Investimenti sostenibili

Raiffeisen: "Carbon pricing, uno strumento indispensabile per combattere la crisi climatica"

Gli inquinatori sono responsabili delle crisi climatiche che causano enormi danni economici, sociali e ambientali ma ad oggi non sono costretti a porre rimedio a questa situazione: l'analisi di Wolfgang Pinner di Raiffeisen Capital Management

di Francesco Rapetti 18 Aprile 2022 09:00
financialounge -  Carbon pricing emissioni carbonio Morning News Raiffeisen Capital Management
financialounge -  Carbon pricing emissioni carbonio Morning News Raiffeisen Capital Management

Wolfgang Pinner, Head of Corporate Responsibility di Raiffeisen Capital Management, fa una analisi sul tema del carbon pricing, affermando che esso sia un costo che deve essere sostenuto per il rilascio di emissioni di anidride carbonica con lo scopo di assegnare gli oneri di tale rilascio, altrimenti sostenuti dalla società, in capo all’inquinatore. Questo rende i rischi del riscaldamento globale almeno parzialmente calcolabili. Una cosa che non può essere dimenticata è che oltre al tema dei gas serra, ci sono anche molti altri costi legati alla produzione di energia che sono attualmente esternalizzati, come la distruzione ambientale e l'inquinamento causati dall'energia atomica.

MODELLI DI CARBON PRICING


Secondo l'analisi di Raiffeisen Capital Management, le opzioni per strutturare il carbon pricing sono essenzialmente due: la prima, che corrisponde all’attuale sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (EU ETS), è costituita dallo scambio di certificati in poche parole le aziende che generano emissioni devono possedere dei certificati, che possono essere scambiati. Nel trading delle emissioni, la quantità di emissioni di carbonio è limitata e il prezzo è variabile. La seconda opzione è la definizione diretta di un prezzo. Questo obiettivo è raggiungibile con l’introduzione di una carbon tax. Con l'introduzione del carbon pricing, le emissioni di carbonio possono effettivamente essere ridotte. Prezzi più alti per beni che sono dannosi per l'ambiente portano a una minore domanda o a un uso più limitato. Il carbon pricing si basa sul principio secondo cui: chi inquina paga.

COME VIENE STABILITO IL PREZZO DEL CARBONIO


Il prezzo del carbonio viene determinato anche sulla base delle stime dei costi sociali. L'Agenzia federale tedesca per l'ambiente stima attualmente che una tonnellata di anidride carbonica emessa in Germania provochi circa 180 euro di danni agli esseri umani e all'ambiente. I prezzi più alti si basano su nuove scoperte empiriche riguardanti le perdite di produttività economica alle alte temperature e su modelli più robusti per valutare quanto alti dovrebbero essere i prezzi del carbonio per mantenere l'aumento della temperatura globale sotto il livello di 1,5 gradi.

IL RISCHIO DI RILOCALIZZAZIONE DELLE EMISSIONI


Secondo il rapporto annuale State and Trends of Carbon Pricing, a cura della Banca Mondiale, nel 2020 esistevano 61 sistemi di carbon pricing in vigore o sul punto di essere introdotti, 31 sistemi di scambio di emissioni e 30 modelli di carbon tax. Oggi diversi Stati membri dell'UE riscuotono tasse sul carbonio. Secondo la Banca Mondiale, vanno da 12 euro per tonnellata di CO2 equivalente in Lettonia a 118 euro in Svezia. Molti paesi hanno tasse dirette o altre forme di imposte sull'emissione di gas a effetto serra, nonché tasse sull'uso del carburante, che sono spesso misurate in base alle emissioni prodotte consumando un litro o una tonnellata di carburante. Nel complesso, però, questi carbon pricing coprono solo il 20% circa delle emissioni globali. Inoltre i prezzi sono generalmente troppo bassi per poter avere un impatto adeguato. Allo stesso tempo, i combustibili fossili ricevono sovvenzioni in molti paesi e regioni.

EVITARE LA RICOLLOCAZIONE DELLE EMISSIONI


Secondo Pinner, tra gli argomenti contro un carbon pricing stabilito a livello nazionale c’è il timore che le emissioni vengano spostate verso paesi più poveri. La delocalizzazione delle industrie ad alta intensità energetica in paesi con obiettivi climatici meno ambiziosi avrebbe come risultato il “carbon leakage”, ossia la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio piuttosto che una loro effettiva riduzione. Le contromisure in questo contesto includono la distribuzione gratuita di quote di emissioni per le aziende con un alto rischio di rilocalizzazione del carbonio, già praticata dall'Unione Europea, così come l'espansione del sistema di scambio delle emissioni volta a includere componenti basate sul consumo e imposte sul carbonio per un gruppo ristretto di industrie ad alta intensità energetica.
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