Nuove forme

Ecco il robot scultore che lavora come Michelangelo, e gli artisti tremano

Una società italiana di Carrara, la Robotor, ha messo a punto un robot si occupa di scolpire blocchi di marmo

di Mauro Speranza 7 Ottobre 2021 09:59
financialounge -  arte Robotor Smart Life
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Non potrà mai chiedere “perché non parli?” alla statua appena scolpita, ma soltanto perché non può parlare. Almeno per ora. Come un moderno Michelangelo, potrebbe osservare la sua opera e auto compiacersi per quanto realizzato, ma anche in questo caso, non ha sentimenti e nemmeno un ego da riempire. Questo perché non si tratta di un essere umano, ma di un robot chiamato Bot-One. Realizzato dalla società italiana Robotor, il novello scultore lavora già per artisti di tutto il mondo come Maurizio Cattelan, Jeff Koons, Zaha Hadid, Vanessa Beecroft e Barry X Ball. Sostituirà gli artisti?

LE CARATTERISTICHE DI BOT-ONE


A guardarlo nessuno potrebbe mai immaginare che potesse parlare o ammirare la propria opera, vista la sua forma non umanoide. Bot-One scolpisce attraverso un braccio in lega di zinco poggiato su un blocco che protegge le sue parti più delicate dall’ambiente esterno in cui opera. Le sue ‘scalpellate’ robot sono gestite da un software guidato dai progetti dell’artista ma autoprogrammato, permettendo l’accesso anche a chi non è esperto, mentre i produttori promettono un azzeramento dei tempi. La società prevede tre diverse misure (M, L e XL), con la possibilità di arrivare a realizzare sculture alte fino a 4,5 metri di altezza.

TUTTO NASCE A CARRARA


Un’idea del genere non poteva che nascere a Carrara, la stessa città che produceva il pregiato marmo utilizzato dallo stesso Michelangelo per scolpire le sue statue. La Robotor aveva sulle spalle già un’esperienza pluriennale nell’uso di sistemi robotizzati per la lavorazione del marmo e dichiara di “aver sviluppato una soluzione avanzata che nasce dalla ricerca e dall’interazione tra arte, territorio, tradizione e tecnologia”. Con i nuovi sviluppi, il materiale estratto “ora può essere trasformato, anche in condizioni estreme, in opere complesse in un modo che un tempo era considerato inimmaginabile”. La loro creazione potrebbe portare la scultura in una “nuova era che non consiste più in pietre rotte, scalpelli e polveri, ma in scansioni, nuove di punti e design” che “rendono la vita più semplice possibile per gli esseri umani”.

SOSTITUIRE GLI ARTISTI? È GIÀ POLEMICA


Con le novità, si sa, arrivano le polemiche e da sempre l’arte e la tecnologia sono in conflitto tra loro. Dal New York Times affermavano di “non aver bisogno di un altro Michelangelo” e raccontavano le impressioni scandalizzate degli artisti, timorosi di essere sostituiti. “Vogliamo aiutare l’artista, non sostituirlo”, spiega Giacomo Massari, tra i fondatori di Robotor, sottolineando che “la scultura in marmo è un’arte che sta scomparendo a causa dei lunghi tempi di lavorazione e delle fatiche necessarie”. Se “gli artisti sono sempre stati aiutati dagli apprendisti e dalle macchine nel loro lavoro, chi pensa l’opera è un artista mentre gli artigiani lo aiutano e in alcuni casi queste due figure sono unite nella stessa persona”. L’obiettivo, dunque, “è quello di lasciare all’artista l’immaginazione dell’opera e il tocco finale, ovvero quel gesto di abilità umana che rende la statua un oggetto d’arte”.
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