Gli effetti del conflitto

Pictet Asset Management: crescita e utili in calo in Europa

La politica monetaria potrà fare poco per arginare gli effetti della guerra Russia-Ucraina sull'economia europea, ma il ricorso agli Eurobond può essere una delle soluzioni

di Virgilio Chelli 15 Marzo 2022 19:00
financialounge -  Andrea Delitala BCE FED inflazione Marco Piersimoni Pictet Asset Management
financialounge -  Andrea Delitala BCE FED inflazione Marco Piersimoni Pictet Asset Management

La guerra in Ucraina avrà un deleterio effetto di stagflazione, con minore crescita e maggiore inflazione, e danni in particolare all’economia europea. Incertezza e caro energia potrebbero rallentare il PIL dell’area euro dell’1% circa nello scenario di compromesso e far salire l’inflazione di due punti percentuali. Non significherebbe recessione, almeno quest’anno, dato, a meno di tensione crescente. L’inflazione potrebbe preoccupare la Bce, anche se la reazione non dovrebbe essere eccessivamente intransigente. C’è anche la possibilità di una sorta di “whatever it takes” fiscale dell’Eurozona, per sostenere la spesa militare e raggiungere l’indipendenza energetica anche attraverso emissione di Eurobond.

USA COLPITI SOLO INDIRETTAMENTE


Lo sostiene un’analisi sulle implicazioni per economia e mercati del conflitto in Ucraina di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager, di Pictet Asset Management, secondo cui se si arrivasse agli Eurobond, la Bce sarebbe verosimilmente chiamata ad acquistarli. Ben diverso il caso degli USA, colpiti solo indirettamente dalla crisi e forti di una ‘neutralità’ nella produzione e utilizzo di energia. Anche per questo, la Fed intende inaugurare la normalizzazione monetaria con 25 punti base attesi di aumento dei tassi dei Fed Fund.

CHIESTI MAGGIORI PREMI DI RISCHIO


L’incertezza delle ultime settimane ha anche portato gli investitori a chiedere premi di rischio maggiori, assorbiti in parte da una nuova discesa dei tassi reali, il che ha anche limitato le perdite sui mercati azionari. Nell’area euro la correzione dei prezzi è stata maggiore e la discesa dei tassi di interessi reali più accentuata. Da inizio anno, secondo i due esperti di Pictet AM, il quadro delle valutazioni è migliorato, con una discesa dei multipli azionari prossima a 15 punti percentuali per i principali indici, mentre le azioni americane scambiano su multipli inferiori alle venti volte, contro le 12 volte delle azioni europee.

IMPATTO SU CRESCITA E UTILI IN EUROZONA


Per l’area euro, gli economisti di Pictet AM stimano che la combinazione tra effetto diretto ed indiretto dello shock da materie prime possa fare rallentare di circa un punto percentuale l’attività economica, senza tenere conto dell’eventuale deterioramento della fiducia di imprese e consumatori. Secondo Delitalia e Piersimoni, non è impossibile immaginare un rallentamento più marcato con un’attività economica in riduzione di due punti percentuali e una crescita degli utili di fatto nulla.

DANNO GIA’ NEI PREZZI


Se questo dovesse verificarsi, farebbe scattare revisioni negative degli utili, soprattutto in Europa, l’area in cui il peggioramento economico è più probabile e i margini aziendali sono più a rischio visto l’andamento dei prezzi alla produzione. Uno scenario molto negativo ma secondo i due esperti di Pictet AM non così inverosimile, tant’è che il mercato, con le perdite delle ultime settimane, ha in buona parte incorporato una probabilità generosa che si possa verificare. In questo senso, una parte considerevole del danno a economia e profitti è già nei prezzi.

PROTEZIONE NEL DOLLARO USA


Da qui in avanti, concludono Delitala e Piersimoni, le performance azionarie dipenderanno in larga misura dall’evoluzione dello scenario geopolitico. In uno scenario di compromesso, ci sono buoni spazi di recupero. Tra i pochi strumenti indiretti a disposizione dell’investitore europeo, i due esperti di Pictet AM indicano ancora il dollaro USA, il più indicato a fronte della prevedibile volatilità di notizie e mercati. Solo negli scenari peggiori tornerebbero interessanti i Treasuries o una riduzione dell’esposizione all’azionario USA.
Trending