Il dibattito

Robeco: continuare a escludere le armi dai portafogli sostenibili?

In discussione uno dei pilastri più longevi degli investimenti sostenibili: l’opinione di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco

di Anna Patti 19 Aprile 2022 20:00
financialounge -  armi ESG investimenti sostenibili Rachel Whittaker Robeco
financialounge -  armi ESG investimenti sostenibili Rachel Whittaker Robeco

Gli investimenti sostenibili includono una vasta gamma di asset class e di approcci e sono in continua evoluzione. Alla base hanno un sistema di valori legato alla difesa dell’ambiente e all’equità intergenerazionale. Con l’arrivo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, nel 2015, si è stabilito per gli investitori un quadro di riferimento comune anche se imperfetto.

BANDIRE LE ARMI DAGLI INVESTIMENTI


Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco, sottolinea che “quella di vietare o meno le armi non è mai stata una semplice dicotomia, visto che gli investitori hanno sempre dovuto decidere, per esempio, se bandire qualsiasi arma oppure soltanto quelle vendute agli eserciti, se escludere solo i fabbricanti di armi o anche i loro rivenditori o, ancora, se trattare le armi da fuoco sportive alla stessa stregua delle bombe a grappolo”. La discussione sulle armi si è riaccesa recentemente e il divieto non è solo prerogativa degli investimenti sostenibili.

LA SVIZZERA VIETA GLI INVESTIMENTI IN MATERIALE BELLICO


In Svizzera, la legge federale sul materiale bellico vieta a tutte le banche e ai fondi pensione nazionali di investire in attrezzature concepite per il combattimento. Si tratta di una gamma piuttosto ristretta di attività e infatti l’associazione Swiss Sustainable Finance esclude dalle stime di gestione sostenibile gli asset dei fondi che si limitano a vietare le armi sulla base dei requisiti minimi previsti dalla legge.

LE ARMI SONO NECESSARIE PER DIFENDERE PACE E DEMOCRAZIA?


Il nodo della questione è: le armi possono contribuire o addirittura essere necessarie per raggiungere gli obiettivi di pace, giustizia e istituzioni solide? Il dibattito si è riacceso e alcuni investitori invitano a riconsiderare l’esclusione quasi totale delle armi dai portafogli sostenibili. E’ anche vero dice Rachel Whittaker che “il dibattito è stato ulteriormente alimentato dalla proposta di una Tassonomia sociale per la finanza sostenibile dell’UE che definisca in modo esplicito come altamente controverse soltanto le armi davvero in grado di ostacolare gli obiettivi sociali”. Si tratta di una definizione specifica, proprio come quella svizzera, che concede che armi non militari contribuiscano alla difesa dei diritti umani.

LE PROSPETTIVE FUTURE


Al momento i sentimenti nei confronti delle armi sono piuttosto radicati ed è difficile che si rivoluzionino i portafogli nel breve termine. Rachel Wittaker, Head of SI Research di Robeco, aggiunge che “un numero maggiore di armi non è garanzia di una società più sicura e pacifica; anzi, probabilmente è vero il contrario, visto lo stretto legame esistente tra un alto tasso di incidenti da arma da fuoco e la permissività in materia di detenzione. Nessuno ha la certezza che le società quotate in cui investe vendano armi esclusivamente per fare del “bene”, né ha modo di verificare che fine facciano realmente”. E sottolinea uno dei traguardi fondamentali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è “ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e il tasso di mortalità ad esse correlato”.
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