Le ambizioni sanitarie di Apple vanno capite meglio

Strategie
di Virgilio Chelli 23 Giugno 2021 - 14:54

Quali sono le intenzioni di Apple nel settore sanitario? Non certo produrre nuovi farmaci o sperimentare cure miracolose

La notizia è stata commentata con un certo scetticismo da parte del WSJ, che pure l’aveva data per primo in esclusiva globale, poi ripresa dai principali media. L’annuncio del Chief Executive di Apple Tim Cook, che il più grande contributo che il colosso da 2.100 miliardi di dollari lascerà in eredità all’umanità sarà nella sanità, ha fatto inarcare qualche sopracciglio agli esperti interpellati dall’autorevole Journal, che hanno messo in evidenza lo scarso impatto delle iniziative sinora intraprese dalla casa di Cupertino nel settore, concentrandosi nel campo che le è più consono, fatto di app e dispositivi come l’Apple Watch, ma niente di veramente rivoluzionario nonostante le schiere di clinici, medici, ingegneri e designer ingaggiati, oltre agli investimenti in cliniche e altre strutture ospedaliere.

APPROCCIO DIVERSO

Ma forse l’approccio del WSJ non è l’angolo giusto. Da Apple non ci si può e non ci si deve aspettare la capacità di produrre nuove cure miracolose, a quello pensano già le grandi e piccole case farmaceutiche e biotecnologiche, che proprio nella risposta alla pandemia hanno mostrato di essere ormai capaci di veri e propri miracoli, come lo sviluppo in pochi mesi di vaccini che in un passato recente avrebbe richiesto decenni. Forse la chiave è immaginare una Apple che diventa ‘enabler’ tecnologico per rendere fruibili a livello globale le scoperte scientifiche in arrivo.

I FAANG DEL FUTURO

Di recente Richmond Wolf, esperto di Capital Group, proprio su Financialounge.com ha formulato la previsione che i titoli sanitari diventino i FAANG del futuro, prendendo negli anni ‘20 appena iniziati il testimone di leader del mercato interpretato dai Big Tech negli anni ‘10. Tra l’altro, forse più di altri, il settore sanitario potrebbe beneficiare della competizione tra USA e Cina, dato che entrambe le due superpotenze, insieme all’Europa, vantano sia i campioni globali che le aziende più dinamiche proiettate nella ricerca e nell’innovazione.

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