Politica monetaria

Generali Investments: “Come muoversi dopo la stretta della Bce”

L’incertezza della politica monetaria è aumentata e uno sguardo attento ai dati macro economici in arrivo sembra essere, secondo Martin Wolburg (Generali Investments), più promettente per anticipare le prossime decision

di Leo Campagna 14 Febbraio 2022 20:00

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Nell’ultima riunione della BCE è stato reso noto che il Consiglio Direttivo ridurrà il ritmo degli acquisti netti di attività nell’ambito del PEPP (pandemic emergency purchase programme) rispetto al trimestre precedente e interromperà gli acquisti netti di attività del PEPP alla fine di marzo 2022. I proventi saranno reinvestiti almeno fino alla fine del 2024 e verrà adottata la massima flessibilità per gestire la futura riduzione del portafoglio del PEPP in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria nel segno della stabilità dei prezzi.

ASSET PURCHASE PROGRAMME (APP)


“Decisioni e dichiarazioni che hanno confermato come le decisioni dipendano dalla situazione contingente. E’ vero che nella riunione di dicembre il Consiglio Direttivo non aveva fatto mistero dei rischi al rialzo per l'inflazione ma è altrettanto vero che a marzo ha assunto un impegno sugli acquisti dell'Asset Purchase Programme (APP) almeno fino all'ottobre 2022 mentre la Presidente Lagarde ha continuato a definire "molto improbabile" un rialzo dei tassi nel 2022”, commenta Martin Wolburg, Senior Economist di Generali Investments.

GLI ACQUISTI NETTI NELL’AMBITO DELL’APP


In particolare, gli acquisti netti nell'ambito dell'APP dovrebbero attestarsi intorno ai 40 miliardi di euro al mese nel secondo trimestre del 2022 per poi ridursi a 30 miliardi nel trimestre successivo e a 20 miliardi da ottobre 2022, fino a quando sarà necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei tassi di riferimento: dovrebbero quindi terminare poco prima che la BCE inizierà a innalzare i tassi di riferimento.

PERSISTENZA DEL TREND AL RIALZO DEI PREZZI AL CONSUMO


Secondo il manager, tuttavia, non si può affatto escludere che una ulteriore conferma della persistenza del trend al rialzo dei prezzi al consumo costringa la BCE a fare un passo indietro rispetto alle impegnative dichiarazioni assunte nel meeting di febbraio. “In quest’ottica, il Consiglio Direttivo diventerà probabilmente cauto nelle comunicazioni dal momento che queste hanno perso parte del loro potere e la credibilità dovrà essere riguadagnata”, spiega Wolburg.

IL PESO DEI NUOVI DATI PER I POLICY MAKER


È ormai evidente come le incertezze sul futuro dell'inflazione aumentino il peso dei nuovi dati per i policy maker. “Prevediamo che l'inflazione si assesti intorno ai picchi attuali, almeno nel primo trimestre, per poi scendere lentamente in seguito”, riferisce il Senior Economist di Generali Investments, che poi aggiunge: “È probabile che nella riunione di marzo siano riviste al rialzo le proiezioni di inflazione e si renda necessaria una ricalibratura dell'APP”.

FINE DEL QUANTITATIVE EASING


Nella riunione di giugno della BCE, secondo Wolburg dovrebbe invece essere annunciata una fine del Quantitative Easing nel terzo trimestre e la conclusione degli acquisti netti di asset ad agosto. “Alla riunione di settembre ci dovrebbero essere anche maggiori evidenze circa un rafforzamento più significativo della crescita dei salari, che indurrebbe anche i membri più accomodanti nel Consiglio Direttivo ad accettare almeno un primo rialzo dei tassi di 25 punti base” commenta il Senior Economist di Generali Investments. Secondo il quale un ulteriore aumento dei tassi di 25 punti base potrebbe prendere corpo alla riunione di dicembre della BCE quando saranno aggiornate per la prima volta le proiezioni relative al 2025.

FAR FRONTE A DUE RIALZI DEI TASSI


Wolburg ritiene che l'economia della zona euro sia nelle condizioni di far fronte a due rialzi dei tassi. “Tuttavia non si può escludere che le condizioni di finanziamento dell'area euro possano irrigidirsi significativamente nel caso di un aumento molto aggressivo dei tassi da parte della Federal Resrve statunitense” conclude il Senior Economist di Generali Investments.

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