BlueBay: i rendimenti dei T-Bond in calo non segnalano l’arrivo di una stagnazione economica

BlueBay
di Virgilio Chelli 9 Luglio 2021 - 14:30

Mark Dowding, CIO di BlueBay, non crede alla narrativa di una ‘giapponesizzazione’ fatta di tassi zero e inflazione piatta, ma vede segnali positivi sia per l’outlook dell’economia americana che per gli investimenti

Mercati e investitori si chiedono se devono preoccuparsi di un ritorno della stagnazione secolare dopo che i rendimenti dei Treasury USA hanno continuato a scendere ritracciando più di metà del rialzo messo a segno nel primo trimestre facendo appiattire la curva dei tassi in modo aggressivo. Le spiegazioni offerte dai sostenitori di uno scenario giapponese spaziano dai timori per la variante Delta al rallentamento in Cina, che potrebbero riaprire lo scenario dello scorso decennio che ha visto inflazione e tassi di interesse muoversi al ribasso. In questa visione, il picco della ripartenza si è già registrato nel secondo semestre, e la tendenza è destinata a invertirsi avvicinandosi al 2022, a prescindere da quanto l’inflazione si spingerà in alto nel breve termine.

UNA NARRATIVA CHE NON REGGERÀ ALLA PROVA DEI FATTI

Di conseguenza, se economia e pressioni sui prezzi freneranno di concerto, non ci sarà bisogno che la Fed aumenti i tassi, ma vi sarà una dinamica di “giapponesizzazione” con il livello naturale dei tassi ancorato intorno allo zero. Mark Dowding, CIO di BlueBay, non è convinto da questa narrativa e dubita che possa reggere alla prova dei fatti. Ora il mercato guarda al report sull’inflazione USA di giugno in uscita martedì 13 luglio un’ora prima dell’apertura di Wall Street e potrebbe anche innescare un ripensamento sul mercato. Le ultime letture, nonostante fossero solide, hanno spinto i rendimenti verso il basso, invece che verso l’alto, ma Dowding si dice sicuro che questa correlazione non possa durare a lungo.

LA FED NON RESTERÀ A GUARDARE

Secondo l’esperto di BlueBay, infatti, è improbabile che la Fed resti del tutto indifferente alla crescente pressione sui prezzi, soprattutto di fronte a prove più evidenti dell’impatto sulle aspettative di inflazione di consumatori e aziende. Dowding sottolinea che il momentum dell’economia USA rimane positivo e che le politiche fiscali e monetarie accomodanti continuano a stimolare l’attività. Inoltre, i tassi di interesse reali sono ancora più negativi di un anno fa, e mentre le economie si riprendono dalla pandemia, la maggior parte dei banchieri centrali sono più preoccupati che di un surriscaldamento piuttosto che di un raffreddamento improvviso dell’economia statunitense.

RENDIMENTI DEI TREASURY SOPRA IL 2% PER FINE ANNO

Come molti osservatori sono rimasti sorpresi dal rialzo dell’inflazione negli ultimi mesi, allo stesso modo Dowding si aspetta che continuino a sorprendersi se i dati supereranno ancora le aspettative, che potrebbe avvenire già settimana prossima. L’esperto di BlueBay spiega il calo dei rendimenti dei Treasury con il venir meno del tema reflazionistico, ma aggiunge che nuovi dati più solidi potrebbero provocare un’oscillazione opposta, per cui continua a credere che si spianerà la strada a una riduzione degli acquisti della Fed già in autunno, con l’effetto di spingere i rendimenti a 10 anni sopra il 2% entro fine 2021.

OSCILLAZIONI SIGNIFICATIVE POSSIBILI

Evidentemente una Fed che ‘segue i dati’ invece che ‘prevenire’, sembra che i mercati siano rimasti privi di una leadership chiara. Di conseguenza, secondo Dowding, le oscillazioni del sentiment e dei posizionamenti potrebbero essere molto significative in entrambe le direzioni, ma in ultima analisi l’aspetto fondamentale saranno i dati, e alla fine politiche monetarie e rendimenti obbligazionari si muoveranno nella stessa direzione. In Europa, Dowding dubita che la Bce voglia iniziare il tapering del PEPP prima che la Fed inizi a ridurre gli acquisti, e sembra tenere gli occhi puntati sugli sviluppi oltreoceano.

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