L'analisi

Le mosse della BCE per contrastare l’inflazione, cos'è cambiato rispetto al 2011

Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam, analizza la situazione attuale e fa un confronto con l’operato della Banca Centrale Europea di 11 anni fa con l’ultimo rialzo dei tassi

di Anna Patti 8 Giugno 2022 15:18
financialounge -  BCE Candriam inflazione Nicolas Forest
financialounge -  BCE Candriam inflazione Nicolas Forest

Era il luglio del 2011 quando Jean-Claude Trichet alzava il tasso di riferimento al 1,50% per combattere l’inflazione che stava avvicinandosi alla soglia pericolosa del 2,50%. Oggi Christine Lagarde si trova di fronte uno scenario simile ed è costretta a fronteggiare l’inflazione dovendo al contempo preservare la stabilità finanziaria. Pur avendo rivisto al rialzo le stime sull’inflazione la BCE è in ritardo. Sta preparando i mercati a un primo rialzo dei tassi a luglio che dovrebbe essere seguito da almeno altri due entro la fine dell’anno. Il tasso di deposito dovrebbe passare da -0,50% a +0,25% uscendo dal territorio negativo.

CURVA PIU’ PIATTA


Cosa accadrà nei prossimi mesi? E quali saranno le conseguenze per gli investitori? Nicolas Forest, Global Head Of Fixed Income di Candriam sostiene che le prospettive di inflazione si manterranno elevate anche nei prossimi mesi e ciò potrebbe spingere la BCE a rivedere a rialzo le aspettative di inflazione di giugno. Potrebbe esserci una reazione più rapida e più forte della BCE sul fronte del rialzo dei tassi nel 2022. Dunque i rendimenti a breve termine dovrebbero restare sotto pressione, mentre il movimento al rialzo sulla parte a 10 anni potrebbe essere più limitato, considerati gli effetti negativi che la politica della BCE avrà sulla crescita. Nei prossimi mesi pertanto si accentuerà l’appiattimento della curva.

IL COMPORTAMENTO DEGLI OPERATORI ECONOMICI


L’aumento dei prezzi modifica il comportamento degli operatori economici e li conduce a distribuire diversamente i loro redditi in base alla loro percezione della situale attuale. I consumatori accelerano gli acquisti e rinegoziano i salari. Le imprese invece tendono ad aumentare i prezzi per proteggersi dall’aumento dei costi. Non tutte le imprese hanno la possibilità di trasferire questo aumento. Probabilmente a causa dell’inflazione e della stretta monetaria aumenterà la dispersione. I prossimi risultati trimestrali evidenzieranno queste differenze e giustificheranno una grande selettività nel mercato del credito.

MEGLIO SCEGLIERE TASSI VARIABILI


La cedola delle obbligazioni a tasso variabile viene azzerata periodicamente sulla base del tasso interbancario a tre mesi, più un differenziale di credito determinato dal mercato. Gli investitori sono pertanto protetti dall’aumento dei tassi. Inoltre l’andamento delle obbligazioni a tasso variabile è correlato negativamente al rendimento delle obbligazioni sovrane. Tutto questo consente una buona diversificazione del portafoglio obbligazionario.

CEDOLE INDICIZZATE ALL’INFLAZIONE


Secondo Nicolas Forest, Global Head Of Fixed Income di Candriam, le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono uno strumento interessante per proteggersi da sorprese legate al rischio dell’inflazione. Queste obbligazioni dice Forest “sembrano un'alternativa valida a quelle nominali, soprattutto sulla parte breve della curva”.

GESTIONE ATTIVA E FLESSIBILITA’


L’inflazione continuerà a stressare i mercati nei prossimi mesi, potrebbe anche aumentare per l’embargo del petrolio russo e per un probabile taglio di forniture di gas in Europa. L’impatto della stretta monetaria sulla crescita economica si sentirà in misura maggiore nel secondo semestre. In questa situazione Candriam consiglia agli investitori una gestione attiva e flessibile del portafoglio obbligazionario.
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