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LGIM: scoppio di una bolla poco probabile, il panico sarebbe ingiustificato

La forte illiquidità è un fattore negativo, ma la scarsa esuberanza è coerente con una fase pre-recessiva. Le banche centrali possono intervenire di meno, anche se la Banca d'Inghilterra ha dimostrato che nelle situazioni critiche ci sono

di Virgilio Chelli 18 Ottobre 2022 14:47
financialounge -  daily news Emiel van den Heiligenberg LGIM mercati
financialounge -  daily news Emiel van den Heiligenberg LGIM mercati

E’ poco probabile che l’attuale contrazione del mercato sia frutto di una bolla, nonostante alcuni indicatori sembrano suggerire il contrario, come i livelli di illiquidità, tornati ai livelli registrati durante la pandemia, il che rappresenta un indicatore della presenza di una possibile bolla. Ma un mercato azionario in recessione e la scarsa esuberanza nella fase del ciclo economico prima della contrazione contraddicono questa possibilità. È molto più probabile invece che stiamo attraversando una classica fase recessiva, accompagnata da alti livelli di inflazione.

LE BANCHE CENTRALI ALLA FINE CI SONO


Sono le indicazioni di un’analisi di Legal & General Investment Management, firmata da Emiel van den Heiligenberg, Head of Asset Allocation di LGIM, che sottolinea come, nonostante le banche centrali non possano più intervenire a sostegno dell’economia con la stessa facilità di prima, sono comunque disposte a trarre in salvo i mercati in situazioni critiche. Come ha fatto, sottolinea Heiligenberg, recentemente la Bank of England. Per questo, secondo LGIM, gli investitori non devono farsi prendere dal panico se un governo annuncia misure espansive.

AI LIVELLI DELLA PANDEMIA


Gli indicatori di illiquidità dei mercati sono ritornati ai livelli della pandemia, ma la politica monetaria aggressiva delle banche centrali in tutto il mondo suggerisce che la situazione odierna è profondamente diversa. Durante le crisi di mercato, la volatilità cresce e suggerisce agli investitori di ridurre la rischiosità del portafoglio, privilegiando la protezione del capitale rispetto al conseguimento di rendimenti elevati. La prima conseguenza, spiega l’esperto di LGIM, è che la liquidità si riduce notevolmente, il che innesca un circolo vizioso, accrescendo l’avversione al rischio, che aumenta a sua volta l’illiquidità.

RISCHIO BOLLA POCO PROBABILE


LGIM raccomanda di misurare con precisione la liquidità del mercato, la cui riduzione sta raggiungendo i livelli della pandemia di Covid-19, con la differenza che allora le banche centrali, Fed in testa, sostenevano l’economia immettendo grandi quantità di moneta mentre oggi stanno facendo l’esatto contrario per contenere l’inflazione dilagante. Anche altri indicatori indicano il rischio di bolla, ma secondo il team di LGIM, è poco probabile, nonché anacronistica e insolita. Infatti, non solo il mercato azionario è attualmente in recessione, ma anche nell’ultima fase del ciclo non si è riscontrata quell’esuberanza che solitamente porta al formarsi di bolle di mercato.

UNA RECESSIONE COME LE ALTRE


Per questo motivo gli esperti di LGIM non ritengono che quella che stiamo vivendo sia una classica recessione, simile a quelle ampiamente descritte nei manuali di economia, accompagnata da una pressione inflazionistica particolarmente alta. Questa conclusione è particolarmente importante, perché le conseguenze sui mercati di una recessione sono solitamente più leggere di quelle derivanti dallo scoppio di una bolla.

NON FARSI PRENDERE DAL PANICO


In questo scenario gli investitori non dovrebbero farsi prendere dal panico ogni volta che un governo annuncia una misura a sostegno del mercato. A differenza di quanto visto nei mesi passati infatti i policymaker che dovranno stabilire le politiche monetarie da seguire avranno molto meno margine di azione a causa della lotta contro l’inflazione, che deve ritornare sotto i livelli di guardia.

L’ESEMPIO DELLA BANCA D’INGHILTERRA


Quindi, sottolinea in conclusione Heiligenberg, se da un lato un mercato in difficoltà potrebbe non essere più una motivazione convincente per intervenire con aiuti consistenti, i banchieri centrali hanno dimostrato che sono ancora pronti ad agire in caso di grave stress, come visto nel Regno Unito, dove la Banca d'Inghilterra si è dimostrata disposta a fare un passo avanti per prevenire ulteriori dislocazioni nei Gilt.
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