La sbandata di Amazon non vuol dire la frenata dell’e-commerce

Occasioni di ingresso
di Stefano Caratelli 2 Agosto 2021 - 8:36

Dopo l’abbuffata dello stay home, i trend che sostengono i Big Tech, a cominciare dall’e-commerce, restano intatti, e semmai c’è un problema di ingenti investimenti da fare per star dietro alla domanda crescente

Un anno fa di questi tempi i mercati contavano le settimane che mancavano al 3 novembre, la stay home economy dominava la scena, la guerra dei dazi tra Trump e la Cina diventava da commerciale a tecnologica, i Treasury americani sulla scadenza a 10-anni rendevano lo 0,5% e il capo della Fed Jay Powell stava studiando la decisione di lasciar correre l’inflazione anche ben oltre il target del 2% che avrebbe annunciato a fine mese al simposio di Jackson Hole in Wyoming. L’indice S&P 500 viaggiava sotto i 3.300 punti appesantito dai titoli ciclici rimasti indietro, il cui recupero lo ha portato poi oltre mille punti sopra alla quota attuale a ridosso di 4.400, mentre il Nasdaq, nonostante la spinta della pandemia lo avesse quasi fatto raddoppiare in 5 mesi, navigava ancora sotto 11.000, contro i 14.673 punti con cui si affaccia ora su agosto 2021. Proprio di questi giorni, ma 12 mesi fa, Amazon riportava in trimestrale un balzo del 41% dei ricavi, con cui si compara il ‘modesto’ +27% riportato la settimana scorsa che è costato al titolo di Seattle un tonfo del 7% che si è tirato dietro tutto l’e-commerce americano, da eBay a Etsy a Wayfair.

IL VALORE DEI SERVIZI DIGITALI

Si può notare che Amazon conserva un rialzo di quasi il 3% da inizio anno e resta ben sopra i minimi sotto i 3.000 dollari toccati lo scorso autunno e a marzo sull’onda della ‘rotazione’ dai tecnologici ai ciclici, e che tutti i dati indicano che a livello globale l’e-commerce è un trend secolare ancora ai primi passi. Inoltre, come gli altri big tech USA, da Google a Microsoft, da Apple a Facebook, i soldi in termini di profit Amazon li fa non tanto con le consegne ‘fisiche’ ma soprattutto con i servizi digitali che vende alle imprese anche micro che si servono della sua piattaforma a cominciare dal cloud. Secondo alcune analisi, Amazon non ha un problema di crescita che rallenta, ammesso che passare da +41% a +27% sia una frenata, ma di star dietro a una crescita che rimane impetuosa, sia in America che soprattutto nel resto del mondo.

MILIARDI DI INVESTIMENTI IN NUOVE STRUTTURE

Per stargli dietro il colosso fondato da Jeff Bezos dovrà spendere miliardi di dollari in nuove strutture di stoccaggio e distribuzione per rincorrere una domanda che resta comunque sulla solidissima traiettoria pre-lockdown. Amazon rischia di trovarsi ‘a secco’ sia di spazi che di forza lavoro, nonostante abbia raddoppiato le strutture di magazzino e trasporto negli ultimi 18 mesi. Alla presentazione dei risultati giovedì scorso, il Chief Financial Officer Brian Olsavsky ha avvertito che è in arrivo un ciclo pluriennale di investimenti, che per gli investitori vuol dire spendere miliardi oggi facendo soffrire il profit a breve per catturare guadagni nel lungo termine. Il che ha portato gli analisti di JP Morgan ad avvertire che investire in Amazon diventa ‘più sfidante’ almeno nel breve termine.

STORNI VIOLENTI OCCASIONI DI INGRESSO

Le stime parlano della necessità di aggiungere a livello globale oltre 500 strutture logistiche, con costi che si andranno ad aggiungere a quelli già sostenuti, balzati negli ultimi 12 mesi del 74% a 54,5 miliardi di dollari. Se il primo retailer del mondo, che già vale 1.700 miliardi di dollari, vuol crescere ancora, deve spendere prima di incassare. Ma è precisamente la ragione per cui i Big Tech sono titoli ‘growth’ e non ‘value’, il valore non è nascosto in prezzi di Borsa scontati, ma è racchiuso nella crescita futura. Ed è anche la ragione per cui storni anche violenti, a cui potremmo assistere nelle settimane agostane anche per altri big, possono essere ottime occasioni d’ingresso.

NON FARSI INGANNARE DALLA NARRAZIONE DEL VECCHIO CHE TORNA

E infine non bisogna lasciarsi ingannare dalla narrazione secondo cui il ritorno alla normalità e alla gente che va a fare shopping in centro o negli outlet fuori città sia una cattiva notizia per l’e-commerce, che indubbiamente con la stay home economy è andato a nozze. La crescita economica è un circolo virtuoso, non vizioso, se il negozio sotto casa torna a vendere è una buona notizia anche per la piattaforma che lo aiuta ad arrivare oltre i confini del suo caseggiato, magari dall’altra parte del mondo. Durante la pandemia l’e-commerce ha aiutato il commercio tradizionale a stare a galla e sopravvivere, e l’uscita dai lockdown aumenta la voglia di spendere dei consumatori, sia on che off line.

BOTTOM LINE

Per l’investitore che si prepara ad affrontare un agosto pieno di incertezze che potrebbero far esplodere falsi allarmi sui titoli di giornali e notiziari tv, la lezione offerta dallo storno di Amazon e dintorni resta la stessa: restare fedeli alla strategia e non abbandonare i temi di crescita di lungo termine, casomai approfittando di possibili sbandate per consolidare e rafforzare il posizionamento, senza mai perdere di vista i fondamentali, economici e societari.

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