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Shortisti “fai da te” asfaltati anche nel 2021

Scommessa sbagliata
di Controredazione 1 Luglio 2021 - 11:19

Gli azzardi ribassisti si sono scontrati con un primo semestre ancora di poderosa crescita dei mercati azionari: improvvisarsi “guru della finanza” può rivelarsi molto pericoloso quando si investe

I primi sei mesi dell’anno sui mercati sono andati in archivio e i dati parlano chiaro: i predicatori di sventura hanno ancora una volta fallito. Gli shortisti “fai da te” incalliti, quelli convinti che “la bolla tanto sta per scoppiare”, andranno in spiaggia con la coda tra le gambe. Non solo la ripresa dei mercati nel post-Covid è stata più robusta del previsto, ma il Toro, come si dice dalle parti di Wall Street, sembra avere ancora gambe. L’Orso invece è ancora chiuso in gabbia, anche se qualcuno continua a sperare che riesca a liberarsi.

LA CORSA DI WALL STREET

I numeri del primo semestre 2021 sono eloquenti, e dimostrano che Wall Street è stata più forte del coronavirus e delle sue varianti, compresa la variante ribassista, e finora è stata più forte anche dell’inflazione. Da gennaio a giugno 2021 l’indice S&P 500 è cresciuto del 14%. In un anno, quindi partendo da un periodo in cui i vaccini erano solo una speranza, ha guadagnato il 38% ed è ormai pronto a tagliare il nuovo record dei 4.300 punti. Il Nasdaq, l’indice tecnologico che secondo tanti pseudo esperti doveva sgonfiarsi con le prime riaperture, ha fatto +43% in un anno e +12,5% nel primo semestre.

EUROPA E ITALIA

Direte: è Wall Street, si sa che il Toro americano è il più forte del mondo. Ebbene, anche il torello europeo si è fatto rispettare: lo Stoxx 600 ha guadagnato il 14% negli ultimi sei mesi e il 24% in un anno. Zitta zitta, anche Piazza Affari si è tolta le sue soddisfazioni (+27% in un anno e +14% nel primo semestre) e secondo diversi osservatori ha ancora strada davanti a sé.

L’IMPORTANZA DEL CONFRONTO

Cosa ci dicono questi numeri? Semplice: gli incalliti shortisti “fai da te” sono stati sonoramente battuti dal mercato. Le previsioni caserecce di disastri, basate su nozioni spesso rudimentali di analisi tecnica e ripetute in modo quasi ossessivo sui forum, si sono rivelate sballate. Ai ribassisti compulsivi è sfuggito un piccolo dettaglio: l’analisi tecnica serve più a inquadrare i fenomeni, a leggere i trend, piuttosto che a prevedere l’andamento futuro dei mercati. E soprattutto, negli investimenti, contano professionalità ed esperienza. Se non si ha né una né l’altra, perché appunto si è improvvisati, bisogna forse avere l’intelligenza e l’umiltà di confrontarsi con chi il mercato lo conosce davvero (per esempio asset manager, consulenti, esperti…). Ma il confronto non sembra essere stata una prerogativa degli shortisti autodidatti, che hanno preferito tenere i paraocchi e continuare imperterriti nella scommessa azzardata.

DON’T FIGHT THE FED

Un altro errore di questa particolare categoria di investitori improvvisati, che si sentono guru senza esserlo, è stato quello di ignorare il detto “Don’t fight the Fed”: un adagio che gli esperti tengono bene a mente. Chi conosce i mercati sa che quando scendono in campo le banche centrali con risorse stratosferiche, in particolare la Fed, è meglio non mettersi di traverso. “Trend is your friend” è un altro detto ignorato dai ribassisti “fai da te”, inebriati dall’attesa di un nuovo crollo al punto da dimenticare, magari, di inserire qualche salutare stop-loss nella loro strategia. Insomma, l’esperienza insegna che forse conviene non improvvisarsi guru inseguendo il sogno di anticipare il cambio di trend del mercato, ma è meglio confrontarsi con chi ne ha viste tante.

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