L'inchiesta

Aberdeen Standard Investments: "In Italia si fatica a integrare la sostenibilità nelle scelte d'investimento"

Un sondaggio dell'azienda rileva come valori ed etica siano alla base di gran parte delle decisioni ESG assunte dalle società italiane. Solo il 13% di quelle intervistate considera tali criteri come opportunità d'investimento

di Redazione 28 Giugno 2021 21:00
financialounge -  Aberdeen Standard Investments ambiente ESG etica gestione del rischio governance Valori
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Secondo un’indagine commissionata di recente da Aberdeen Standard Investments (ASI) tre le compagnie assicurative europee, l’88% delle società italiane operanti nel settore ritiene che valori ed etica siano le ragioni alla base di gran parte delle scelte in campo ambientale, sociale e di governance (ESG). Solo il 13% delle aziende interpellate, invece, considera l’ESG come un’opportunità d’investimento.

GESTIONE DEL RISCHIO E INVESTIMENTI SOSTENIBILI


Tutti gli intervistati concordano sul fatto che le considerazioni ESG possono ridurre i rischi finanziari, ma solo il 75% di essi ritiene che la gestione del rischio sia una motivazione importante per sviluppare pratiche d’investimento sostenibili. Le pressioni degli azionisti rappresentano una motivazione chiave per il 25% di chi ha partecipato al sondaggio – principalmente grandi compagnie assicurative – a testimonianza del minore interesse per le questioni ESG nutrito da mercati, ONG e clienti italiani.

LE SOCIETÀ ITALIANE E IL FOCUS SULL'AMBIENTE


È nel settore ambientale che si concentra la maggior parte dell’operato delle società italiane in campo ESG, con il 63% degli intervistati che dichiara di aver implementato le misure per combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, solo il 60% di essi ha stabilito obiettivi specifici di riduzione della CO2.

L'ITALIA È INDIETRO RISPETTO AL RESTO D'EUROPA


D’altra parte, l’indagine rileva come il 50% delle aziende sia in ritardo rispetto ai propri gestori patrimoniali, non prevedendo di assumere un ruolo “attivo” in campo ESG. A ciò si aggiunga che le autorità competenti italiane non hanno preso posizione riguardo all’investimento sostenibile, lasciando così indietro le aziende locali rispetto alle controparti europee nell’adottare buone pratiche ESG.

L'ITALIA FATICA A INTEGRARE LA SOSTENIBILITÀ NEGLI INVESTIMENTI


A fronte di un quadro così variegato, Laura Tardino, Head of Institutional Business Development Italia di ASI, ha dichiarato: “In Italia, gli operatori più all’avanguardia nel campo degli investimenti sostenibili sono gruppi internazionali, che traggono ispirazione dai progressi compiuti in Paesi vicini per sviluppare pratiche da mettere in atto nel proprio mercato interno. Oppure, sono imprese che fanno della sostenibilità un nucleo fondante del loro operato e che, dopo aver strutturato le capacità aziendali nel campo della responsabilità sociale d'impresa (CSR), si stanno concentrando sugli investimenti. Ma nel 75% dei casi, queste risorse sono separate dal ramo investimenti e si concentrano sulla CSR. Le società non riescono dunque a integrare appieno la sostenibilità nelle considerazioni sugli investimenti”.

CAMBIARE LE NORME EUROPEE SERVIREBBE (?)


A fronte di un simile scenario, Tardino ritiene che un mutato quadro normativo a livello europeo potrebbe incidere positivamente, “spingendo le imprese più piccole ad aggiornare le proprie politiche per recepire gli standard già adottati dagli operatori più all’avanguardia in Europa. Si tratta – conclude l’esperta – di un cambiamento che molto probabilmente avrà bisogno dell'assistenza dei gestori patrimoniali. Le considerazioni ESG sono parte integrante del nostro processo decisionale già da molti anni e, in qualità di gestori patrimoniali per compagnie assicurative, possiamo contribuire ad orientare questa nuova fase di sviluppo che caratterizzerà il comparto assicurativo italiano”.
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