Obbligazioni

JP Morgan Asset Management: dal caso britannico un messaggio a tutti i governi sulla spesa pubblica

Il Bond Bulletin del team Global Fixed Income, Currency and Commodities di J.P. Morgan AM analizza il mercato del debito di Londra e la reazione della Bank of England, per ora posizionamento prudente

di Virgilio Chelli 19 Ottobre 2022 19:36
financialounge -  bond JP Morgan AM obbligazioni
financialounge -  bond JP Morgan AM obbligazioni

Sebbene le valutazioni e i rendimenti obbligazionari del Regno Unito possano sembrare interessanti, non è ancora il momento di investire in quanto la volatilità permane elevata. Per trarre vantaggio dal livello dei rendimenti serve un vero "circuit breaker", ad esempio che il governo dimostri come ridurrà la pressione fiscale prevista, il che potrebbe essere imminente. Sono tuttora presenti alcune opportunità relative value, ma le recenti turbolenze nel mercato dei Gilt ricordano che gli investitori devono prestare attenzione alla liquidità. In questo momento sembra più prudente una strategia di posizionamento modo tattico sui titoli di Stato del Regno Unito che concentri gli investimenti obbligazionari in regioni dove la volatilità è minore.

COSA ACCETTANO I MERCATI E COSA NO


Sono le indicazioni del Bond Bulletin settimanale a cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management dal titolo “Regno Unito: non soffia un buon vento”, che esamina gli ultimi avvenimenti e le opportunità che potrebbero emergere per le obbligazioni britanniche. Il Regno Unito è finito sotto i riflettori dopo l’annuncio di tagli fiscali finanziati in debito, seguito dall’intervento della Banca d'Inghilterra e poi dalla marcia indietro del governo di Londra. Il Bond Bulletin sottolinea che i mercati possono anche accettare maggior spesa pubblica per a contrastare la crisi dell'energia, ma non sono disposti a tollerarla se volta a stimolare un'economia già preda di un'inflazione elevata.

I GOVERNI DEVONO IMPARARE LA LEZIONE


L'auspicio del Team di J. P. Morgan AM è che, in tutto il mondo, i governi colgano il messaggio e cerchino di evitare simili passi falsi. Il mercato britannico prezza l'idea che la Banca d'Inghilterra alzi i tassi ancora del 3% circa, portandoli attorno al 5,5% entro marzo 2023, il livello più alto tra i Paesi Sviluppati. Il Bond Bulletin nota che gli spread delle società che hanno debito denominato sia in Sterline che in Dollari hanno mostrato andamenti divergenti, il che potrebbe rappresentare un'opportunità d'investimento interessante. Il divario riflette l'ondata di vendite nel mercato Investment Grade in sterline, che è meno liquido rispetto all'omologo statunitense.

LE GARANZIE COLLATERALI


Inoltre, la natura “circolare” delle richieste di garanzie collaterali al calare dei prezzi obbligazionari britannici determina un quadro tecnico difficile per chi investe, perché una parte della liquidità necessaria per finanziare tali richieste è stata reperita nei mercati del credito Investment Grade dove, nelle due settimane terminate il 5 ottobre 2022, i deflussi sono stati pari a 6,4 miliardi di sterline, in un anno in cui, nel periodo gennaio-settembre, l'offerta è inferiore del 20% rispetto ai tre anni precedenti.

UN LIMITE ALLA VOLATILITA’


La liquidità scarseggia sul mercato e, secondo le stime di J. P. Morgan AM, i livelli degli spread degli indici quotati sottovalutano quelli effettivi di 15-25 punti. Intanto, i tentativi della Banca d'Inghilterra di attenuare le turbolenze acquistando Gilt a scadenza più lunga, mentre auspica di vendere i Gilt a più breve scadenza, potrebbero avere l'effetto di un'involontaria "operation twist", cioè appiattire la curva di rendimento con tassi a breve più elevati e tassi a lunga più bassi. Ma l'acquisto di Gilt a più lunga scadenza della Banca d'Inghilterra dovrebbe limitare la volatilità.
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