Schroders: Usa, Regno Unito e Cina guidano la ripresa nel post-Covid

Lo scenario
di Virgilio Chelli 7 Luglio 2021 - 18:00

In un webinar il chief economist Keith Wade ha evidenziato tre trend con cui confrontarsi: adozione accelerata di nuove tecnologie, ritorno del populismo, e focus crescente sul cambiamento climatico

Mentre l’economia globale sta emergendo dal ‘grande lockdown’ investitori e mercati guardano a come sarà l’ambiente finanziario post-pandemia e quali trend andranno seguiti nel medio termine. Schroders ha individuato tre fattori ‘distruttivi’ definiti ‘inevitabili’, lasciati in eredità dal Covid 19, vale a dire l’adozione sempre più accelerata delle nuove tecnologie, l’aumento del populismo, e il focus crescente sui temi ambientali, in particolare il cambiamento climatico. Le implicazioni sono state discusse in un webinar in cui Keith Wade, chief economist della storica casa londinese, ha illustrato le sfide con cui dovranno confrontarsi economie, investitori e mercati.

RIPARTENZA GUIDATA DA USA, UK E CINA

Le economie globali stanno ripartendo, ma non tutte lo fanno allo stesso passo. Usa e Regno Unito guidano il gruppo, la Cina resta robusta, l’Eurozona segue un po’ più lentamente per la partenza a rilento del programma di vaccinazioni. A livello globale, i mercati sviluppati sembrano un passo avanti rispetto agli emergenti, con le economie di India e Brasile che fanno fatica a mettersi il virus alle spalle. Inoltre l’ineguaglianza in crescita, altro effetto collaterale della pandemia sia in termini di reddito che di benessere, è un ulteriore motivo di differenziazione.

LA TECNOLOGIA AUMENTA LA PRODUTTIVITÀ

Tra i fattori positivi si iscrive invece la capacità delle economie di adattarsi, aiutate dall’accelerazione tecnologica, destinata a favorire un aumento della produttività, soprattutto nei servizi, il che ha indotto Schroders a migliorare le stime di crescita a medio termine. L’altra faccia della medaglia è che il progresso tecnologico rende più ardui gli sforzi della politica per ridurre le ineguaglianze, perché ha come primo effetto l’espulsione di molti lavoratori dai processi produttivi. Per questo il populismo, che pure non ha tratto alimento dalla pandemia, secondo Schroders è destinato a tornare, anche perché la storia mostra che le tensioni sociali si acuiscono nelle fasi successive a una pandemia.

FATTORI DEMOGRAFICI NON NEGATIVI

In particolare, Wade ha analizzato il legame tra avanzata tecnologica, produttività e fattori demografici. Questi ultimi, contro-intuitivamente, nei paesi sviluppati puntano a un aumento della partecipazione alla forza lavoro, perché proprio grazie all’avanzamento tecnologico sempre più lavoratori che una volta sarebbero stati in età di pensione possono continuare ad essere attivi, andando ad aggiungersi alle nuove leve che entrano sul mercato. E anche questo contribuisce al miglioramento delle prospettive di crescita nei paesi sviluppati stimato da Schroders.

SFORZO GLOBALE CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Decisamente nella colonna dei fattori positivi e delle opportunità di investimento si collocano i temi ambientali, grazie agli sforzi ormai praticamente globali per contrastare il cambiamento climatico, entrati al centro dell’agenda americana con la decisione di Biden di aderire agli Accordi di Parigi ma anche con l’impegno della Cina a porsi obiettivi di neutralità carbonica. Anche la transizione energetica, pur rappresentando una grande opportunità, può tuttavia contribuire a esacerbare le diseguaglianze, soprattutto tre mercati sviluppati e emergenti.

NON TORNA L’AUSTERITY, MA LE TASSE SÌ

Tornando ai temi di attualità più immediata, l’analisi di Schroders tocca quello delle finanze pubbliche, deteriorate significativamente per gli sforzi di contrasto alla pandemia, ma sulle quali non incombe il ritorno all’austerity. La ripresa economica favorirà il riequilibrio, ma dati anche gli impegni di spesa sul fronte climatico e sanitario, la pressione sui bilanci degli stati è destinata a rimanere, rendendo inevitabili secondo Schroders tassazioni più elevate sul settore corporate.

I RISCHI LEGATI AL POPULISMO

Tutto questo implica inoltre che la cosiddetta ‘repressione finanziaria’ perdurerà, con i tassi di interesse destinati a rimanere più bassi e più a lungo nonostante le migliorate prospettive di crescita. Ma resta il rischio di aumento dell’inflazione: Schroders si aspetta che il recente picco sia temporaneo, ma la pressione del ciclo economico sta aumentando e la politica monetaria dovrà cominciare una svolta restrittiva nel 2022. Guardando oltre, non è difficile scorgere possibili scenari pessimistici, come una persistente ineguaglianza che spinga a politiche populiste che potrebbero a loro volta minare l’indipendenza delle banche centrai, con l’effetto finale di mandare fuori controllo l’inflazione.

RUOLO PIÙ IMPORTANTE DEI GOVERNI

Ma, sottolinea Schroders nella sua analisi, ci sono anche forze potenti che puntano a un’altra direzione. Una di queste è la tecnologia, che calmiera prezzi di beni e servizi e costo del lavoro, aumentando la competizione. Inoltre le banche centrali sembrano in fondo convinte che l’inflazione sia destinata a restare contenuta. Per l’investitore che deve cavalcare i trend distruttivi alla ricerca di ‘sacche’ di crescita nell’economia mondiale, sottolinea in conclusione Schroders, non ci sono risposte facili. Ciò che appare chiaro è che politica e governi potranno avere un ruolo più importante nel guidare i trend del futuro.

Financialounge - Telegram