L'analisi

Raiffeisen: "Evergrande scatenerà una detonazione controllata"

La crisi di liquidità del colosso immobiliare cinese rischia di creare una bufera sull'economia del Dragone, ma la Cina corre ai ripari per limitare i danni

di Annalisa Lospinuso 21 Settembre 2021 - 10:21
financialounge - news
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La scatola di cristallo che sembrava avvolgere la Cina negli ultimi decenni sta scricchiolando. Prima il rallentamento della crescita, come dimostrato dagli ultimi dati delle vendite al dettaglio che hanno sorpreso in negativo il mercato, poi il caso Evergrande che rischia di rivelarsi la più grande bancarotta aziendale nella storia cinese. Quella che ormai viene definita come la “Lehman Brothers” orientale, facendo chiara allusione al fallimento della banca d’affari americana che, nel 2008, scatenò un effetto a catena su tutto il mercato finanziario mondiale, potrebbe oggi avere lo stesso significativo impatto negativo sull’economia globale.

I DANNI COLLATERALI SULLA CINA


Pechino ora è impegnata a minimizzare le onde d’urto e i danni collaterali per i fornitori, i clienti, il sistema bancario e le imprese di costruzione, mentre si intravedono poche ragioni per salvare il gigante immobiliare, come fanno notare gli analisti di Raiffeisen Capital Management. “Pagare la cauzione” rappresentata da Evergrande manderebbe il segnale sbagliato al mercato, ma nello stesso tempo la crescita del credito e l'attività edilizia potrebbero subire forti ripercussioni con conseguenze negative per l'economia e i prezzi delle materie prime.  Lo scenario è quello di una “detonazione controllata”, ma potranno sempre esserci complicazioni impreviste ed effetti a catena. Tuttavia, le condizioni sono abbastanza buone affinché il sistema finanziario e il mercato immobiliare ne escano senza grossi danni, secondo Raiffesen. È probabile che il credito e lo stimolo fiscale guadagneranno slancio verso l’alto nel quarto trimestre e che l’economia cinese si riprenderà nella prima metà del 2022.

RAIFFEISEN FUORI DA EVERGRANDE


Quello di Evergrande è un declino annunciato da mesi. Per questo motivo Raiffeisen Capital Management non ha alcun investimento nelle società del gruppo Evergrande, in quanto non conforme ai criteri usati nel processo d’investimento sostenibile che coniuga l’analisi della sostenibilità – attraverso il sistema di rating proprietario “Raiffeisen ESG Score” – all’analisi finanziaria dei titoli.

INVESTIMENTI E SETTORI


Il colosso cinese del settore immobiliare Evergrande (in passato chiamato Hengda Group), è sato fondato nel 1996 nella città meridionale di Guangzhou dal miliardario Hui Ka Yan. Oggi è conosciuto in tutto il mondo per la profonda crisi di liquidità e una passività che ammonta a 300 miliardi di dollari. Il gruppo è stato simbolo della crescita e del rafforzamento della Cina sul mercato globale, vista la rapida espansione sostenuta anche da ingenti prestiti.  Oltre a possedere oltre 1.300 immobili in più di 280 città, Evergrande investe in veicoli elettrici (tramite Evergrande New Energy Auto), nel settore internet e media (con HengTen Networks), in quello alimentare (con Evergrande Spring) e ha un parco a tema (Evergrande Fairyland) e una squadra di calcio (Guangzhou F.C.).

I DEBITI


Nel 2020 il gruppo ha registrato il secondo calo annuale degli utili di fila, ottenendo un utile di base rettificato di 30,1 miliardi di yuan (4,7 miliardi di dollari). Le entrate hanno mancato le stime degli analisti e, nonostante le rassicurazioni del fondatore e le iniezioni miliardarie di liquidità ottenute in passato da gruppi di investitori, il prezzo delle azioni è crollato, perdendo in 14 mesi circa il 90 per cento del proprio valore. Le sue obbligazioni punterebbero verso un potenziale default.

AZIONI DI RIPARO


Evitare il peggio ora sembra difficile, sottolinea Raiffeisen Capital Management. Evergrande ha delineato un piano per tagliare 100 miliardi di dollari di debito più o meno entro la metà del 2023, compresa una serie di vendite di beni e offerte di azioni. A partire dal mese di Agosto 2021, ha raccolto circa otto miliardi di dollari, vendendo azioni della sua controllata HengTen, una società immobiliare di Hangzhou, e di una banca regionale. Il gruppo starebbe anche esplorando una quotazione per la vendita del proprio business nel campo idrico e del turismo. Sono, però, azioni che necessitano di tempo in quanto nessuna vendita potrebbe essere completata prima del prossimo anno.

I RATING


Il debito della società è stato ripetutamente declassato: Fitch ha affermato, lo scorso 8 settembre, che un default sembrerebbe probabile, China Chengxin International ha comunicato al gruppo il declassamento del debito ad A da AA, spiegando che sia i rating delle obbligazioni sia quelli dell’emittente stesso sono stati inseriti in una lista di controllo in vista di ulteriori bocciature. Il governo cinese ha informato le banche che la prossima settimana Evergrande non sarà in grado di onorare gli interessi sui debiti spingendo S&P a tagliare il giudizio di due gradini, da CCC a CC, contestando una “grave diminuzione” relativamente a liquidità e accesso ai finanziamenti.

EFFETTO DOMINO


Il rischio è globale perché fra gli investitori della società ci sono anche una serie di colossi occidentali. Entro la fine del 2021 il gruppo dovrà pagare 669 milioni di dollari per le proprie cedole obbligazionarie. A marzo 2022, due miliardi di dollari delle obbligazioni in circolazione di Evergrande sono in scadenza, seguiti da 1,45 miliardi di dollari il mese successivo. Mentre il gruppo cinese ha rimborsato tutte le proprie obbligazioni pubbliche quest’anno, il rifinanziamento nel 2022 pare più difficile. In totale, il gigante immobiliare cinese dovrà rimborsare circa 7,4 miliardi di dollari di obbligazioni in scadenza il prossimo anno. Pechino avrebbe incaricato le autorità del Guangdong di elaborare un piano per gestire i problemi debitori dell'azienda, compreso il coordinamento con i potenziali acquirenti dei suoi beni. I regolatori a settembre hanno firmato una proposta per permettere a Evergrande di rinegoziare le scadenze di pagamento con le banche e altri creditori, aprendo la strada ad una nuova “tregua” temporanea dei pagamenti.
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