CALDO RECORD


Le temperature sono più alte della media un po’ ovunque, il Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea fa sapere che nel continente la temperatura è di quasi due gradi superiore alla media rilevata tra il 1991 e il 2020. Agli obiettivi stabiliti nelle Conferenze per il clima e alle dichiarazioni solenni dei leader mondiali fa difetto la sincerità nel voler promuovere e coordinare azioni conseguenti, è probabile che anche la COP 27 in corso in questi giorni finisca con un nuovo fallimento.

CRISI ENERGETICA RIMANDATA


Temperature sopra la media significano consumi di energia sotto la media. Il prezzo del gas è diminuito e l’impiego delle riserve è ritardato sulle previsioni di un clima meno freddo rispetto al passato. Le scorte conservate nei siti di stoccaggio sono quasi al massimo un po’ ovunque, in Germania al 99%, oltre il 95% in Italia, l’appuntamento con la crisi energetica non è rimosso ma è perlomeno rimandato.

IL PUNTO SULL’UCRAINA


Un altro cambiamento importante in questa Estate di San Martino sono le novità dal fronte ucraino, la liberazione della città di Kherson è un notevole successo militare e politico, le bandiere dell’Ucraina e dell’Europa hanno un alto significato simbolico. Gli abboccamenti tra Stati Uniti e Russia sono sempre meno segreti, un cessate il fuoco non è ancora alle viste ma, pendiamo anche qui la parte piena del bicchiere, vengono scongiurati i rischi dell’escalation.

INFLAZIONE IN CALO


E poi c’è l’inflazione negli Stati Uniti. Il 7,7% di ottobre è il quarto calo consecutivo, la rilevazione più bassa degli ultimi dodici mesi, molto al di sotto della rilevazione di settembre e delle previsioni (8,2% e 8% rispettivamente). Si corrobora il convincimento che ci si allontani dal picco di 9,1% toccato in giugno. Anche il dato dell’inflazione core ha sorpreso positivamente, l’aumento dei prezzi, al netto di alimentari ed energia, è aumentato del 6,3% su base annua, sotto le attese di 6,5% e del 6,6% del mese precedente.

 COME HANNO REAGITO IN MERCATI


I mercati hanno reagito immediatamente, l’indice S&P 500 è cresciuto del 5,5%, il Nasdaq Composite ha chiuso a 7,4%, la miglior giornata negli ultimi due anni e mezzo. Stessa storia nelle obbligazioni, il Treasury a due anni è sceso di 25 punti base a 4,3%, il titolo decennale è sceso di 27 punti base a 3,8%, il calo più netto dal marzo 2020.

 LA REAZIONE DEL DOLLARO


Ha reagito anche il dollaro, subito dopo la pubblicazione del dato è sceso del 2,3% rispetto al paniere delle sei valute (indice DXY: euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese, franco svizzero). L’idea che si fa strada è, ovviamente, che il rallentamento dell’inflazione rallenti anche l’azione restrittiva della Federal Reserve. Da oltre il 5%, il tasso obiettivo della Fed scontato dai mercati è tornato a 4,8% atteso nel primo trimestre del 2023.

L’INFLAZIONE


Poche settimane fa il mercato era nel mezzo del “sell-off di tutto”, tra marzo e settembre i rendimenti del decennale sono cresciuti del 2,2%, violenta reazione del mercato allo scenario di alti prezzi dell’energia, alta inflazione, tassi in aumento e rallentamento economico. Se guardiamo al momentum dell’inflazione piuttosto che al dato anno su anno, come ha invitato a fare lo stesso Powell, smussiamo volatilità e stagionalità: la metrica del momentum mostra che il livello obiettivo del 2% è ancora lontano ma il rallentamento è fuori dubbio.

RISCHIO ECCESSO DI OTTIMISMO


Il rischio di eccesso di ottimismo potrebbe indurre la banca centrale a procedere con lentezza alimentando le aspettative di inflazione e rendere necessari interventi ancora più restrittivi. La Federal Reserve non smetterà di alzare i tassi ma ai mercati importa soprattutto vederne la fine.

 I TITOLI DELLA DISRUPTIVE GROWTH


L’ulteriore calo a doppia cifra che i titoli della “disruptive growth” hanno avuto in settembre ha impaurito e preoccupato molti investitori, eppure il settore presenta notevoli margini di rialzo e, dice Mark Hawtin di GAM Investments, “da un punto di vista fondamentale, i titoli azionari in cui investiamo nel settore della crescita raramente sono stati più convenienti”.

 REDDITO FISSO


Vale la pena tornare a guardare al reddito fisso nell’ultima parte di un anno che per l’asset class è stato il peggiore degli ultimi decenni. Nei mesi scorsi il massiccio deflusso dei capitali si è orientato verso il rischio azionario e nella liquidità. Le pessime performance delle obbligazioni e la delusione degli investitori sono la parte sgradevole di un anno complesso, ma queste stesse obbligazioni si presentano ora con la promessa dei rendimenti più interessanti degli ultimi anni.

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