La ricerca

Web 3.0 in Italia: l’interesse delle aziende c’è, molte lo studiano, poche lo usano

The Innovation Group e Web3 Alliance divulgano i dati dell’indagine “Il futuro del Web3 e del Metaverso”

di Stefano Silvestri 13 Ottobre 2022 09:59
financialounge -  innovazione Metaverso Smart Life web 3.0
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È stata presentata oggi l’indagine “Il futuro del Web3 e del Metaverso” svolta da The Innovation Group e Web3 Alliance, primo consorzio italiano delle aziende impegnate nel Metaverso, blockchain, intelligenza artificiale, realtà virtuale, realtà aumentata e non fungible token (NFT). L’obiettivo? Comprendere il livello di conoscenza e di maturità delle aziende italiane lungo la strada verso il Web 3.0.

DALLA TEORIA…


Lo studio, che vuole misurare il livello di conoscenza raggiunto in tema Web3 e Metaverso, si è concentrato sulle aziende più avanzate che hanno già condotto attività in merito, così da comprenderne le esperienze. I dati emersi dall’indagine sono che il 75% delle imprese italiane (l’80% considerando quelle medie e grandi) è interessato al mondo rappresentato dal Web 3.0, la nuova frontiera di internet che comprende Augmented Reality (AR), Virtual Reality (VR), Non Fungible Tokens (NFT), blockchain, intelligenza artificiale e Metaverso.

…ALLA PRATICA


Al tempo stesso, solo il 4% finora ha fatto seguire alla teoria la pratica. Il 64% delle società intervistate dichiara infatti di essere ancora in una fase di studio, mentre solo il 7% sta già lavorando a un progetto pilota. Le iniziative cui stanno lavorando le aziende interessate al Metaverso sono inerenti eventi digitali (l’11% ha già investito, il 15% investe entro quest’anno, il  36% entro tre anni), il posizionamento del brand (il 9% ha già investito, il 20% lo prevede entro quest’anno, il  32% entro tre anni), lo smart working (il 15% ha già investito, il 9% lo farà entro l’anno, il 30% entro tre anni), la creazione di prodotti digitali ad hoc (il 9% ha già investito, il 12% lo fa entro l’anno, il 29% entro tre anni), NFT (l’8% ha già investito, il 11% entro l’anno, il 23% entro 3 anni), e infine la creazione di mondi virtuali (il 6% ha già investito, il 9% entro l’anno, il 21% entro tre anni).

METAVERSI


Per il 52% delle aziende intervistate il Metaverso è un’occasione per entrare in nuovi mercati, per il 51% è una modalità di creare un’esperienza diversa per i clienti, per il 45% una strada per fare leva su modelli di business che rispecchino la socialità delle persone, per il 42% un’occasione di partecipazione a ecosistemi innovativi. Percentuali inferiori invece per quanti sono dell’idea che il Metaverso costituisca un fattore di differenziazione competitiva (35%), risparmio su tempi e costi (31%,) salvaguardia dell’ambiente e transizione ecologica (26%).

BELLO, MA…


Non mancano i freni che rendono per alcuni ancora un azzardo la scelta del Web 3.0: le tecnologie devono essere ancora affinate, la governance e le regole d’ingaggio sono ancora da definire e mancano standard di navigazione condivisi, essendo già tanti i Metaversi sul mercato. Ne segue che, secondo la ricerca, vengono segnalati alcuni vincoli dagli intervistati: immaturità del settore/moda passeggera (33% delle aziende ascoltate), difficoltà legate allo sviluppo di contenuti (30%), costi (27%), freni culturali interni (27%), incertezza regolamentare (27%), limiti tecnologici (25%), portabilità/mancanza di standard unico (16%), problemi legati alla protezione della proprietà intellettuale (12%) e rischi di cybersecurity (12%). Per il 9%, infine, il rischio è di realizzare esperienze non allineate al brand.

DICHIARAZIONI


“Dobbiamo considerare il metaverso come la risposta a una domanda che ancora non c’è”, ha sottolineato Andrea De Micheli, VP Web3 Alliance e Presidente e Amministratore Delegato di Casta Diva Group. “Nessuno ha richiesto la creazione di un mondo immersivo quale si propone di essere il Metaverso, non è pertanto un’esigenza impellente che le persone sentono o hanno espresso. Ma l’intuizione di uno sarà il futuro per tutti, come la storia delle grandi invenzioni ci insegna”, aggiunge De Micheli. “Per questo motivo dobbiamo essere imprenditori visionari, soprattutto noi che operiamo in questo settore, e fornire a tutte le aziende che vorranno far parte di questo nuovo mondo gli strumenti per massimizzare il ritorno sugli investimenti”.
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