La novità

Apple apre agli NFT sull’App Store

Le nuove line guida consentono anche le criptovalute ma ci sono delle restrizioni. Il colosso di Cupertino ha fatto un primo passo verso le richieste degli sviluppatori

di Stefano Silvestri 27 Ottobre 2022 17:23
financialounge -  Apple blockchain NTF smart
financialounge -  Apple blockchain NTF smart

Il primo a dare la notizia è stato MobileGamer: il colosso di Cupertino ha aggiornato le proprie linee guida venendo incontro alle richieste degli sviluppatori del Web3, come ormai viene chiamata la rivoluzione decentralizzata cui abbiamo assistito in questi anni. E aprendo, di fatto, al futuro ormai alla porta.

COS’È IL WEB3


Coniato da Gavin Wood, co-fondatore di Ethereum e sviluppatore di Polkadot, il termine Web3 sottende le innovazioni digitali cui abbiamo assistito negli ultimi anni su internet. Dopo il Web1 (1990-2005) e il Web2 (dal 2005 ai giorni nostri), il Web3 stando ai teorici è una fase appena iniziata e tuttora in corso che riguarda molteplici aspetti, tutti accomunati dalla stessa tecnologia. Ci riferiamo alla blockchain, a sua volta declinabile in internet, intelligenze artificiali e nella cosiddetta ‘Internet of Things’. Inevitabile, dunque, che i giganti del tech debbano venire a patti con una rivoluzione apparentemente inarrestabile.

IN-APP


Ecco perché stando alle nuove line guida di Apple, dunque, le “app possono consentire la vendita in-app di NFT e di servizi a essi correlati come minting, listing e trasferimenti”. Il fatto che sia precisato “in-app” non è casuale, perché in questo modo le nuove operazioni saranno uniformate a quelle tradizionali, garantendo ad Apple il consueto margine del 30% sulle transazioni. Sarà anche possibile per gli utenti vedere le altrui collazioni di NFT ma Apple sottolinea che questa operazione non potrà includere “bottoni, link esterni o qualsiasi altra azione che direzioni il meccanismo di acquisto al di fuori di quello in-app”. Apple ha poi aggiunto che le app che sfrutteranno le criptovalute “non possono utilizzare meccanismi proprietari per sbloccare contenuti o funzionalità come chiavi per licenze, marker per la realtà aumentata e wallet”.

MANEGGIARE CON CURA


Insomma, quella di Apple è senz’altro un’apertura degna di nota ma probabilmente non quella che gli appassionati di NFT e criptovalute avrebbero voluto. D’altronde le attuali aziende del tech sono legate a una concezione centralizzata che entra in rotta di collisione con la filosofia del Web3, per l’appunto decentralizzata. Difficile dire se avrà successo questo tentativo di imbrigliare e regolamentare qualcosa che nasce con uno spirito intimamente anarchico; certo è che i colossi della tecnologia devono stare molto attenti a non farsi superare dallo scorrere degli eventi, e neppure ad aprirsi troppo a una rivoluzione la cui portata è tutt’oggi imprevedibile.

L’ESEMPIO DEL GAMING


Non è un caso che Valve, il più grande store digitale di videogiochi, l’anno scorso abbia bandito NFT e criptovalute, seguita da Microsoft che a inizio anno ha voluto proibirli da Minecraft. Speculare la posizione invece dello store di Epic Games che, anche per presidiare ciò che il rivale ha lasciato scoperto, ha colto al balzo la retromarcia di Steam aprendo ai videogame basati su blockchain, quali Blankos Block Party e Grit. I colossi giapponesi Square Enix e Konami hanno anticipato la loro intenzione di sondare il Web3 del gaming, anche al di fuori dei succitati store digitali. A Occidente, invece, solo Ubisoft ha dimostrato interesse per l’argomento, ma l’esperimento non pare avere dato i frutti sperati.
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